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Aria serena dell'ovest (L')


Regia:Soldini Silvio

Cast e credits:
Soggetto: Silvio Soldini, Paola Candiani; sceneggiatura: Silvio Soldini, Roberto Tiraboschi; fotografia: Luca Bigazzi; musica: Giovanni Venosta; montaggio: Claudio Cormio; scenografia e costumi: Daniela Verdonelli; suono: Barbara Fluckiger; interpreti: Fabrizio Bentivoglio (Cesare), Antonella Fattori (Irene), Ivano Marescotti (Tobia), Patrizia Piccinini (Veronica), Silli Togni (Clara), Roberto Accornero (Mario), Olga Durano (Rosa), Cesare Bocci (amico di Cesare), Riccardo Magherini (collega di Tobia), Bruno Stori (suicida); produzione: Monogatari/Pic Film/SSRRTSI; distribuzione: MIKADO; durata: 100'.

Trama:Quattro personaggi: un analista, un'infermiera, una donna sull'orlo di una crisi di nervi e un sognatore, hanno la possibilità di cambiare le traiettorie delle loro esisteneze. Li aiuta un'agendina, filo rosso di una non-storia. La scelta è: l'omologazione o l'avventura; il fermarsi o il continuare una bellissima infelicità. Sullo sfondo, Milano, città-simbolo dell'opulenza occidentale, che avvolge e impedisce una, almeno misurata,felicità.

Critica (1):Crimini del cuore e misfatti ideologici. Silvio Soldini ha costruito il film più politico degli ultimi anni. Con un occhio minimalista che cerca di sondare i grandi temi, lo smarrimento moderno, la "fatica" di essere felici. E non è solo L'aria serena dell'Ovest rapportata alla presunta "pesantezza" dell'Est o degli altri mondi. È soprattutto, una lucidissima analisi di una generazione dai cuori sbandati. "Omologati, omologati di merda" gridava Flavio Bucci dal "pulpito" di Maledetti vi amerò di Marco Tullio Giordana (Pardo d'oro a Locarno '80). "Succedono solo cose di merda", rincara dieci anni dopo Patrizia Piccinini in L'aria serena dell'Ovest (Locarno '90, premio del pubblico ma vincitore morale dell'edizione n. 43). La disamina di Soldini è spietata anche se un po' troppo indulgente nei confronti dei suoi coetanei. Il livello di lettura va inteso, altresì, come metafora del cinema italiano. Non è cambiato molto dal 1980, anzi tutto, cioè niente. Appunto, non è successo nulla che non fosse previsto, annunciato, temuto. E i "cocci" oggi sono dispersi ovunque, ci si inciampa continuamente, rappresentano i trofei della sconfitta. Quattro persone, un po' frustrati un po' no; e ognuno con un sogno: irrealizzato e agognato, sublimato e represso. Colti nella quotidianità delle piccole cose, visti da vicino, folgorati nella loro - spesso presente- mediocrità. Per ottenere ciò, lo sguardo diverso di Soldini abbisognava di uno sguardo diverso cinematografico. Uno sguardo, ripetiamo, che ha fatto pensare al Michelangelo Antonioni de La notte, al primissimo Olmi. E infatti, la Milano de L'aria serena dell'Ovest è assai cupa e claustrofobica ma finanche bella e affascinante. Quindi, contraddittoria. Un contrasto che la fa assurgere a simbolo degli stati d'animo, del vivere non pericolosamente e che permette di avere uno sfondo credibile come poche volte accade al nostro cinema. La storia del film, inoltre, è apologo stesso di una situazione difficile, paradossale, contorta. Quanto la vita di molti di noi. Quanto quella del cinema italiano. Un film costato due anni di fatiche, realizzato - davvero - tra mille intralci, in cui nessuno credeva (persino Roberto Ciccuto della Mikado, la casa distributrice dell'opera, all'inizo rifiutò il copione, definendolo "impossibile"). Una pellicola che solo tre mesi fa sembrava destinata ad arricchire la folta schiera degli "invisibili" made in Italy e che solo grazie alla caparbietà del produttore esecutivo (Daniele Maggioni) e di un pugno di uomini sicuri della portata di un film bello e anticonformista, è riuscita ad imporsi ribaltando termini conosciuti. Lo voleva Cannes, lo voleva Venezia. È andato a Locarno. Non ha ottenuto il Pardo d'oro ma ha lasciato il segno. Il pubblico ha risposto. La pellicola è divenuta un piccolo caso di questo inizio di stagione. C'è da chiedersi (come per Nuovo Cinema Paradiso) cosa sarebbe accaduto agli autori (e Soldini e Tornatore non sono che la punta di un iceberg) nell'eventualità contraria. L'aria serena dell'Ovest è il frutto di una specie di factory milanese (la Monogatari) presente nelle varie branche del mondo audiovisuale. Un gruppo che in passato partorì film di fiction (Paesaggio con figure, Giulia in ottobre), documentari (Voci celate su un day ospitai dell'Hinterland brianzolo e La fabbrica sospesa, singolare approccio - commissionato dalla Pirelli, che però non lo ha mai voluto rendere pubblico - riguardante l'area dismessa della Bicocca, un tempo punto di riferimento strategico del mondo operaio, sindacale, industriale) e video e pubblicità.
L'idea di L'aria serena... nasce proprio da qui. Dalla voglia di miscelare una storia di finzione con un "lavoro-verità", interviste fuori-campo (usando l'elemento sonoro come cifra stilistica: identico l'approccio per La fabbrica sospesa) sovrapposte e integrate e "fastidiosamente" soverchianti. Con tali ambizioni, non poteva che essere di rara efficacia la presa diretta. Mentre la recitazione subisce gli altalenanti toni di attori e attrici, tutti in parte e dignitosissimi, provenienti da esperienze diverse o, addirittura, da nessuna (cinematografica, intendiamo). È uno degli effetti stranianti di un'opera intensa, ricca, a tratti straziante (forse, suo malgrado), che ruba con occhi e sguardi nuovi. Per farla finita con gli anni Ottanta.
Aldo Fittante, Segno cinema n. 4, novembre-dicembre 1990

Critica (2):

Critica (3):

Critica (4):
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