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Romanzo popolare -

Regia:Mario Monicelli
Vietato:No
Video:Mitel, Deltavideo, Number One Video
DVD:
Genere:Commedia
Tipologia:Il lavoro
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Age, Mario Monicelli, Furio Scarpelli
Sceneggiatura:Age, Mario Monicelli, Furio Scarpelli
Fotografia:Luigi Kuveiller
Musiche:Enzo Jannacci
Montaggio:Ruggero Mastroianni
Scenografia:Lorenzo Baraldi
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Pietro Barreca , Vincenzo Crocitti, Gaetano Cuomo, Gennaro Cuomo, Alvaro De Vita, Nicolina Gapetti, Franco Mazzieri, Ornella Muti Vincenzina Rotunno, Lorenzo Piani, Michele Placido Giovanni Pizzullo, Pippo Starnazza Salvatore, Ugo Tognazzi Giulio Blasetti, Alvaro Vitali
Produzione:Edmondo Amati per Capitolina Produzioni
Distribuzione:Cineteca dell'Aquila
Origine:Italia
Anno:1974
Durata:

110'

Trama:

L'attempato e scapolo operaio milanese Giulio Basletti sposa Vincenzina Rotunno, sua figlioccia poichè tenuta a battesimo 18 anni prima nel corso di una fugace trasferta in quel di Montecagnano (Avellino). Impegnato nei sindacati e teoricamente aperto alle istanze degli anni '70, il solido lavoratore riesce, col sudore della propria fronte, ad assicurare al piccolo Ciccio e all'appariscente mogliettina meridionale l'appartamento nuovo oltre al frigo, la tv e la 750. Il caso, tuttavia, permette l'ingresso in casa sua del poliziotto Pizzuto Giovanni che con Vincenzina, oltre alla sudista mentalità, ha in comune l'effervescenza dell'età: la simpatia nasce inevitabile; l'adulterio scatta puntuale come una cambiale; la gelosia esplode nonostante gli anni '70. Una lettera anonima dello stesso Pizzuto sconvolge il Basletti sino ad indurlo ad una ingiusta e pubblica "cacciata" dell'adultera pentita: l'operaio andrà in pensione semiscapolo; il poliziotto formerà una sua famiglia; Vincenzina diverrà anonima operaia milanesizzata.

Critica 1:E' un film gradevole, fatto col gusto dello spettacolo che Monicelli possiede sempre, e qua e là fornito di osservazioni intelligenti, ma nell'insieme poco nuovo e di breve scavo.
Autore critica:G.Grazzini
Fonte criticaCinema '74
Data critica:



Critica 2:A livello tematico agiscono più spunti: l'emancipazione nei rapporti uomo-donna; l'omologazione nei comportamenti proletari; l'impatto nord-sud quindici anni dopo la grande emigrazione. Come nei soggetti più riusciti del trio Age-Scarpelli-Monicelli, l'amalgama è perfetto, e soprattutto non nuoce al tono generale di commedia che consente al film l'ormai abituale successo di pubblico. In questo caso, inoltre, non si è fatta una scelta di realismo perché i toni sono quelli, appunto, di un melodramma (come del resto denuncia lo stesso titolo e la canzone di Rosanna Fratello in funzione di leitmotiv): il realismo, se mai, è affidato ancora una volta a quella sorta di koiné linguistica usata dai protagonisti, che mescola cadenze lombarde, influssi meridionali, gerghi calcistico-sportivi. Non a caso, questo complesso linguaggio è stato creato con la consulenza di Beppe Viola e di Enzo Jannacci.
La Muti è «lanciata» come attrice di commedia, ruolo che la condurrà al definitivo successo, mentre Michele Placido rimane fisso nella sua parte di immigrato meridionale un po' animalesco. Quanto a Tognazzi (il film era originariamente ambientato a Roma e pensato per Manfredi: la scelta di Tognazzí ha fatto sì che l'azione venisse spostata a Milano), Romanzo popolare cade all'apogeo della sua carriera, dopo che i personaggi dei film di Ferreri lo hanno fatto definitivamente accettare dalla critica. l'affresco di una classe operaia che esce dalla retorica (anche di sinistra) e che si avvia sulla strada dell'omologazione - come Pasolini va scrivendo proprio in quel periodo - è perfettamente riuscito. Monicelli ritrova la freschezza delle sue opere migliori, e quella matrice «nazionale» e «popolare» che lo caratterizza più di ogni altro regista italiano.
Autore critica:Stefano Della Casa
Fonte critica:Il Castoro Cinema, La Nuova Italia
Data critica:

7-8/1986

Critica 3:(... La vicenda ...) è solo una componente del film: e forse, nelle intenzioni di Monicelli, neanche la più importante. Premeva soprattutto, al regista, la rappresentazione di certa umanità sradicata, il poliziotto che trascina le domeniche impostando cartoline per i suoi, la vita - confusa e promiscua - nei falansteri di periferia (...). Ma, a conti fatti, l'ambiziosa saldatura tra la " first story" e gli altri elementi del quadro rimane allo stato di desiderio. E questo, (...) anche per la straodinaria densità dell'interpretazione di Tognazzi, che, una volta impadronitosi del film, vi campeggia con onnivora maestria. Tutto si piega - narrazione e immagini - alla solida, fragile presenza di questo operaio sensato, sensuale, sentimentale e sentenzioso (...). Grazie a un senso impeccabile del ritmo, l'attore dà gusto e colore alle battute di Giulio, o affronta, un po' ingobbito ed inquartato, le alterne vicissitudini di un ménage al tempo stesso infelice ed armonico. (...) Tognazzi traccia con pudore e autorità questa indifesa parabola, pur attento ai risvolti faceti che la sceneggiatura gli commette. (...).
Autore critica:Francesco Savio
Fonte critica:Il Mondo
Data critica:

21 /11/1974

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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