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Cicala (La)


Regia:Lattuada Alberto

Cast e credits:
Soggetto: dal romanzo omonimo di Natali Panetto e Marina Di Leo (inedito); sceneggiatura: Franco Ferrini, Alberto Lattuada fotografia (Technicolor): Danilo Desideri scenografia: Vincenzo Del Prato; costumi Gaia Romanini; montaggio: Sergio Montanari; musica: Fred Bongusto; interpreti Virna Lisi (Wilma Malinverni), Anthony Franciosa (Annibale Mereghetti detto Ulisse), Clio Goldsmith (Cicala), Renato Salvatori (Carburo), Barbara De Rossi (Saveria), Michael Coby (Antonio Cantafora) (Cipria), Mari Maranzana. (Bertazzoni), Natale Mazzateno (Gandula), Aristide Caporale Bretella), Corrado Almi (il parroco), Riccardi Ganone (Ermete), Imelde Marani (la signora Egle), Vincenzo Del Prato (sergente dei carabinieri), Ettore G. Mattia (il professore di musica), Mario Checchi (capo-cameriere), Mario Novelli (Gino), Sergio E Pinto (Sergio), Serena Grandi (la segretaria di Bertazzoni), Antonello Fassari, Girolamo Marrano (clienti del night-club), Gin Marturano, Loris Bazoki (camionisti) Franco Parisi (un cliente ubriaco) produzione: Ibrahim Moussa t N.I.R. Film (Roma); origine: Italia, 1980; durata: 100.

Trama:La Cicala è un bar albergo con annesso distributore di benzina gestito da Annibale Meneghetti e da sua moglie Wilma. Ma è anche il nome di una zingara che è l'ultima appassionata ammiratrice di Wilma dall'epoca in cui questa faceva la cantante di varietà. Il posto è molto poco sofisticato e frequentato essenzialmente da camionisti, ma le insidie maggiori per Wilma vengono dalla rabbia della figlia diciassettenne Saveria.

Critica (1):La struttura narrativa de La cicala segna uno dei punti di arrivo più complessi raggiunti da Lattuada nell'esplorazione delle possibili relazioni tra linguaggio filmico e linguaggio letterario, che interessa fin dall'inizio (Giacomo l'idealista) la sua attività di regista. qui Lattuada si avvale di un procedimento che instaura una forma particolare di rapporto tra la logica narrativa letteraria e la logica narrativa cinematografica. Da un lato, la trama, intesa come sequenza cronologica dei fatti, è universale e quindi comune alle due logiche narrative, in quanto "story"; dall'altra, l'intreccio, definibile come la finalità espressiva della trama (cioè la ragione per cui il narratore mostra certi fatti) segna invece la diversità tra le due logiche narrative, diversità che arriva la punto di determinare in un codice dei mezzi che un altro codice non ha (il linguaggio letterario non possiede il ' primo piano" così come quello filmico non può usare il "punto e a capo"). Il funzionamento di un intreccio filmico particolarmente vicino alla tradizione letteraria è segnalato in genere dalla presenza di un elemento grafico, non in quanto scrittura (una lettera, un titolo di giornale) ma come nesso di significato che può trovate figurazione solo in esso. L'esempio forse più famoso in questo senso è la scritta "Rosebud" nel Citizen Kane di Orson Welles. Me La Cicala è proprio l'apparizione di un segno grafico a far nascere i sospetto che il film si organizzi anche secondo una logica narrativa di ti letterario: la scritta luminosa "La cicala " posta come insegna all'ingresso del motel, e inquadrata lateralmente dal basso verso l'alto.

Critica (2):(...) Lattuada patte da una trama e un intreccio fatti di assenze, da cui non emerge alcuna presenza, alcun valore apprezzabile. È in fondo proprio questo l atteggia: mento che lo sceneggiatore di fotoromanzi presuppone nel lettore: una mancanza (culturale, intellettuale, di mezzi di interpretazione), che gli consente di imporli l'univocità dell'interpretazione di ciò che propone, e quindi una effettiva assenza di interpretazione (ad esempio il lettore "sprovveduto" associa immancabilmente l'immagine di due persone che si baciano all'idea di "amore", senza essere in grado di contemplare tutti quegli altri motivi, primari e secondari, in base ai quali si bacia una persona).. Ora, ne La Cicala Lattuada e Ferrini riescono a organizzare un contenuto degno di credibilità, che è rappresentato dalla capacità della Cicala di riciclare gli eventi in formule vitali ed emotivamente degne di valutazione: lo stesso personaggio di Wilma, del testo, trova la possibilità valutarsi ed essere valutato come figura carica di messaggi umanitari in grado di coinvolgete emotivamente lo spettatore, grazie alla presenza della Cicala: qualcosa di più profondo di un alter-ego o di una proiezione di ruoli. Per questo, nelle ultime sequenze la credibilità si infrange quando la Cicala abbandona il motel. Unico personaggio che poteva - in quanto estranea, mezzo di trasmissione tra una patte e l'altra della trama, tra un personaggio e l'altro - indurre lo spettatore a credere nella concretezza di un mondo così concepito (le passioni, l'amore, il sesso, l'istinto), attendibile in misura tale da non estinguersi con la scomparsa dei suoi attori, brucia con la mente non il costume di Wilma ma ma l'intera locanda e se ne va.
Congegnato come un meccanismo perfetto, equilibrato nei complicati rapporti istituiti tra sceneggiatura, riprese e montaggio, fotografato spesso senza l'ausilio di luci artificiali aprendo al massimo il diaframma per ricavarne effetti "fotti", sostenuto da una recitazione spigliata e veloce, impreziosito dalle immagini erotiche delle due giovani protagoniste, La cicala rappresenta nella lunga carriera di Lattuada una delle costruzioni più articolate e difficili (insieme a Il mulino del Po,,La tempesta, L'imprevisto, Frailein Doktor, Venga a prendere il caffè... da noi). Nonostante una breve vicenda censoria - sequestrato nell'agosto 1980 dal procuratore generale Bartolomei per oscenità e rimesso in circolazione in settembre - il film ottiene un notevole successo ed è distribuito subito anche all'estero. Più che le recensioni (come al solito positive) dei francesi, va segnalato il commento di uno dei più anziani critici cinematografici e teatrali americani, Thomas Quinn CuBrtiss, che in un articolo sull"'International Herald Tribune" (7 gennaio 1981) intitolato La Cicala è un racconto rabelaisiano di un anziano cantore, consiglia i registi di vedere il film e conclude: «Other cineastes, please, copy».
Claudio Camerini, Alberto Lattuada, Il Castoro Cinema, 1981

Critica (3):

Critica (4):
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