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Ricordi?


Regia:Mieli Valerio

Cast e credits:
Soggetto e sceneggiatura: Valerio Mieli; fotografia: Daria D'Antonio; montaggio: Desideria Rayner; scenografia: Mauro Vanzati; costumi: Loredana Buscemi, Gaia Calderone; suono: Stefano Grosso, Marzia Cordò, Giancarlo Rutigliano, Gianluca Scarlata; aiuto regia: Federico Nuti; interpreti: Luca Marinelli (Lui), Linda Caridi (Lei), Giovanni Anzaldo (Marco), Camilla Diana (la ragazza rossa); produzione: Angelo Barbagallo, coprodotto da Laura Briand per Bibi Film ‐ Les Films D'ici, con Rai Cinema, in collaborazione con Cattleya; distribuzione: Bim; origine: Italia-Francia, 2017; durata: 106’.

Trama:Durante una festa, due ragazzi s'incontrano, si piacciono e iniziano a raccontarsi i loro incantati ricordi d'infanzia. I due crescono e cambiano: lui scopre che è possibile un amore che dura nel tempo, lei impara la nostalgia. Con la distanza le immagini di questa relazione, come quelle dell'infanzia, di un lutto, di un'amicizia tradita, di una grande gioia, si modificano. Si saturano di emozione, o invece sbiadiscono, si cancellano, finché, riesumate da un profumo, da una parola, riemergono più forti, in un presente che scivola via per farsi subito memoria.

Critica (1):Dieci inverni, il primo film di Valerio Mieli, raccontava la storia d'amore tra Camilla e Silvestro, due ragazzi che nell'arco dieci anni, dopo essersi conosciuti appena maggiorenni, si incontravano e rincontravano di continuo, senza raggiungersi mai. Anche Ricordi? è una storia d'amore. Questa volta però non c'è una cronologia ben definita, anzi è come se le coordinate dello spazio e del tempo fossero dilatate e i contorni sfocati, quasi sbiaditi. Come se fossero visti attraverso la lente della memoria. E già dal titolo è chiaro: Mieli scrive una trama sfilacciata, scomposta, sovrapponendo i piani temporali e confondendo il presente con il passato per mettere in immagine l'effetto ingannevole dei ricordi.
Perché, si sa, il ricordo mente. Dice lui. No, non è vero, le cose sono già belle di per sé, ma siamo noi che non ce ne rendiamo conto perché distratti mentre accadono. Dice lei. Due diverse prospettive, nel duplice senso del termine: lui visto dagli occhi, anzi dai ricordi, di lei; e lei vista dagli occhi, anzi dai ricordi di lui. Lui è Luca Marinelli, “bello e tormentato”, sì, ma (finalmente), un po' meno delinquente. Lei è Linda Caridi, sempre allegra e un po' bambina. Si conoscono, si innamorano e si dimenticano di tutto il resto, nutrendosi esclusivamente della loro relazione in modo così naïf e così intenso da contaminarsi a vicenda, fino a non riconoscersi più. Finché a un certo punto accade, come in tutte le storie d'amore, che ci si guarda indietro e ci si chiede come mai non è più come prima.
Ed è forse per questo che i personaggi che interpretano non hanno un nome: perché incarnano, in senso stretto, il rapporto di coppia nel suo evolversi e trasformarsi. Le cose sono meno belle perché finiscono, dice lei. No, le cose sono meno belle perché ci angosciamo che finiscano, dice lui. È questo a consumare la relazione: la consapevolezza struggente del tempo che passa e non tornerà mai più come prima. La nostalgia di qualcosa di bellissimo e inafferrabile, cristallizzato negli attimi del tempo. Qualcosa che nasce e si esaurisce in quell'istante stesso, e che proprio per questo, forse, non è mai esistito.
«Il vero tradimento è cambiare e non far sapere all'altro che si sta cambiando», ha detto una volta la filosofa Michela Marzano. E se c'è una cosa che Ricordi? riesce a mettere a fuoco, anche nell’indefinito mosaico di memorie in frantumi, è proprio questo: che le persone, come le relazioni, cambiano, in un continuo ma impercepibile ridefinirsi e spostarsi dal punto di partenza. Ma che, allo stesso tempo, è proprio nel cambiamento che la relazione può trovare nuova energia vitale. Per farlo, però, bisogna imparare a riassestarsi, lentamente e faticosamente, e muoversi, millimetro per millimetro, verso se stessi. E, soltanto dopo, verso l'altro.
Linda Magnoni, cineforum.it, 15/9/2018

Critica (2):Nove lunghi anni dopo Dieci inverni, Valerio Mieli torna finalmente al cinema, e alla Mostra di Venezia, con il suo nuovo lungometraggio, Ricordi?, selezionato alle 15me Giornate degli Autori. Accolto con grande calore dal pubblico alla sua prima proiezione ufficiale, il film mette in scena una lunga storia d’amore, dall’inizio alla fine, interamente attraverso i ricordi dei due protagonisti, “Lui” (Luca Marinelli, visto di recente nei panni di Fabrizio De André) e “Lei” (Linda Caridi, già protagonista di Antonia). Un flusso di coscienza di 106 minuti, dove immagini e sensazioni scorrono senza un preciso ordine temporale, mischiando continuamente i punti di vista e scavando nelle contraddizioni della memoria. Insomma, un film che, sulla carta, sembrerebbe complicato da seguire, ma che invece si rivela un intenso viaggio emotivo nella testa dei suoi personaggi, e anche un po’ nella nostra, poiché è facile riconoscervi dinamiche già vissute o che viviamo tutti i giorni.
È la nostalgia a rendere tutto bello? Oppure siamo stati davvero felici, ma non ce ne rendevamo conto? Da questa domanda è partito il regista per la sua articolata sceneggiatura, scritta nel corso di vari anni. Sono tanti piccoli attimi di vita quotidiana, quelli che descrive il film. A partire dal primo incontro tra i due protagonisti a una festa, che lui ricorda grigia e un po’ triste, e lei, invece, piena di luci e di musica. Lei incarna la gioia di vivere, non ha ricordi brutti, vive il presente con fiducia ed entusiasmo; lui è tormentato, sopraffatto dai piccoli traumi del passato e dice solo cose negative. Si innamorano, prendono casa insieme (la stessa dove lui ha vissuto con i genitori da bambino, quindi a sua volta piena di ricordi), il rapporto si consolida. Ma poi passano gli anni, le parti si invertono: lei cambia, comincia a conoscere la malinconia, diventa insofferente. Lui, al contrario, scopre la leggerezza, ma è già troppo tardi. La magia è sparita.
Immagini, colori, emozioni, suoni, profumi. Dietro Ricordi?, si intuisce un lavoro di montaggio titanico, il cui merito va a Desideria Rayner (...). Un lavoro di cesello, realizzato quasi fotogramma per fotogramma, per restituire i movimenti della mente, le loro concatenazioni e soprattutto per rendere queste ultime immediatamente comprensibili. Non esiste un presente nella narrazione, è tutto solo ricordo, talvolta di lui, talvolta di lei; e poi ci sono i ricordi di Marco (Giovanni Anzaldo), l’amico d’infanzia un po’ traditore di lui, e quelli della “ragazza rossa” (Camilla Diana), oggetto del desiderio del protagonista quando era ragazzino, e al centro di una scena esemplare di quanto la realtà possa essere diversa dagli ideali che abbiamo in testa: di questa ragazza, lui ha uno dei ricordi più belli della sua vita; lei, invece, a malapena ricorda chi lui sia.
È un esperimento insolito e coraggioso, in particolare per il cinema italiano, quello di Valerio Mieli in questo film, che un po’ rimanda alle atmosfere di Michel Gondry. Un esperimento riuscito, a nostro avviso, che parla un linguaggio universale e molto raffinato, e che non avrà difficoltà anche a varcare i confini nazionali. (…)
Vittoria Scarpa, cineuropa.it

Critica (3):

Critica (4):
(Progetto editoriale a cura di) Redazione Internet (Contenuti a cura di) Ufficio Cinema
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