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Napoleon - Napoléon

Regia:Abel Gance
Vietato:No
Video:Biblioteca Decentrata Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Guerra
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Abel Gance
Fotografia:Jules Kruger
Musiche:Arthur Honegger
Montaggio:Marguerite Beauge', Abel Gance
Scenografia:Alexandre Benois, Pierre Schilknecht, Alexandre Lochakoff, Georges Jacouty, Vladimir Meinhardt
Costumi:
Effetti:Nicolas Wilcke, Paul Minine, Segundo de Chomon
Interpreti:Albert Dieudonne Napoleone, Vladimir Roudenko Napoleone da giovane, Nicolas Koline Tristan Fleuri, Antonin Artaud Marat, Petit Vidal Phelippeaux, Petit Roblin Picot De Peccaduc, Jean Koubitzky Danton, Yvette Dieudonne Elisa, Robert Vidalin Camille Desmoulins, Harry Krimer Rouget De Lisle, Edmond Van Daele Robespierre, Louis Sance Luigi XVI, Souzanne Bianchetti Maria Antoinette, Eugenie Buffet Letizia Ramorino, Annabella Charpentier Violine, Abel Gance Louis Saint-Just, Marguerite Gance Carlotte Corday, Simone Genevoix Pauline, Pierrettte Lugand Caroline, Gina Manes Josephine, Maurice Schutz Pascal Paoli
Produzione:Films Abel Gance / Societe' Generale de Films / Societe' du Film "Napoleon"
Distribuzione:Gaumont/M.G.
Origine:Francia
Anno:1926
Durata:

110'

Trama:

Gance aveva girato tre scene che andavano proiettate simultaneamente su tre schermi posti a fianco l'uno dell'altro. La scena centrale doveva rappresentare la prosa, quelle laterali la poesia e tutte insieme il cinema. Delle tre scene: il dibattito alla Convenzione, il "Ballo delle vittime" e la marcia verso l'Italia, rimase solo quest'ultima. Il regista aveva progettato di girare la vita di Napoleone in sei parti, ma per una serie di vicessitudini riuscì a girare solo questa. Il tema, tuttavia restò una costante della sua vita, per cui nel 1960 girò "NAPOLEONE AD AUSTERLITZ" e nel 1928 aveva realizzato anche "AUTOUR DE NAPOLEON" che è la registrazione delle riprese di "Napoléon" fatta dalla troupe del film, cioè un"backstage ante litteram".

Critica 1:La vita di Napoleone Bonaparte (1769-1821) dall'inverno del 1781 quando, dodicenne, frequenta il collegio militare di Brienne sino all'inizio della campagna d'Italia quando, ormai generale, nell'aprile 1796 guida nella battaglia di Montezemolo (Cuneo) quella che sarebbe diventata la grande Armée. Nel megalomane progetto di Gance (1889-1981) doveva essere la 1a delle 6 parti di un gigantesco affresco napoleonico sino a Waterloo e Sant'Elena. Frutto di 14 mesi di riprese e di 450000 metri di pellicola impressionata (circa 40 ore), il film ebbe la sua anteprima pubblica il 7-4-1927 all'Opéra di Parigi dove fu proiettata, però, una copia dimezzata rispetto all'edizione originale di 12000 m, circa 7 ore di proiezione a 24 fotogrammi al secondo. (Nel muto, però, i film erano proiettati a velocità variabile: 16 o 18 o 20 fotogrammi al secondo.) "Napoleone disse Gance è un parossismo della sua epoca, la quale è un parossismo della storia. E il cinema è, per me, il parossismo della vita." La più visionaria tra le opere di un cineasta visionario, Napoléon è caratterizzato da molte innovazioni espressive e tecniche. La più celebre è il sistema Polyvision che consiste nell'uso di 3 schermi affiancati, come si sarebbe fatto 25 anni dopo col Cinerama. Gance la impiegò in 3 sequenze, poi ridotte a quella finale della partenza per la campagna d'Italia. Inventò e impiegò anche diversi dispositivi per mettere la cinepresa in movimento (a dorso di cavallo, in ceste oscillanti nell'aria, ecc.), ricorse a sovraimpressioni multiple, allo split-screen, ottenuto artigianalmente, all'uso soggettivo della cinepresa. "... la forza specifica di Napoléon consiste soprattutto nella varietà dei toni e dei registri nei quali Gance ha voluto incastonare questo gigantesco affresco" (Jacques Loucelles). E un proposito che Gance perseguì anche a livello narrativo, mescolando le storie quotidiane di personaggi anonimi e la Storia con la maiuscola. E ovviamente un Napoleone "visto da Abel Gance", cioè storicamente opinabile. Un critico gauchiste dell'epoca, Léon Moussinac, scrisse che "non ha più verità storica della Chanson de Roland", aggiungendo che era "un Bonaparte per apprendisti fascisti". Qui esagerava: traspare dal film un'esplicita identificazione di Gance con il suo eroe, ma la sua volontà di potenza coincide con quella che Gance attribuiva a sé stesso come regista demiurgo e stratega: il suo campo di battaglia era il cinema. Pur nella loro enfatica magniloquenza che sfiora persino l'ingenuità, non sono poche le sequenze memorabili tra cui la tempesta durante il viaggio dalla Corsica alla Francia, l'assedio e la presa di Tolone, il discorso del generale alla Convenzione, l'arrivo dell'esercito francese in Italia. Oltre a Dieudonné, austero protagonista dallo sguardo d'aquila, spiccano le interpretazioni di Artaud (Marat), G. Manès (Giuseppina), Annabella (l'innamorata infelice). Non esisteva una "edizione originale" di Napoléon. Qualcuno ne ha contate 19. La 13a cioè la 1a versione sonorizzata Napoléon Bonaparte vu et entendu par Abel Gance (1935) fu curata dallo stesso regista, comprende scene nuove girate nel 1934, con nuovi attori, e circolò, almeno in Francia, per una ventina d'anni; ne esiste un'altra del 1971 Napoléon et la revolution anch'essa supervisionata da Gance. La partitura originale, scritta da Arthur Honegger per l'anteprima all'Opéra, risultava perduta, ma è stata recuperata negli anni '80. Consiste in 7 brani per altrettanti episodi, più un 8? ("Danse des enfants"), tratto da Honegger da una sua pantomima musicale giovanile. Negli anni '70 l'inglese Kevin Bronlow approntò 2 versioni successive del film di 290 e di 313 minuti con una partitura musicale di Carl Davis. Su quelle 2 versioni si è basato Francis F. Coppola per le proiezioni al City Music Hall nel 1981, con la musica del padre Carmine. In televisione il film passa generalmente in un'edizione di 110 minuti.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Napoléon avrebbe dovuto essere la prima parte di una trilogia che non trovò mai finanziatori. Per questa “épopée cinégraphique”, Abel Gance si era preparato seriamente. La realizzazione, dalla sceneggiatura al montaggio, occupò quattro anni e costò 17 milioni di franchi. Le riprese iniziarono il 4 giugno 1924. La “prima” ebbe luogo a Parigi, al Théâtre de l’Opéra, il 7 aprile 1927, con una copia di 5000 metri, mentre l’edizione originale ne comprendeva circa 12.000. L’innovazione cui Gance aveva prestato le cure maggiori (lo schermo triplo sul quale dovevano scorrere tre azioni distinte oppure la medesima azione “dilatata”) non trovò spazio nelle sale cinematografiche e potè essere apprezzata soltanto nella versione (1955), sonorizzata come la seconda (1932). Napoléon (vu par Abel Gance, precisa il titolo) è a suo modo un fatto unico nella storia del cinema. Gance aveva cominciato prestissimo (1909, come attore e sceneggiatore; 1911 come regista). J’accuse (1919) e La roue (1921) erano stati, tra i molti film girati, i successi maggiori. Lo si era paragonato a Griffith e a Stroheim. Lo si era ammirato e vilipeso in egual misura, per il vigore espressivo che sovente sconfinava nella magniloquenza, per l’arditezza delle soluzioni visive che non di rado apparivano compiaciute e deliranti. “Napoleone” scrisse “è Prometeo. Non è questione di morale né di politica ma di arte. È un essere le cui braccia non sono abbastanza grandi per stringere una cosa più grande di lui: la rivoluzione. Napoleone è un parossismo nella sua epoca, la quale è un parossismo nella storia. E il cinema è , per me, il parossismo della vita.” Con queste idee, Gance ricostruì sei episodi della vita del corso, inserendoli (tranne il primo) in una puntigliosa narrazione delle vicende della Rivoluzione: l’infanzia e la scuola a Brienne; la fuga dalla Corsica e la traversata nella tempesta per raggiungere la Francia; l’assedio di Tolone; il Terrore, gli incarichi ricevuti e rifiutati, la sommossa dei realisti a Parigi il 12 vendemmiale; il “ballo delle vittime” e le nozze con Giuseppina: l’inizio della campagna d’Italia. Napoléon ha realmente una sua grandezza. Gli eccessi sono compensati da una severa tensione morale. Quando Napoleone, nell’episodio corso, fugge su una barca che ha per vela il tricolore ed è sorpreso dalla tempesta, Gance non esita a istituire un parallelo con la “tempesta” che scoppia alla Convenzione, alternando (attraverso una serie di immagini di tumulti e di marosi) i due episodi e fondendoli nei punti di maggiore violenza con lunghe sovraimpressioni. L’ ingenuità della similitudine, e la stessa rozzezza del procedimento tecnico, trovano una giustificazione nel ritmo esagitato del montaggio. Così, nell’assedio di Tolone, quando il 17 dicembre del 1793 Napoleone trascina le truppe all’assalto del forte dell’Aiguillette, nel fango e sotto la pioggia sferzante: la prevalenza dei toni cupi, i neri tagliati da improvvise lame di luce, l’affanno disordinato dei carrelli sui soldati che avanzano, danno alla battaglia un aspetto di irreale frenesia, come si trattasse della materializzazione di astratte idee e non della descrizione di un evento bellico. Gance non ha occhi per la storia. Il suo Napoleone-Prometeo è un personaggio mitico, che vive nella dimensione “monumentale” dell’immagine cinematografica: la storia pubblica e l’esistenza privata sono entrambe trasfigurate in una allegoria eroico-patriottica che travolge e annulla anche il rischio del ridicolo (dopo una inquadratura del letto nunziale, immerso in una sfumata luce bianca, la didascalia informa: “Due notti di delirio. E sogni di gloria”). Sicché il grandioso sviluppo dell’episodio finale (le truppe dell’armata d’Italia ad Albenga, quegli straordinari campi lunghi dall’alto delle rocce, i movimenti corali della partenza, i carrelli che precedono i soldati in marcia fra la polvere, la sconfinata pianura che il condottiero osserva da Montezemolo) riassume con limpida coerenza – persino nelle enfatiche sovrimpressioni di Giuseppina, del mappamondo, delle battaglie e dell’aquila – l’intera concezione dell’opera. Gance ormai si e sostituito al suo personaggio. Nel film, “parossismo della vita”, campeggia il vero Prometeo, che è l’autore.
Autore critica:Fernaldo Di Giammatteo
Fonte critica:100 film da salvare, Mondadori
Data critica:

1978

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



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