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Slam - Slam

Regia:Marc Levin
Vietato:No
Video:Lucky Red Home Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Disagio giovanile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Marc Levin, Richard Stratton
Sceneggiatura:Marc Levin, Bonz Malone, Sonja Sohn, Richard Stratton, Saul Williams
Fotografia:Mark Benjamin
Musiche:Dj Spookey
Montaggio:Emir Lewis
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Bonz Malone, Sonja Sohn, Mayor Marion Barry Jr., Rhozier Brown, Beau Sia, Momolu Stewart, Andre Taylor, Saul Williams, Lawrence Wilson
Produzione:Marc Levin, Richard Stratton, Henry Kessler
Distribuzione:Lucky Red
Origine:Usa
Anno:1998
Durata:

100'

Trama:

A Washington, il giovane Raymond Joshua passa le giornate senza una precisa occupazione. La sua ispirazione lo porta ad unire versi poetici in rima e i ritmi della musica rap con molta istintività e armonia. Scrive una poesia per uno spacciatore suo amico, nel momento in cui una raffica di colpi lo fa crollare a terra. Raymond viene arrestato, condannato e rinchiuso in carcere. Qui alcuni detenuti credono che lui abbia fatto la spia e cercano di ucciderlo. Durante una lezione per i carcerati, recita una sua poesia e tutti lo ascoltano con ammirazione. Lauren, l'insegnante all'ultimo giorno dell'incarico, lo incoraggia ad usare questa sua forza espressiva. Pagata la cauzione, Raymond esce, rivede l'amico spacciatore che è diventato cieco e vuole vendetta. Raymond gli dice che è arrivato il momento di mettere fine alla spirale della violenza e delle vendette. Va a trovare Lauren, e tra i due nasce un'intesa affettiva. Intanto si avvicina il giorno in cui deve presentarsi in tribunale per il nuovo processo. Invitato da Lauren, va allo Slam, un locale dove si esibiscono poeti estemporanei. Qui ha grande successo con una sua composizione. Lascia il locale e, nella notte, arriva all'obelisco che fronteggia la Casa Bianca. Pensoso, vi si appoggia di spalle. Ormai ha deciso che affronterà il nuovo processo.

Critica 1:Un piccolo spacciatore con la vocazione del performance poet (poesia orale di strada) sopravvive dentro e fuori il carcere recitando poemi a ritmo di rap e predicando la non violenza. Circola in questo piccolo film indipendente un'aria di disperata sincerità che si coniuga con un'autenticità di fondo (tutti interpretano se stessi e il regista viene dal documentario) e si appoggia a "un linguaggio nervoso, a tratti quasi caotico costantemente frammentato dal montaggio" (Leonardo Gandini). Premiato, a sorpresa, con la Camera d'or per l'opera prima a Cannes 1998 (Quinzaine des Réalisateurs). Fortunatamente distribuito in Italia in edizione originale con i sottotitoli.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Si è guadagnato un medagliere prestigioso Slam, debutto nel lungometraggio di fiction del documentarista Marc Levin: premio della giuria al Sundance Film Festival, Caméra d'Or a Cannes, primo premio al Noir di Courmayeur. E lo ha meritato perché, con l'eccezione di un'ultima parte un po' troppo edificante, è un film civilissimo, pieno di energia, che riesce a far convivere uno stile scabro da cinema-verità con alcune forti emozioni prodotte dal racconto. Che è quello della discesa agli inferi di Raymond Joshua, giovane che vive in un quartiere del ghetto nero di Washington spacciando un po' di foglie d'erba e componendo slam (sconosciuto dalle nostre parti, lo slam è una forma di poesia basata su un flusso continuo di parole, a cavallo tra il rap, il flusso di coscienza e la libera associazione). Quando un suo amico Dealer viene abbattuto a colpi di pistola, Ray finisce in carcere: la condanna riguarda solo la detenzione di marijuana, però ragioni elettorali esigono che sia esemplare. Nell'universo della forza bruta, il poeta pacifista è premuto dalle diverse gang in guerra permanente. Rifiutare di schierarsi potrebbe costargli la vita; ma, in una sequenza di grande intensità drammatica, Ray contrappone alla violenza fisica la violenza lirica e lacerata dei suoi versi, con un effetto-sorpresa che fa breccia nella scorza dei duri carcerati. Il ragazzo si conquista anche l'amore di Lauren, giovane donna che insegna a scrivere ai detenuti analfabeti; ma, alla fine del film, la sua storia di riscatto è appena all'inizio e Levin ci fa intendere che sarà lunga e dolorosa. Elegante nei gesti e ispirato nelle parole, Saul Williams-Joshua porta in qualche misura sullo schermo se stesso, essendo uno degli esponenti più significativi della poesia "off" americana d'oggi. L'intreccio tra vita e finzione contribuisce al senso di autenticità di un film dove tutto appare molto vero, dai degradati quartieri suburbani di una capitale che ama apparire sotto ben altra immagine, agli interni carcerari, molto meno convenzionali della media cinematografica. Ma è impressionante per credibilità anche Sonja Sohn, l'insegnante-poetessa innamorata che aiuta Joshua a dare voce pubblica alla sofferenza dell'emarginato. Insomma, Slam non è un film comune: consigliarlo, uso antidoto contro l'overdose degli artifici hollywoodiani, ci sembra quasi doveroso.
Autore critica:Roberto Nepoti
Fonte critica:la Repubblica
Data critica:

14/2/1999

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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