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Scomoda verità 2 (Una) - Inconvenient Sequel: Truth to Power (An)

Regia:Bonni Cohen; John Shenk
Vietato:No
Video:
DVD:disponibile in dvd
Genere:Documentario sociale
Tipologia:Natura e ambiente
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:
Fotografia:Jon Shenk
Musiche:Jeff Beal
Montaggio:Don Bernier, Colin Nusbaum
Scenografia:
Costumi:
Effetti:Henry L. Chen, Riccardo Kovacs
Interpreti:Al Gore (se stesso), Barack Obama - (immagini di repertorio), Donald Trump - (immagini di repertorio)
Produzione:ACTUAL FILMS
Distribuzione:Fox
Origine:Usa
Anno:2017
Durata:

100'

Trama:

Con il documentario Una scomoda verità (2006), l'opinione pubblica è venuta ampiamente a conoscenza dei cambiamenti climatici. Dieci anni più tardi, il sequel ci mostra che stiamo per vivere una vera rivoluzione energetica. Instancabilmente, l'ex vice presidente Al Gore continua la sua lotta, attraversando il mondo per raccogliere adesioni sulla questione climatica e cercare di influenzare gli ambienti politici internazionali. Ma il film mostra anche uno spaccato di Al Gore dietro le quinte, nei momenti di privacy e nelle apparizioni pubbliche, a volte in situazioni divertenti a volte commoventi. Poiché la posta in gioco non è mai stata così vitale e i pericoli del cambiamento climatico possono essere sconfitti solo attraverso l'ingegno e l'entusiasmo degli esseri umani.

Critica 1:Abbiamo intervistato i due registi del film, Jon Schenk e Bonnie Cohen, che rievocano un momento cruciale: «Il 13 novembre 2015 eravamo a Parigi per le riprese del film e seguivamo Al Gore passo passo, come mosche sulla parete. Quella sera era in programma una sua diretta tv di 24 ore dalla Tour Eiffel. Dopo un paio d’ore cominciarono ad arrivare le prime notizie convulse: al Bataclan avevano fatto una strage e la città si trovava sotto attacco». Prosegue Schenk: «Riguardando il girato di quella notte, ci siamo emozionati per la tenuta di Gore, per il modo in cui ha retto la tensione e ha comunicato ai parigini la solidarietà degli americani. Intanto noi della troupe da una parte, lo staff di Al dall’altra, stavamo con gli occhi su Twitter e il terrore nel cuore». Come si è svolta la vostra collaborazione con Gore? «Ovviamente è la nostra fonte principale per questo lavoro», riassume Schenk. «Ma è stato importante stabilire fra noi e lui una distanza giornalistica: non siamo i suoi portavoce, ma filmaker indipendenti che raccontano una storia degna di essere raccontata».
Due settimane dopo, a Parigi si tenne la conferenza sul clima che sancì gli accordi sull’emissione dei gas. Era la ragione della presenza di Al Gore in città, nel ruolo non ufficiale di negoziatore nei confronti dei Paesi indecisi se aderire al Trattato; e le visite diplomatiche del mancato presidente degli Usa, e i suoi giri in elicottero sugli iceberg che si sciolgono in Groenlandia, sono uno dei temi del film. Da quegli accordi, poco dopo la presentazione a Cannes, il presidente Trump ha deciso di uscire: nonostante, nella conferenza stampa tenuta al festival, proprio Gore si fosse detto ottimista: «Non mi stupirei – aveva dichiarato – se la sua posizione sul riscaldamento globale dovesse presto dimostrarsi diversa dal previsto».
Le cose sono andate come sappiamo e, quest’estate, Schenk e Cohen hanno rimesso mano al montaggio: dove la figura di Trump, soltanto candidato presidenziale al momento delle riprese, appariva sfumata e quasi interlocutoria, sono intervenuti con toni più drammatici, «modificando la scritta in sovrimpressione che chiude il film: era necessario che il pubblico avesse a disposizione tutti gli aggiornamenti necessari. Attirerei però l’attenzione – puntualizza Schenk – su un altro elemento. E cioè la riscossa che l’atteggiamento di Trump ha suscitato. Sindaci e governatori di tutta l’America, e anche molti politici di tutto il mondo, hanno rinnovato il proprio impegno, con l’obiettivo di ridurre a zero le emissioni per la fine del secolo».
Una scomoda verità 2, a differenza del primo film, è infatti sorprendentemente ottimista. Quello doveva rivelare il pericolo in tutta la sua drammaticità, sfoderando tutti i numeri e le ricerche del caso. Questo intanto si toglie la soddisfazione amara del «ve l’avevo detto», con i tifoni che si susseguono agli uragani e l’inondazione che lambisce il memoriale dell’11 settembre, proprio come Al Gore aveva vaticinato. Ma poi dimostra come le soluzioni ci siano. Bonnie Cohen: «La tendenza si sta invertendo, la possibilità di installare impianti solari ed eolici dovunque e a costi ridotti lo ha reso possibile. Certo rimane un interrogativo pesante: quanto tempo abbiamo? Riusciremo a essere veloci abbastanza?». (...)
Autore critica:Egle Santolini
Fonte criticalastampa.it
Data critica:

31/10/2017

Critica 2:Diretto da Bonni Cohen e Jon Shenk, a distanza di dieci anni dal primo, arriva nelle sale (...) Una scomoda verità 2, seguito del provocatorio lavoro che vede protagonista ancora una volta l’ex Vice Presidente USA Al Gore impegnato sul fronte del cambiamento climatico e delle gravi conseguenze che ne derivano.
Al Gore viene filmato non solo sui palchi attraverso i quali conquista proseliti e diffonde il suo importante messaggio, ma anche tra le mura domestiche, nel suo ufficio, nell’abitacolo dell’auto a bordo della quale si sposta per dirigersi verso meeting internazionali mirati alla salvaguardia del clima. Molte cose sono cambiate nel corso di dieci lunghi anni e il film in questione presenta un Gore inarrestabile nella sua lotta e che continua a girare il mondo nel nome delle generazioni prossime, quelle appartenenti a quel “futuro” a cui tanto l’ex Vice Presidente USA tiene.
Il film alterna momenti d’incontro tra Gore e alte cariche politiche mondiali, ma anche della scienza o semplici cittadini a immagini catastrofiche e che consentono allo spettatore di rivivere tristi momenti che spaziano dalle devastanti rimembranze delle onde anomale o dei tornado killer all’odio e al sangue sparso dal fenomeno Isis.
Il costante aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai, il ritiro sempre più rapido del ghiaccio nell’Artico, il superamento della soglia di riferimento dei livelli di anidride carbonica, l’aumento del costo economico del cambiamento climatico e molti altri scottanti temi vengono affrontati in questo film che non elude una ferma presa di posizione politica, data anche la rilevanza del protagonista, accentuando la preoccupazione globale in materia dopo l’elezione a Presidente USA di Donald Trump.
Un film duro, che alterna alla drammaticità pochi momenti di leggerezza e positività. Ma nelle parole di Al Gore “a volte, l’ottimismo è stato in certa misura un atto di volontà. Ma stiamo cambiando, stiamo cambiando”. E l’augurio, in un momento così instabile per la salvaguardia climatica (nonostante i tanti progressi), non può che essere condiviso. Da vedere.
Autore critica:Nico Parente
Fonte critica:cinematografo.it
Data critica:

27/10/2017

Critica 3:
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Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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