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Arcidiavolo (L') -

Regia:Ettore Scola
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede - Cecchi Gori Home Video
DVD:
Genere:Commedia
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Ruggero Maccari, Ettore Scola
Sceneggiatura:Ruggero Maccari, Ettore Scola
Fotografia:Aldo Tonti
Musiche:Armando Trovajoli
Montaggio:Marcello Malvestito
Scenografia:Luciano Ricceri
Costumi:Maurizio Chiari
Effetti:Armando Grilli
Interpreti:Claudine Auger (Maddalena), Gabriele Ferzetti (Lorenzo De Medici), Vittorio Gassman Belfagor, l'arcidiavolo), Annabella Incontrera (Lucrezia), Ettore Manni (Gianfigliazzo), Mickey Rooney (Adramelek), Luigi Vannucchi (Franceschetto)
Produzione:Mario Cecchi Gori per Fair Film
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Italia
Anno:1966
Durata:

103’

Trama:

Quando, nell'anno 1478, Papa Innocenzo VIII e Lorenzo dè Medici riescono a concludere una pace soddisfacente dopo un lungo periodo di ostilità, nell'inferno le potenze demoniache, con a capo Belzebù, si mettono in allarme e decidono di passare al contrattacco inviando sulla terra l'Arcidiavolo Belfagor in sembianze umane ed il suo valletto Adramelek. Belfagor, sostituendosi a Franceschetto Cybo, figlio di Innocenzo VIII che muore suicida, si presenta in sua vece alla corte medicea e, giunto al momento di celebrare le nozze con Maddalena dè Medici, provoca un nuovo stato di guerra pronunciando uno stentoreo "no". Successivamente, quando Belfagor, inorgoglito dal successo, tende a strafare minacciando la purezza della promessa sposa, Maddalena si vendica consegnandolo alle guardie del padre. E' la volta dell'Arcidiavolo di vendicarsi. Avvisata l'intera cittadinanza, Belfagor costringe Maddalena a mostrarsi nuda alla finestra del palazzo. Dopo questo affronto la donna, travestita da militare, rincorre Belfagor e nuovamente lo fa cadere nelle mani della soldataglia proprio quando Belzebù, scontento per il comportamento di Belfagor, gli ha tolto i poteri demoniaci. Ridotto ad uomo, Belfagor sale sul rogo; ma quando le fiamme ne stanno lambendo il corpo divenuto mortale, Maddalena interviene e gli salva la vita.

Critica 1:1478: papa Innocenzo VIII e Lorenzo de' Medici raggiungono la pace. Belzebù allora invia sulla Terra l'arcidiavolo Belfagor con il valletto Adramelek per provocare un nuovo stato di guerra. È il terzo film che Gassman girò con Scola e già si vedeva come il connubio tra i due funzionasse: più farsesca che satirica, a tratti di facile comicità, è una commedia divertente, fracassona e vitale.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:(...) Ispirato a Il demonio che prese moglie, L'Arcidiavolo mantiene della novella di Niccolò Machiavelli soltanto l'impianto favolistico. Se Plutone, re degli Inferi, manda l'arcidiavolo Belfagor in missione speciale sulla terra per accertare se è vero quanto asseriscono i dannati, cioè che i loro peccati sono colpa delle mogli, l'agente inviato da Belzebù ha invece una funzione diversa, quella propriamente diabolica di provocare la guerra fra gli uomini. Scola e Maccari hanno spostato i termini della questione machiavellica su un altro piano dal misogismo di Machiavelli all'esposizione della tesi secondo la quale le guerre possono e debbono essere evitate.
Sotto la patina di un'opera divertente, visivamente raffinata, si nasconde la struttura ironicamente demolitrice di un pamphlet, il cui obiettivo non è tanto la società del Rinascimento, quanto piuttosto quella contemporanea degli intrighi di palazzo, dei falsi moralismi e degli ipocriti perbenismi. La teoria vichiana dei corsi e dei ricorsi storici è qui confermata più sul piano dei comportamenti che non su quello degli avvenimenti: "nihil sub sole novus": «Belzebù non è il solo ad impedire al mondo di essere "tormentato" dalla pace, non ci sono soltanto le potenze infernali a fomentare guerre e disordini, con il più grande profitto. Gli Arcidiavoli di qualunque tipo sono troppe volte in mezzo a noi».
L'Arcidiavolo, che in sceneggiatura recava il titolo Il diavolo innamorato e sul set si chiamava Il Magnifico, con palese allusione al più potente dei Medici, in Francia è addirittura uscito come Belfagor il Magnifico.
Questo spassoso "divertissement" dai colori fiammeggianti ha suscitato l'entusiasmo di Orson Welles, il quale ne apprezzava soprattutto l'impostazione formale della messinscena. La patente di «scherzo natalizio», di «insalata russa condita con lo zolfo», di «rivista goliardica un po' sguaiata e fracassona», di «opericciola e bambocciata», con la quale la critica si è affrettata a bollare il film, ci pare francamente eccessiva. Anche se, invero, non sono mancate qua e là notazioni di un qualche rilievo positivo, sia pure in contesti di latente stroncatura.
Mostrandosi avverso al concetto di fatalismo, Scola riafferma, in L'Arcidiavolo, il convincimento secondo il quale l'uomo può interferire sul proprio destino, determinando i fatti piuttosto che subirli passivamente.
Per quanto l'ambientazione e il tono del film rientrino nel filone comico-favolistico inaugurato da Una vergine per il Principe di Pasquale Festa Campanile e proseguito con L'armata Brancaleone di Monicelli e Le piacevoli notti di Armando Crispino e Luciano Lucignani, L'Arcidiavolo non è, dunque, soltanto una «fantastoria ambientata in pieno fantarinascimento». L'eroe di Scola ha, tutto sommato, connotati nostrani, recita ancora una volta i vizi dell'italiano medio (la magniloquenza, il cinismo, l'ipocrisia), seduce e tromboneggia con un inconfondibile accento nazionale. I suoi modelli sono piuttosto il Robin Hood di Errol Flynn o James Bond, ma senza le galanterie e i cicisbeismi angloamericani. Il Belfagor di Scola è un James Bond del Cinquecento, ma "all'italiana". L'istrionismo' di Gassman ne esalta in pieno le caratteristiche di agente segreto "ante litteram" e, ad un tempo, di scollacciato buontempone e rodomonte.
Al suono di «Quanto è bella giovinezza...» , il canto carnascialesco di Lorenzo il Magnifico orchestrato per l'occasione da Trovajoli, il divertimento si delinea in ritmi di sfrenata fantasia e in tante gustose avventure, tra lazzi, bisticci di parole, cachinni e ironiche osservazioni di costume, nei quali è ben riconoscibile la cifra espressiva del binomio Scola-Maccari.
Anche sotto altri aspetti il regista si mantiene fedele a se stesso, proponendo,'ad esempio, una nuova variante della coppia di amici. Se Belfagor sta tra Don Chisciotte e Don Giovanni, Adramelèk è' un misto di Sancio Panza e Leporello.'; Come "variabili", dunque, della coppia della grande tradizione narrativa e come "disegni dal -modello" della popolare Commedia dell'Arte, i protagonisti del film appartengono alla memoria del sangue dello spettatore, che non può non riconoscervisi. Anche Belfagor e Adramelèk si trovano ad affrontare un viaggio, ad acquisire esperienze, a fare nuove scoperte, a scontrarsi e confrontarsi con gli altri, in una "missione terra" che, alla fine, li riscatta. E, in questo senso, il cerchio sulle componenti archetipali dei temi e dei personaggi di Scola si chiude coerentemente.
Autore critica:P.M. De Santi, R. Vittori
Fonte critica:I film di Ettore Scola, Gremese
Data critica:

1987

Critica 3:(...) Una favola (...) ispirata in parte al «Belfagor» del Machiavelli e risolta da Scola e Maccari (sceneggiatori) in un clima caricaturale e parodistico di piacevole effetto, senza grandi sottigliezze, senza voli eccessivi, ma qua e là, con piacevole gusto satirico soprattutto nell'ambito del filone sempre più in voga della storia in burla (come, ad esempio in talune maliziose pennellate sulla corte medicea o in una sequenza particolarmente avventurosa in cui Belfagor, per tenere testa ai suoi avversari con i sistemi di Errol Flynn-Robin Hood, fa ricorso a tutto l'armamentario delle invenzioni belliche di Leonardo).
I personaggi sono facili, i caratteri sono semplici, ma la carica umoristica delle vicende che li hanno al centro è non di rado allegra e briosa e convince anche quando in più luoghi, si esaurisce quasi soltanto nel gioco di parole o nella barzelletta. Tanto più che Scola regista ci si è messo d'impegno per non sottolineare gli scherzi troppo scoperti e i risvolti troppo superficiali, mettendo invece di preferenza l'accento, con agiata scrittura, sul clima farsesco dell'intreccio, sull'epoca, i costumi, la storia messi costantemente alla berlina senza insistere nelle volgarità. E, naturalmente mettendo l'accento sull'interpretazione di Vittorio Gassman più diabolico che mai nei panni (rinascimentali e rosso fuoco) di Belfagor l'arcidiavolo.(...).
Autore critica:Gian Luigi Rondi
Fonte critica:Il Tempo
Data critica:

24/12/1966

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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