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Millionaire (The) - Slumdog Millionaire

Regia:Danny Boyle
Vietato:No
Video:
DVD:Lucky Red
Genere:Commedia
Tipologia:Conflitti sociali, Disagio giovanile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Simon Beaufoy
Fotografia:AnthonyDod Mantle
Musiche:A.R. Rahman
Montaggio:Chris Dickens
Scenografia:Mark Digby
Costumi:Suttirat Anne Larlarb
Effetti:
Interpreti:Dev Patel (Jamal Malik), Freida Pinto (Latina), Mia Inderbitzin (Adele), Anil Kapoor (Prem Kumar), Irfan Khan (Ispettore)
Produzione:Celador Films-Film4
Distribuzione:Lucky Red
Origine:Gran Bretagna-Usa
Anno:2008
Durata:

Gran Bretagna-Usa

Trama:

È il momento della verità negli studi dello show televisivo in India ‘‘Chi vuol esser milionario?”. Davanti ad un pubblico sbalordito, e sotto le abbaglianti luci dello studio, il giovane Jamal Malik, che viene dagli slum di Mumbai (Bombay), affronta l’ultima domanda, quella che potrebbe fargli vincere la somma di 20 milioni di rupie. Il conduttore dello show, Prem Kumar, non ha molta simpatia per questo concorrente venuto dal nulla. Avendo faticosamente risalito la scala sociale, provenendo lui stesso dalla strada, Prem non ama l’idea di dover dividere la ribalta del Milionario con qualcuno come lui, e rifiuta di credere che un ragazzo dei quartieri poveri possa sapere tutte le risposte. Arrestato perché sospettato di imbrogliare, Jamal viene interrogato dalla polizia. Mentre ripassa le domande una per una, inizia ad emergere la storia straordinaria della sua vita vissuta per le strade, e della ragazza che ama e che ha perduto.

Critica 1:È Mumbai, la metropoli indiana colpita dagli attentati terroristici dei giorni scorsi, il teatro di The Millionaire: il piccolo film che, dopo i successi ai festival di Telluride e Toronto, si sta segnalando come uno dei "casi" cinematografici della stagione. Un perfetto esempio di cinema "global": ambientazione nell' antica Bombay, giochi televisivi a premi, soggetto da classico melodramma ma incartato in un linguaggio dinamico e molto contemporaneo. Il centro narrativo è "Chi vuol essere milionario": proprio il format che conosciamo in versione italiana, identico svolgimento, uguale grafica e perfino stessa musica d' atmosfera. Centrando una risposta dopo l' altra, il diciottenne Jamal si sta avvicinando alla cifra massima di 20 milioni di rupie; tanto più favolosa per lui, che viene dalla baraccopoli di Mumbai e ha condotto una vita piena di sofferenze e umiliazioni. Ora Jamal ha dalla sua legioni di fan; ma ha contro Prem, il conduttore della trasmissione, che lo denuncia alla polizia per sospetta truffa. Mentre gli agenti lo interrogano, ricorrendo anche alla tortura, il ragazzo rivive in flashback gli episodi del proprio passato: in ognuno dei quali c' è il motivo per cui Jamal conosce le risposte alle domande del quiz. In flashback lo vediamo privato della madre negli scontri tra musulmani e indù; ridotto schiavo da un malvivente che manda i bambini a mendicare come Oliver Twist; in fuga col fratello Salim e una ragazzina, Latika, di cui resterà per sempre innamorato. L' anima melodrammatica della storia riguarda il fratello divenuto sicario di un bieco gangster, che si è preso come amante la ragazza. Per Jamal rispondere ai quiz non è questione di danaro, ma la condizione per ritrovare il suo amore. Lo sceneggiatore Simon Beaufoy (Full Monty) è abile a cucire in un tutto coerente gli episodi del best-seller da cui il film è ricavato; quanto a Danny Boyle, l' eclettico e dotato (Trainspotting, 28 giorni dopo) regista britannico ha buon fiuto e deve aver subodorato immediatamente che la patetica e romantica storia di Jamal era destinata al successo. Ben ritmato e appassionante, The Millionaire è anche un film astuto, smaliziato per come usa ingredienti di sicura presa, ma niente affatto banale. A noi occidentali restituisce un' immagine del "miracolo" indiano più articolata e convincente delle versioni correnti nei media: una dimensione dove improvvise fortune coabitano con la più tetra povertà e l' euforia del mercato senza regole va producendo danni irreversibili. Quanto all' accogliente metafora di "Chi vuol esser milionario", conosciamo da tempo il fenomeno dell' identificazione di tante persone nei quiz che dispensano denaro, rito di speranza e riscatto per chi dalla vita ha ricevuto molto poco. Non l' abbiamo mai percepita con tanta evidenza, però, come qui, dove i telespettatori adoranti sono i veri dannati della Terra, prigionieri di un' esistenza di miseria e disperazione.
Autore critica:Roberto Nepoti
Fonte criticaLa Repubblica
Data critica:

5/12/2008

Critica 2:Una domanda e venti milioni di rupie separano Jamal Malik da Latika, amore infantile e mai dimenticato. Dopo averla incontrata, persa, ritrovata e perduta di nuovo Jamal, un diciottenne cresciuto negli slum di Mumbai, partecipa all'edizione indiana di “Chi vuol essere Milionario” per rivelarsi alla fanciulla e riscattarla (con la vincita) dalla “protezione” di un pericoloso criminale. L'acquisita popolarità mediatica, la scalata trionfale al milione e alle caste sociali infastidiscono il vanesio conduttore che cerca di boicottarne la vittoria, ingannandolo e facendolo arrestare. Sospettato di avere imbrogliato e torturato inutilmente, Jamal rivelerà al commissario di polizia soltanto la verità: conosceva le risposte perché ciascuna di quelle domande ha interrogato la sua straordinaria vita, devota a Latika e votata all'amore.
I personaggi del cinema di Danny Boyle contemplano tutti una magnifica ossessione, correndo a perdifiato per realizzarla. Il consumo di eroina, di sterline, di sole o di amore crea ai suoi boys una forte dipendenza e il bisogno impellente di averne ancora. Dopo i tossici friends di Trainspotting e dopo le odissee solari, dopo le spiagge incontaminate e dopo le sterline piovute dal cielo, il regista scozzese entra nello studio televisivo di Mumbai per osservare la vita di Jamal Malik, fino a svelarla nelle domande, fino a comprenderla nelle risposte. Jamal è il protagonista di una favola mediatica in cui si avverano i desideri dell'uomo indiano comune (e non solo).
Padroneggiando l'estetica e il “fondamentalismo” melodrammatico del cinema bollywoodiano, Doyle mette in scena un eroe virtuoso che (da tradizione) sconfigge il male e salva i deboli senza dimenticare di mostrare le fratture presenti nella società indiana, prodotte da un sistema nel quale sopravvivono forti disuguaglianze. Jamal è un ragazzo comune che decide di agire alla propria condizione di impotenza spalleggiato dal fratello maggiore Salim, un “angry young man” alla Amitabh Bachchan dotato di carisma e potere. Duro, vendicativo e leale come l'idolo del cinema indiano degli anni Settanta, Salim è un delinquente di buon cuore che ha scelto la strada del crimine per reagire ai soprusi della metropoli.
Nella Mumbai della loro infanzia i “due moschettieri” sviluppano personalità opposte che determineranno destini profondamente diversi. Latika, tra loro, a unirli e a separarli, è da convenzione elemento femminile e decorativo la cui debolezza esalta la virilità maschile. Danny Boyle interpreta e utilizza con competenza la musica, un'altra componente essenziale del cinema popolare e della cultura indiana. Sostenuto dal ritmo e dalle note di Allah Rakha Rahman, uno dei più grandi compositori indiani di soundtracks, il regista usa le canzoni in funzione narrativa, lasciando che la musica si fonda con le immagini, sottolineando e guidando le emozioni. Autore versatile, che attraversa incolume generi ed estetiche, Danny Boyle gira un film che riposa nell'alternanza del suo fortissimo e del suo pianissimo, in quella brusca scansione tra dolly sconfinati e scontri di classe, assoli sentimentali e crudeltà brutali. Tra il volo di una stella in elicottero e il tuffo di un bambino nella latrina più sporca (e lirica) di tutta l'India.
Autore critica:Marzia Gandolfi
Fonte critica:mymovies
Data critica:



Critica 3:“Abbiamo inserito nel film il maggior numero possibile di abitanti degli slum” racconta Boyle. “Si tratta effettivamente di mini-metropoli movimentate e piene di attività. Quello che è successo, dal momento che l’India è una democrazia, è che gli slum sono diventati dei centri politicamente molto influenti, perché ci sono moltissime persone. Ci sono moltissimi voti in un’area ristretta. Così che sono diventati, per ironia, incredibilmente potenti, e molte persone non vogliono che vengano svuotati. Al momento è previsto un grosso piano di sgombero per Dharavi ma le persone che ci vivono non vogliono che venga sgomberato. Sono molto preoccupate per quello che verrà dato loro in cambio”.
“Data la scarsità di suolo a Mumbai, saranno probabilmente trasferiti in quella che si chiama New Mumbai, New Bombay, che è a molti chilometri di distanza, e dove loro non vogliono vivere. Quello che a loro interessa non sono le abitazioni sofisticate, ma la comunità. Vivono tutti insieme e si aiutano reciprocamente. Hanno famiglie molto allargate con zii e cugini… Perciò è una vera sfida per i politici trovare un modo per migliorare il loro standard di vita, continuando a soddisfare la loro richiesta di mantenere integre le comunità”.
Autore critica:
Fonte critica:(D Boyle, dal pressbook del film)
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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