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Settimana della sfinge (La)


Regia:Luchetti Daniele

Cast e credits:
Soggetto: Angelo Pasquini, Franco Bernini, Daniele Luchetti; sceneggiatura: Angelo Pasquini, Franco Bernini, Daniele Luchetti; fotografia: Tonino Nardi; musiche: Dario Lucantoni; montaggio: Angelo Nicolini; scenografia: Leonardo Scarpa, Giancarlo Basili; interpreti: Silvio Orlando (Ministro), Silvia Mocci (la Maestria), Paolo Hendel (Eolo), Isaac George (Ferruccio), Gigi Gaspari (Giacomo), Margherita Buy (Gloria), Delia Boccardo (Sara); produzione: Angelo Rizzoli; distribuzione: Cineteca Nazionale; origine: Italia, 1990; durata: 100'.

Trama:In una piccola osteria per camionisti nell'Appennino romagnolo lavora come cameriera la sognatrice ed ingenua Gloria, esperta di enigmistica. La ragazza conosce un giorno Eolo, antennista, e poichè il giovane le fa la corte, gli cede. Lui però la mattina dopo sparisce: Gloria immediatamente si licenzia e decide di recarsi in città per cercare l'uomo. Non lo trova subito: al suo posto nel negozio c'è Ferruccio, il socio, e con lui va in discoteca. Qui riesce a trovare Eolo, che però non è contento di vederla perchè per lui è stata solo un'avventura tra le tante. Gloria tuttavia non cede e rimane con lui ad aiutarlo nel suo lavoro e non lo perde d'occhio un momento. Ma Eolo cerca di sganciarla in tutti i modi: Gloria capisce che Eolo non l'ama e dopo un'ennesima scenata di gelosia se ne va a trovarsi un lavoro. Conosce Ministro, un ladro napoletano e familiarizza con lui: poi per vendetta lo aiuta a svaligiare il negozio di Eolo. Grazie ad un amico di Ministro, diventa animatrice di "Radio Spiaggia" e dal microfono dell'emittente balneare lancia un appello al suo Eolo, che continua a collezionare conquiste femminili senza alcun ritegno. Gloria, per il suo carattere irruento, finisce nei guai con la giustizia e a tirarla fuori ci pensa Eolo, che alla fine capitola e dichiara il suo amore alla ragazza, ma questa, dopo aver raggiunto il suo scopo, lo lascia per inseguire i suoi sogni.

Critica (1):Se si prescinde dal contesto, ci sono a ben vedere molte analogie tra Domani accadrà e La settimana della sfinge, rispettivamente opera prima e seconda di Daniele Luchetti. Innanzitutto, il viaggio come percorso iniziatico, come apprendistato di vita al quale si sottopone un personaggio che somiglia un po' al Candide voltairiano. Poi, il fatto che questo personaggio abbia a che fare con la Storia, intesa non solo come spina dorsale dei mutamenti di un'epoca, ma anche nei suo variopinti corollari di ideologia, costume, autorappresentazione. Infine, i gioco di incastri e rimandi di cui si compiace una vicenda di apparente mente sorvegliata linearità. Dalla Maremma dell'Ottocento rivisitata secondo l'ottica del Blake Edwards di Uomini selvaggi ad una riviera adriatica di oggi - assai poco felliniana nel senso di I vitelloni, molto felliniana in quello di La voce della luna -, da un punto di vista irridentemente maschile ad uno teneramente femminile, Luchetti continua nella pratica di un cinema duttile e lieve, la cui scrittura appoggia sulla disinvoltura del montaggio (cfr. la deliziosa sequenza della prova dei vestiti) come sull'infallibile gusto nella scelta dei piani. Un cinema gradevole, dunque, che sotto la superficie levigata delle apparenze lascia trasparire un sostrato di inoccultabile malessere. Quello su cui si definisce la traiettoria della protagonista è il paesaggio omologato e composito, e però così concreto e usuale, della nostra impazzita quotidianità. Che Luchetti lo affronti con il tono di commedia, di un garbo difficilmente riscontrabile nel cinema italiano, non implica la rinuncia al giudizio morale, anche se esclude il risentimento dell'ultima opera del maestro riminese. Che poi la vicenda di Gloria sia scandita dall'enigmistica come metafora dell'amore, esercizio che trova in se stesso le proprie coordinate e il proprio fine, conferma in Italo Calvino una delle fonti primarie di ispirazione del regista (il quale aveva tempo fa in progetto una riduzione cinematografica di Palomar, dopo avere peraltro citato Il barone rampante in Domani accadrà).
Ma il merito maggiore, di Luchetti e del film, consiste nella definitiva valorizzazione di Margherita Buy, due grandi occhi verdi sotto una spazzola di capelli biondi, un corpo fragile di ragazzina servito da una personalità ingenua ma volitiva, una presenza scenica incisiva e garbata, una disinvolta capacità di entrare nel personaggio per tratti successivi, di trovare con naturalezza una sintonia che esclude l'appropriazione (si veda il carattere ben diverso interpretato nel pressoché coevo La stazione). Già convincente nel piccolo ruolo di Domani accadrà, l'attrice prende qui possesso del primo piano con sorprendente autorevolezza, consegnandoci una delle figure femminili più toccanti degli ultimi anni e candidandosi al ruolo di prima donna del cinema italiano a venire. (...)
Paolo Vecchi, Cineforum n. 302, 3/1991

Critica (2):

Critica (3):

Critica (4):
Daniele Luchetti
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