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Io danzerò - Danseuse (La)


Regia:Di Giusto Stéphanie

Cast e credits:
Soggetto: liberamente tratto dal libro "Loïe Fuller, danseuse de la Belle Epoque" di Giovanni Lista; sceneggiatura: Stéphanie Di Giusto, Sarah Thibau; fotografia: Benoît Debie; montaggio: Géraldine Mangenot; scenografia: Carlos Conti; costumi: Anaïs Romand; interpreti: Soko (Loïe Fuller), Gaspard Ulliel (Louis), Mélanie Thierry (Gabrielle), Lily-Rose Melody Depp (Isadora Duncan), François Damiens (Marchand), Louis-Do de Lencquesaing (Armand), Amanda Plummer (Lily), Denis Ménochet (Ruben), Louis Garrel (Louis), William Houston (Rud), Charlie Morgan (Jeff); produzione: Les Productions Du Trésor, in co-produzione con Wild Bunch-Orange Studio-Les Films Du Fleuve-Sirena Film-Voo Et Be Tv-Rtbf; distribuzione: I Wonder Pictures; origine: Francia-Belgio, 2016; durata: 108'.

Trama:Stati Uniti, seconda metà dell'Ottocento. Dopo la morte di suo padre, un cercatore d'oro, la 25enne Mary-Louise Fuller abbandona il West americano per raggiungere la madre a New York e perseguire il sogno di diventare un'attrice. Una sera, per evitare di cadere sul palco a causa del lungo abito attorcigliato intorno al corpo, la ragazza si libera con un gesto che in seguito fa la sua fortuna diventando noto come "danza serpentina". Da quel momento, infatti, per Mary-Louise si spalancano le porte del successo e con il nome di Loïe Fuller inizia la sua nuova frenetica vita: si trasferisce a Parigi e diventa la "fata della luce", star delle Folies Bergères e simbolo di una generazione. Ma l'incontro con Isadora Duncan cambia presto tutte le carte in tavola...

Critica (1):Fasciata nel suo vestito di scena, priva di sensi su una barella improvvisata, una ballerina esangue viene trasportata d'urgenza fuori dal teatro: l'inizio di Io danzerò è un inizio in medias res, che introduce una dimensione presente per poi trasfigurarla di colpo nel passato, nel mezzo di una gara di rodeo nelle campagne nordamericane.
È proprio da qui che viene Mary-Louise Fuller, la pioniera della danza moderna. Cresciuta in una fattoria dell'Illinois nella seconda metà dell'Ottocento, Loïe, come decide di chiamarsi, dovrà fuggire prima dai legami con l'ambiente rurale di provenienza poi dalle costrizioni imposte dalla madre bigotta. Dal lazo del bovaro che la avvinghia a tradimento alle sottane scure della confraternita religiosa in cui si ritrova dopo la morte del padre, la ragazza viene continuamente imbrigliata in qualcosa da cui cerca disperatamente di liberarsi.
Solo grazie alla sua “danza serpentina”, una fiaba di impulsi elettrici e dinamismo, riuscirà a sciogliere i lacci che la trattengono e a librarsi in volo. Imprenditrice di sé stessa, interamente dedita allo studio dello spettacolo che sogna da una vita, Loïe crea una performance di luce e colore, velocità e movimento. La sua corporeità, pur così robusta e solida, si dissolve in un turbinio in continuo mutamento e diventa poesia animata, volatile, misteriosa. Le sue movenze, ipnotiche e cangianti, sono quelle di una farfalla. E come la falena attirata dal lume della candela, o come Icaro abbagliato dal sole, Loïe si fa accecare dalla bellezza della vita e dell'amore: l'incontro con Isadora Duncan, leggenda vivente della fin du siècle, segnerà l'inizio del suo declino. Americana d'origine come lei, e come lei ballerina dall'estro esplosivo, la Duncan diventa croce e delizia della Fuller. Tanto leggera ed eterea l'una quanto massiccia e tangibile l'altra, Isadora è l'alter ego di Loïe, la sua parte più oscura e nascosta, in altre parole, la sua indole autodistruttiva.
Proprio come la Salomé che amava interpretare da ragazza, Loïe cede alle lusinghe del desiderio. Ma se nell'opera teatrale di Oscar Wilde è il capitano della guardia a togliersi la vita per le promesse d’amore che la principessa fa al profeta, nel film di Stéphanie Di Giusto è il conte Louis d'Orsay, l'unico che l'abbia mai davvero amata, a uccidersi per Loïe, non riuscendo a sopportare il suo tradimento più spirituale che fisico con Isadora. Loïe, novella Salomé, acconsente ad esibirsi nella danza dei sette veli per la sua beniamina, ballando sul sangue versato dell'infelice.
Lentamente e a passo di danza la giovane allieva si insinua nella psiche della maestra, ammaliandola con la sua arte sibillina, fino a stregarne anche il corpo. Sfiancata dagli allenamenti e resa quasi cieca dalle ore passate a provare nella semioscurità, Loïe si riduce in fin di vita, incapace persino di salire sul palcoscenico. La pesante tunica che la riveste, simbolo della libertà tanto agognata ma tanto difficile da sopportare, sarà la vera causa della sua rovina: l'ideatrice della danza a volo di farfalla inciamperà nelle sue stesse ali. Si rialzerà, da sola, come ha sempre fatto, e saranno applausi scroscianti.
La cantante Stéphanie Sokolinski, in arte Soko, veste i panni della protagonista e dota il personaggio della Fuller di una presenza scenica morbida e tenace, traducendo la propria musica in performance teatrale. Il suo timbro languido e arrochito si presta perfettamente a dar voce a un'artista come lei, condannata a una continua sofferenza fisica, una passione fatta di lacrime e sangue che rende Loïe una vera e propria figura cristologica. E proprio come Cristo, schiacciata dal peso del suo abito di scena, la ragazza venuta d’oltreoceano che aveva saputo conquistare le Folies Bergère e persino l'Opéra riuscirà, ancora una volta, a rinascere. E a procedere a testa alta fuori dall'oscurità, come un bocciolo che si schiude al sorgere del sole: come recita il verso di Jean Lorrain in chiusura, une fleur de rêve avais surgi des ténèbres.
Linda Magnoni, cineforum.it, 14.6.2017

Critica (2):

Critica (3):

Critica (4):
(Progetto editoriale a cura di) Redazione Internet (Contenuti a cura di) Ufficio Cinema
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