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Lago delle oche selvatiche (Il) - Wild Goose Lake (The)


Regia:Yi Nan Diao

Cast e credits:
Soggetto e sceneggiatura: Yi Nan Diao; fotografia: Dong Jingsong; montaggio: Kong Jinlei, Matthieu Laclau; suono: Zhang Yang; intepreti: Kwai Lun-mei, Meihuizi Zeng, Regina Wan, Huang Jue, Ge Hu, Liao Fan, Qi Dao; produzione: Green Ray Films, Memento Film Production; distribuzione: Movies Inspired; origine: Cina, 2018; durata: 117’.

Trama:Il capo di una banda di motociclisti e una prostituta disposta a tutto pur di tornare libera, si incontrano mentre lui fugge dalla guerra che oppone le gang della sua zona. Entrambi giunti al punto di non ritorno, affrontano insieme l'ultima sfida per la sopravvivenza.

Critica (1):Come in un musical, il regista cinese Diao Yinan allestisce le scene del suo nuovo noir metropolitano giocando con gli elementi espressivi del cinema: gli spazi, le luci, le forme, il movimento. Le scene d’azione e di violenza di The Wild Goose Lake sono numeri coreografati e spesso esaltanti, idee che si susseguono in maniera inarrestabile e quasi pedante: numeri con la pioggia, con le ombre, con il buio, con le luci al neon, con gli oggetti (un muletto, un ombrello, un pistola artigianale); sequenze costruite con il montaggio alternato, singole scene che rimano fra loro ribadendo a più riprese una circolarità e un’interscambiabilità di situazioni e personaggi.
La storia è esile, quasi un pretesto: un criminale in fuga, braccato dopo aver ucciso per sbaglio un poliziotto durante un regolamento di conti fra bande di ladri di motociclette, decide di farsi denunciare dalla moglie per farle riscuotere la taglia sulla sua testa; al posto della sua donna, però, all’appuntamento fissato si presenta una sconosciuta, una “bagnante” che lavora come prostituta sulle spiagge del Lago delle oche e che lo aiuta a mettersi in salvo dalla polizia. Tutto comincia dunque a partire da un abbaglio, in una storia di fuga e di accerchiamento in cui ogni figura è sostituita o potenzialmente sostituibile (a cominciare dalle due donne del protagonista, per finire con le squadre di polizia il cui movimento in branco è identico a quello delle bande di ladri) e in cui il vero punto d’interesse sono gli spazi della Cina contemporanea.
Dopo Fuochi d’artificio in pieno giorno, vincitore a Berlino cinque anni fa, Diao Yinan, al suo quinto lungometraggio, svela ancora una volta un talento fuori dal comune nell’uso della profondità di campo e nel cogliere il legame fra i personaggi e l'ambiente (là erano le miniere di carbone e una città in pieno inverno, qui una cittadina lacustre e lunghe notte piovose), con la caccia al fuggitivo che si dispiega nei mercati, nei cortili, nei palazzi e nelle stazioni di una provincia cinese brulicante di lavoro, corruzione e movimento.
Non essendo Jia Zhang-ke, Diao Yinan non insiste sulle contraddizioni sociali del suo paese, ma le mette a lato del suo film, o meglio ne fa il fondale vivo di una rappresentazione collettiva che coinvolge un intero popolo. Ruoli e funzioni non a caso si mescolano e si ribaltano di continuo, lasciando al cinema il compito – un po’ manierato a dire il vero – di far emergere con tutti i mezzi a disposizione la trama criminale. È gratuito sì, ma bellissimo da vedere.
Roberto Manassero, cineforum.it, 19/5/2019

Critica (2):Un uomo, una donna. La pioggia, incessante. Si incontrano sotto i piloni di una stazione, il rumore dei treni è frastuono.
Lui è Zhou Zenong (Hu Ge), pezzo grosso di una banda di rapinatori ora in fuga perché ricercato dopo aver sparato a un poliziotto. Lei, Liu Aiai (Gwei Lun-mei), una giovane prostituta mandata lì dai compari di lui per fargli compagnia e aiutarlo a non dare troppo nell'occhio. O, almeno, questo è ciò che lei gli racconta.
Cinque anni dopo l'Orso d'Oro vinto a Berlino con Fuochi d’artificio in pieno giorno, Diao Yinan stupisce nuovamente (...) con un noir malinconico e dall'intreccio avvincente.
Ancora una volta, cinema di genere e cinema d'autore si fondono, Diao lascia che la trama si disveli poco a poco, affidando prima a uno, poi all'altra, il racconto degli eventi precedente il loro incontro.
Contestualmente, il regista costruisce un doppio binario su cui far muovere le azioni dei malavitosi da una parte e dei poliziotti dall'altra, impegnati in una caccia all'uomo a tappeto.
Non c'è un'inquadratura gratuita, ogni situazione - anche le più disparate (spesso nel bel mezzo di un inseguimento perdiamo di vista i protagonisti perché ci troviamo dentro degli stanzoni dove sta succedendo tutt'altro, rimanendo lì a vivere un altro piccolo film nel film) - esplodono con la potenza di un qui e ora di rara suggestione, le figure si nascondono per un attimo dietro teli di plastica sporchi ma trasparenti, le ombre sui muri sostituiscono la sagoma in carne e ossa dei personaggi.
Momenti dai tempi dilatati e caos assoluto si alternano in maniera mai forzata né banale, sfiorando più volte le derive thriller di una narrazione che non perde mai di vista il centro della questione.
C'è tempo anche per un breve, fugace omaggio a La signora di Shanghai di Orson Welles, in questo andirivieni senza sosta in cui chiunque - anche la moglie del fuggitivo (Wan Qian) - agisce in un modo ma nasconde altro.
Un film liquido e mutaforma, con lampi improvvisi di violenza efferata ma dal pattern indiscutibilmente nostalgico, che non lascia via di scampo.
Ma che affida al colpo di coda nel finale la possibilità di una nuova speranza. Bellissimo.
Valerio Sammarco, cinematografo.it

Critica (3):

Critica (4):
(Progetto editoriale a cura di) Redazione Internet (Contenuti a cura di) Ufficio Cinema
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