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Se la strada potesse parlare - If Beale Street Could Talk


Regia:Jenkins Barry

Cast e credits:
Soggetto: dal romanzo omonimo di James Baldwin; sceneggiatura: Barry Jenkins; fotografia: James Laxton; musiche: Nicholas Britell; montaggio: Joi McMillon, Nat Sanders, Ace Sanders; scenografia: Mark Friedberg; arredamento: Kris Moran; costumi: Caroline Eselin; effetti: John Mangia; suono: Onnalee Blank, Timothy R. Boyce Jr.; interpreti: KiKi Layne (Tish Rivers), Stephan James (Alonzo 'Fonny' Hunt9, Regina King (Sharon Rivers), Teyonah Parris (Ernestine Rivers), Colman Domingo (Joseph Rivers), Ethan Barrett (Fonny giovane), Milanni Mines (Tish giovane), Ebony Obsidian (Adrienne Hunt), Dominique Thorne (Sheila Hunt), Michael Beach (Frank Hunt), Aunjanue Ellis (Signora Hunt), Diego Luna (Pedrocito), Dave Franco (Levy), Pedro Pascal (Pietro Alvarez), Emily Rios (Victoria Rogers); produzione: Megan Ellison, Dede Gardner, Barry Jenkins, Jeremy Kleiner per Annapurna Pictures, Plan B Entertainment, Pastel; distribuzione: Lucky Red; origine: Usa, 2018; durata: 119’.

Trama:Anni '70, quartiere di Harlem, Manhattan. Uniti da sempre, la diciannovenne Tish e il fidanzato Alonzo, detto Fonny, sognano un futuro insieme. Quando Fonny viene arrestato per un crimine che non ha commesso, Tish, che ha da poco scoperto di essere incinta, fa di tutto per scagionarlo, con il sostegno incondizionato di parenti e genitori. Senza più un compagno al suo fianco, Tish deve affrontare l'inaspettata prospettiva della maternità.

Critica (1):Tish e Fonny sono una coppia di colore nella Harlem degli anni Settanta: lei è una diciannovenne indipendente e piena di vita, lui ha appena capito di sentirsi un artista e sogna di convogliare la sua manualità operaia in una forza creativa ancora da definire. Si conoscono da quando sono bambini, scoprono l’amore con una naturalezza da predestinati, progettano una vita insieme nonostante la loro giovinezza. Un giorno, improvvisamente, Fonny si ritrova in prigione accusato di uno stupro – poteva (e ancora può) capitare, a un giovane nero, di essere ingiustamente accusato e incarcerato sulla base di prevenzioni razziali e non di prove giudiziarie – mentre Tish scopre, con più entusiasmo che preoccupazione, di essere incinta. La ragazza ha ora un solo scopo: tirare fuori di galera il suo compagno prima che il bimbo nasca, riempire la cella di Fonny di una luce di speranza, di uno sguardo rivolto verso un futuro che ora sembra nerissimo.
Dopo il trionfo agli Oscar di Moonlight, Barry Jenkins alza il tiro, adattando un celebre romanzo di James Baldwin, uno degli autori fondamentali per capire e percepire la black consciousness di allora e di oggi, e passando dalla formazione sentimentale e sessuale di un singolo personaggio all’affresco storico e sentimentale di una comunità e di un’epoca. If Beale Street Could Talk (Beale Street è una delle vie più celebri di Memphis, dove nella prima metà del secolo scorso si suonava il blues e gli afroamericani potevano trovare sollievo da un quotidiano intriso di feroce razzismo) è quindi il racconto di un amore felice contrastato dalle circostanze ma anche dalle motivazioni che quelle circostanze muovevano: la storia di due innamorati, delle loro famiglie e del potere bianco (che rappresenta le istituzioni, in tutte le sue forme), pronto, alla prima occasione, a rigettarli in un angolo e a mostrare il suo vero volto.
Jenkins sostituisce il tono rapsodico di Moonlight, diviso in tre momenti emblematici nella vita di un bambino-ragazzo-uomo, con un andamento più sinfonico, dando spazio ai personaggi che abitano la vita dei protagonisti (madri padri sorelle amici avvocati), affidando alla voce over di Tish un commento ragionato all’evoluzione degli eventi (preso spesso letteralmente dal romanzo di Baldwin), mescolando i piani temporali per affiancare cause ed effetti con risultati altalenanti. La ricostruzione d’epoca (di strade, case, costumi, musica) è metodica e puntuale e punta su una sfumata definizione delle classi sociali: per cancellare ogni traccia di miserabilismo, Jenkins dona un’allure quasi borghese ai suoi personaggi, sempre impeccabili nel vestire e nel parlare, rappresentanti di un proletariato politicamente conscio e quindi attento a preservare un’evidente dignità. Jenkins affronta con rispetto il materiale di Baldwin – citandolo, come abbiamo detto, a più riprese – enfatizzando una certa pulsione mélo dalle scoperte influenze sirkiane anche nei momenti di più diretta denuncia degli abusi di potere, costruendo un racconto ostentatamente popolare fatto di immagini smaglianti e canzoni seducenti, finendo però per narcotizzare il lato più politico del racconto. Perché se già il romanzo originario era «una storia commovente e dolorosa, ma in fondo ottimista» – come scrisse Joyce Carol Oates sulle pagine del New York Times all’uscita del libro –, la trasposizione di Jenkins rischia di appiattirsi proprio su quell’ottimismo, su quella luce di speranza che in Baldwin impediva la rassegnazione e spingeva al coraggio e che tende qui, nella brillantezza delle immagini e della messa in scena, a diventare un espediente romantico, fin troppo normalizzatore e rassicurante.
Federico Pedroni, cineforum.it, 27/10/2018

(…) Con la direzione della fotografia di James Laxton, le scenografie di Mark Friedberg, i costumi di Caroline Eselin e le musiche di Nicholas Britell, Se la strada potesse parlare è l'adattamento di un romanzo di James Baldwin, scritto nel 1974 e pubblicato in Italia da Rizzoli. Curiosamente, si tratta del primo film tratto dal lavoro dell'autore, noto per le sue battaglie in difesa degli Afroamericani. A spiegare le ragioni dell'adattamento è lo stesso regista: "Ho cominciato a scrivere un adattamento di Se la strada potesse parlare nell'estate del 2013 mentre mi trovavo in Europa, coltivando il desiderio di avere un giorno il permesso da parte della Fondazione Baldwin di trasformarlo in un lungometraggio. Ogni decisione che è preso nel mostrare al mondo la storia di Baldwin è profondamente ancorata al lavoro dello stesso autore, di cui ho cercato (e spero di esserci riuscito) di non tradire la visione. I personaggi scritti da Baldwin sono descritti in maniera molto specifica, da Tish a Fonny passando per i loro familiari. Essere la prima persona a portare sul grande schermo uno qualsiasi dei romanzi di Baldwin è stato sia un grande onore sia una forte responsabilità: per tale ragione, ho cercato di rendere ogni personaggio il più vicino possibile a come lo immaginava l'autore.
Le due relazioni al centro della storia - quella tra Tish e Fonny e quella tra Sharon e Joseph - mostrano come spesso l'amore nelle comunità nere renda il mondo un posto meno pesante, funzionando quasi da tampone alla promessa non mantenuta del sogno americano e trasformandosi in qualcosa per cui valga la pena lottare. Questa è un'idea che ho voluto in primo luogo trasmettere agli attori impegnati sul set e a tutti i collaboratori dietro le quinte: ci siamo considerati come una grande famiglia e credo che non avrebbe potuto esserci modo migliore per onorare il lavoro di Baldwin, il mio scrittore preferito. L'amore ti ha portato qui: è la mia frase preferita dello splendido romanzo di Baldwin. Ed è stato lo spirito che ci ha portato tutti insieme a realizzare Se la strada potesse parlare".
Filmtv.it

Critica (2):

Critica (3):

Critica (4):
(Progetto editoriale a cura di) Redazione Internet (Contenuti a cura di) Ufficio Cinema
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