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Segreto del bosco vecchio (Il) -

Regia:Ermanno Olmi
Vietato:No
Video:Penta
DVD:
Genere:Allegorico
Tipologia:Letteratura italiana - 900
Eta' consigliata:Scuole elementari; Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal racconto omonimo di Dino Buzzati
Sceneggiatura:Ermanno Olmi
Fotografia:Dante Spinotti
Musiche:Franco Piersanti
Montaggio:Paolo Cottignola, Fabio Olmi
Scenografia:Paolo Biagetti
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Giulio Brogi (Bernardi), Valentino Da Rin D'Iseppo (Sallustio), Paolo Villaggio (Procolo), Luciano , Zandonella (Giaco), Riccardo Zannantonio (Benvenuto)
Produzione:Mario e Vittorio Cecchi Gori per Penta Film - Roberto Cicutto e Vincenzo De Leo per Aura Film
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Italia
Anno:1993
Durata:

124’

Trama:

(Finta) Poesia fantastica del raccontino di Dino Buzzati e del suo colonnello in pensione Sebastiano Procolo che per avidità vuole tagliare gli alberi del "bosco vecchio" e uccidere il nipotino Benvenuto che una volta diventato adulto dovrà ereditare tutto.

Critica 1:Amministratore, per conto del nipote (R. Zannantonio), delle terre che comprendono il "bosco vecchio", il colonnello in pensione Sebastiano Procolo (P. Villaggio) è disposto a tutto per diventare il padrone della zona, persino a eliminare il ragazzo, ma si pente, ci ripensa e si converte. Da un racconto animista (1935) del giovane Dino Buzzati, fiabesco ma già stregato, E. Olmi ha cavato una favola (troppo lunga) dove non soltanto parlano gli animali, persino gli insetti, ma prendono la parola anche le ombre e i venti. Favola che è anche una parabola cristiana ed ecologica sul rispetto per gli altri e per la natura, sul potere e l'avidità. Impregnato di un estetismo in bilico tra Bambi e il "National Geographic", un po' inamidato in un accademismo stilistico incline all'oratoria, ha più di un passaggio e di un paesaggio di incantata suggestione lirica, come il notturno concerto del Vento Matteo che ha la voce di Omero Antonutti e il mesto, eppur epico finale. Apprezzabili la fotografia di Dante Spinotti e P. Villaggio che dà al colonnello e alla sua maligna tristezza i modi ieratici di un attore kabuki. Girato nella zona dolomitica tra Auronzo e il Passo Tre Croci.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Ermanno Olmi ha, fra molti talenti, un talento speciale, già notato nel suo bellissimo film sul Po, Lungo il fiume: sa filmare la Natura (qui le foreste, le montagne e il paesaggio delle Dolomiti) dando allo spettatore l'emozione di una scoperta; come fosse la prima volta, ogni immagine precedente sembra cancellarsi; ogni estetismo, sentimentalismo o melensaggine è spazzato via dalla sua visione forte, alta. Qui, come in tutto il cinema di Olmi, la bellezza naturale non è affatto insignificante: Il segreto del bosco vecchio, non poetico, ma ideologico, non contemplativo, ma ricco d'energia, magnificamente fotografato da Dante Spinotti, al di là del racconto fiabesco è quasi un pamphlet che pretende una nuova forma di rapporto con la Natura, armoniosa, partecipe e non utilitaristica. Il ritmo è quello dell'esplorazione, calmo, curioso, paziente, e chiede allo spettatore d'abbandonarsi alle immagini, d'immergersi nel film durante due ore e un quarto. Come tutti gli altri esseri umani, Paolo Villaggio, un cattivo rotondo triste come la smania di possesso, è rappresentato alla maniera stilizzata, ingenua e buffa delle illustrazioni dei libri per l'infanzia dell'inizio del secolo: l'unica persona realistica e autentica è il bambino, certo non per caso.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte critica:La Stampa
Data critica:



Critica 3:Buzzati e Olmi. Predestinato, l'incontro fra i due grandi amici della montagna si realizza nel film Il segreto del bosco vecchio che il regista ha tratto da un racconto dello scrittore non ancora trentenne. Dove i due si danno la mano per cantare le meraviglie della natura e le sue leggende intorno alla storia fantastica d'un avido colonnello che, tutore d'un ragazzo al quale è destinata la proprietà d'una casa nella foresta, si propone di arricchire facendo distruggere quel bosco secolare e persino facendo morire il bambino. Se non riesce a compiere il delitto è perchè gli alberi, il vento, gli animali mobilitano i loro incantesimi contro di lui, che vinto dal rimorso muore assiderato in una bufera di neve. Girata nelle Dolomiti, la favola va oltre l'ecologia: invita a riflettere sulla ricchezza simbolica del Creato e a guardare il mondo con la limpida innocenza dell'infanzia. Perciò battezza Matteo il vento che era stato incatenato in una caverna, dà voce ad una gazza messa di guardia alla casa, fa parlare le piante, e felicemente contrappone a quell'universo animistico la torva ingordigia del colonnello. Con risultati controversi. La maestria di Ermanno Olmi e la sua religiosità panica trovano infatti una vibrante conferma nei valori figurativi del film, nell'aura misteriosa che si respira nei paesaggi mirabilmente fotografati da Dante Spinotti durante il variare delle stagioni, nell'apparizione dei genii che abitano gli alberi, insomma nei modi propri del realismo magico. (…)
Autore critica:Giovanni Grazzini
Fonte critica:L'Indipendente
Data critica:

12/10/93

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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