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Arianna - Love in the Afternoon


Regia:Wilder Billy

Cast e credits:
Soggetto: dal romanzo "Ariane" di Claude Anet; sceneggiatura: Billy Wilder, I.A.L. Diamone; fotografia: William C. Mellor; musiche: Franz Waxman; montaggio: Léonide Azar; scenografia: Alexandre Trauner; costumi: Hubert de Givenchy; interpreti: Audrey Hepburn (Arianna), Gary Cooper (Flannagan), Maurice Chevalier (Chavasse), Lise Bourdin, John McGiver; produzione: Billy Wilder per United Artists; distribuzione: Lab80; origine: Usa, 1957; durata: 130'.

Trama:Claude Chavasse, un detective parigino, è sulle tracce di Frank Flannagan, un playboy di mezza età, per spiare la sua tresca con la moglie di un ricco imprenditore che lo vuole morto. Avvertito da Ariane, la figlia del detective, sul pericolo che sta correndo, Frank finisce per innamorsi di lei perdutamente...

Critica (1):La collaborazione con lo sceneggiatore I. A. L. Diamond, data dal 1957, per l'adattamento di Arianna dal romanzo di Claude Anet. Arianna costituisce forse, con Irma la dolce, il film in cui Wilder spinge piú avanti il processo di frustrazione delle "legittime attese" che l'appartenenza a un genere, l'origine stessa dell'operazione (il testo letterario, o teatrale, di partenza) sembravano giustificare. Non a caso, per un Doniol-Valcroze che, cogliendo l'ambiguità fondamentale in cui il testo si costituisce, scrive: "Come sempre in Wilder, ci sono due film l'uno dentro l'altro... Esattamente come dietro la facciata leggera di Sabrina, c'è in Arianna una tenebrosa e assai venefica macchinazione", un S. Parmion, nel n. 73 dei "Cahiers du cinéma" commentava lapidariamente: "Film sur l'amour, et le plus physique, mais oeuvre d'un coeur sec", lamentando che per tutto il film non si vedano mai i protagonisti fare all'amore.
Nella sua fondamentale incomprensione, il rilievo coglie paradossalmente nel segno: si tratta proprio d'un film d'amore (connotazione di genere, sostenuta anche dal vecchio film di Paul Czinner, Ariane, del '31) girato da un cuore secco (contestazione di questa connotazione, attraverso l'assunzione letterale degli stereotipi che la costituiscono: cfr., ancora, Sabrina). "Cuore secco" significa qui, ovviamente, lucidità critica; lamentando che in un film d'amore non si veda mai fare all'amore, Parmion solleva una questione che poteva porsi allo stesso modo per l'adulterio mai consumato di Seven Year Itch: il fatto è che fare all'amore costituisce il rimosso hollywoodiano almeno fino a tutti gli anni '50, e Wilder, l'abbiamo già notato, assume alla lettera il divieto di rappresentazione proprio perché, nell'assenza, risalti di piú in quanto rimosso. Cosí, Arianna (Audrey Hepburn) passa lunghi pomeriggi nella camera d'albergo del miliardario Flanagan (Gary Cooper), sola con lui, e sembra che non succeda nulla, salvo appunto questo nulla che dice tutto. Le passeggiate romantiche nella barca raddoppiata, una per gli amanti, una, a rispettosa distanza, per l'orchestra bendata, mettono in scena icasticamente questo amore miliardario, e dunque per eccellenza metteur en scène, "physique" forse, nella metafisica extrafilmica di cui sembra vittima Parmion, in realtà, cioè materialisticamente nel film, "miliardario", dunque "secco" ("oeuvre d'un coeur sec") e tessuto nella griglia delle convenzioni del genere (Parigi, il motivo di Fascination, gli occhi sognanti della Hepburn, lo charme vagamente luttuoso d'un Gary Cooper vicino alla fine...) che sole possono fondarlo nella sua improbabilità radicale.
Non meraviglia, certo, che a fronte di queste larve della convenzione presa alla lettera, la critica, sconcertata, abbia tentato di valorizzare il solo lato buffo del film, i personaggi del versante decisamente comico, che non possono tradire: il simpatico e "umano" detective, che è anche l'inconsapevole padre di Arianna (Maurice Chevalier), il marito ingannato, alla ricerca sempiterna delle prove dell'infedeltà della moglie, il timido boyfriend perennemente incimurrito che sogna di diventare direttore d'orchestra e si scandalizza quando Arianna comincia a canticchiare una "musica volgare" come Fascination ... e il meccanismo degli equivoci, dei travestimenti, dei reciproci trompe-l'oeil: Arianna che si fa passare per una mantenuta di lusso, Flanagan che prima ci crede, poi le fa credere di crederci, l'involucro del violoncello che, wilderianamente, nasconde in realtà la lussuosa pelliccia, ecc. Tutto questo risulta come immerso nel bagno di melassa del romanticismo apparentemente piú disarmato: solo quella melassa, in ragione stessa della sua esasperata dolcezza, era vetriolo, e quel che ne esce è l'immagine spolpata e scarnificata della convenzione, il suo "doppio" spettrale, la messa in questione del cinema o, almeno, d'un suo modo di produzione, che consuma proprio in quegli anni, con la crisi e le trasformazioni finanziarie, le tappe della propria metamorfosi.
Alessandro Cappabianca, Billy Wilder, Il Castoro Cinema, 6/1976

Critica (2):

Critica (3):

Critica (4):
Billy Wilder
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