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Porto delle nebbie (Il) - Quai des brumes

Regia:Marcel Carne'
Vietato:No
Video:Biblioteca Decentrata Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Dal romanzo "Le quai des brumes" di Pierre Mac Orlan
Sceneggiatura:Jacques Prevert
Fotografia:Philippe Agostini, Henri Laekan, Louis Page, Eugen Schufftan
Musiche:Maurice Jaubert
Montaggio:Rene' Lettemaff
Scenografia:Alexandre Trauner
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Jean Gabin Jean, Michel Simon Zabel, Pierre Brasseur Lucien, Michele Morgan Nelly, Raymond Aimos Vagabondo, Jenny Burnay Una ragazza, Edouard Delmont Panama, Rene' Genin Dottor Mollet, Kiki Il Cane, Robert Le Vigan Michel Krauss, Roger Legris, Marcel Preres Autista, Martial Rebe Cliente, Lucien Walter
Produzione:Victoria Gregor Rabinovitch per la Cine Alliance
Distribuzione:Cineteca Nazionale
Origine:Francia
Anno:1938
Durata:

91'

Trama:

Un disertore dell'esercito coloniale incontra, nel porto in cui vive clandestinamente, una ragazza che s'innamora di lui. Egli uccide il tutore della ragazza che voleva abusare di lei e sta per imbarcarsi, quando un teppista lo uccide.

Critica 1:Dal romanzo Le Quai des brumes (1927) di Pierre McOrlan. Arrivato a Le Havre per imbarcarsi clandestinamente per il Venezuela, Jean, disertore dell'esercito coloniale, fa diversi incontri tra cui Nelly. Dopo una notte d'amore, Jean sorprende Zabel, vecchio e ripugnante tutore di Nelly, che sta per violentarla e lo uccide. Sarà anch'egli ucciso mentre si accinge a imbarcarsi. La nave esce dal porto. E il 1° film del sodalizio Prévert-Carné-Gabin. E il 1° in cui si fissa, con icastico risalto, l'universo figurativo di Carné e in cui si configura il suo lirico pessimismo, il senso implacabile del fato. E probabilmente un falso capolavoro, ma ormai, attraverso una disparata fortuna critica, il suo carattere mitico è fuori discussione: gli occhi chiari sotto il basco della Morgan, gli schiaffi di Gabin a Brasseur, i quais poetici del porto, la musica liturgica dell'ignobile Zabel, i paesaggi grigi di vento, l'alba triste sul mare.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Marcel Carné (Parigi, 18 agosto 1909) ottenne il suo primo successo il 18 maggio 1938, quando al Marivaux uscì Quai des brumes. I due film che aveva girato in precedenza (Jenny, 1936, e Drôle de drame, 1937) erano stati accolti con moderato interesse. Ma già in quelli erano evidenti le caratteristiche che con Quai des brumes avrebbero segnalato il regista come un rappresentante fra i più indicativi del clima cinematografico francese alla vigilia della seconda guerra mondiale. Ed era già palese l'importanza che per Carné aveva la collaborazione di Jacques Prévert. Il fenomeno di una simbiosi così totale fra sceneggiatore e regista non era nuovo (basta ricordare coppie Hecht-Hawks, Riskin-Capra, Nichols-Ford), ma in questo caso assunse una conti i che avrebbe trovato riscontro in un'altra occasione soltanto, dopo la guerra, con Zavattini e De Sica.
Quai des brumes è la storia romantica di un amore impossibile. Il luogo dell'azione è una città portuale nel nord della Francia: Brest o un'altra qualunque. In un film dove il protagonista è il destino, prima che un gruppo di esseri umani, la cornice dei fatti evita accuratamente il realismo, per sottolineare il valore simbolico di ogni incidente e di ogni gesto: nulla è deciso dall'uomo, tutto è nelle mani del caso. Il “quai des brumes” non lo si può cercare lungo i moli di un porto. Coincide con la vita.
La vicenda è un succedersi di “segni” premonitori. Jean ha disertato dal suo reparto di stanza in colonia. A bordo di un camion, nella notte, improvvisamente si trova dinanzi un cane che gli sbarra la strada; sterza di colpo per non investirlo. E quel cane lo seguirà, diventando una presenza di cui non ci si può più liberare. È l'inizio del film. Jean, ancora in divisa, ha bisogno di un rifugio e di qualcuno che lo aiuti a indossare abiti civili e ad espatriare. Li troverà in una baracca-osteria che sorge su un terrain vague ai margini del porto. Altro “segno”. Quel luogo e quella sgangherata costruzione di legno prefigurano la tragedia inevitabile. Gli incontri di Jean confermeranno che non esistono vie di uscita. La baracca ha un proprietario (Panama) e due frequentatori abituali (un clochard e un pittore) che sembrano i sopravvissuti di un naufragio. Il loro aiuto sarà generoso - la solidarietà fra gli “sconfitti” è un fatto naturale, cui Prévert e Carné danno importanza - ma non condurrà a nulla. Anzi, contribuirà, attraverso il concatenarsi delle circostanze, alla rovina di Jean. L'ultima, e decisiva, presenza emblematica è la donna, che Jean incontra nel luogo stabilito dal destino. Una ragazza triste, grandi occhi sgranati, un poco enigmatici, atteggiamenti circospetti. Il ritratto di una “sconfitta” non ancora - a differenza dei clienti di Panama - accettata. Nelly conserva la possibilità di lottare.
Jean e Nelly si uniscono. La ragazza è stata accolta nella casa di un losco vecchio che ha un negozio nell'angiporto. È orfana, e il vecchio (Zabel) le fa in apparenza da tutore. Jean è caduto, senza saperlo, dentro un ingranaggio infernale Zabel nutre nei confronti di Nelly una gelosia morbosa. Giunge a uccidere il giovane che frequenta e continua a insidiarla con schifosa ostinazione. Sarà Nelly a scoprire chi è l'assassino, ne uscirà sconvolta. La vita ormai è impossibile. È la situazione stessa di Jean, che finisce attratto e stritolato dal dramma degli altri. Una breve parentesi di felicità (una passeggiata notturna fra le bancarelle del Luna Park, la sosta ai tavolini d un caffè, una notte d'amore nella baracca di Panama) alimenta le illusioni, ma anche qui i “segni” appaiono con insistenza: atmosfere cupe, la luce livida dell'alba, il vento sulla spiaggia isolata. Una banda di malviventi si aggiunge agli ostacoli che sbarrano la strada dei due. Il loro capo (Lucien) tenta di aggredire Nelly. Non ci riesce perché interviene Jean, che lo agguanta lungo il molo e lo punisce duramente. La vicenda precipita. Nell torna dal vecchio Zabel, impietosita e come affascinata dal male. Zabel cerca di usarle violenza ed è ancora Jean che la salva. Ma questa volta va oltre e uccide (in un impeto di furia incontrollata) che apparenta il personaggio non soltanto al protagonista del successivo Le jour se lève di Carné
ma in qualche modo anche al Lantier della renoiriana Béte humaine: tutti e tre affidati a Jean Gabin). L'ultimo “segno” della fatalità incombente è dato dalla musica: un coro di voci bianche, che esce dalla radio, introduce una significativa nota di contrasto nella brutalità della situazione. In strada Jean è abbattuto dai colpi che Lucien gli spara da una macchina in corsa. Nell accorre ma è troppo tardi (e la nave che avrebbe dovuto portare Jean in Venezuela ha ormai salpato le ancore).
Pierre Mac Orlan aveva ambientato il suo romanzo a Montmartre. Prévert ne estrae gli elementi narrativi, li fonde in un impasto di lirica suggestione e inventa un ambiente che annulla ogni riferimento preciso. Gli “sconfitti” del nuovo “quai des brumes provengono non più da una osservazione attenta (anche se già fortemente trasfigurata dallo stile immaginoso d'uno scrittore incline alle evocazioni poetiche) ma da un programma letterario che ha le sue origini nel populismo prevertiano. Carné riveste il destino di ombre impalpabili, continuamente diverse: sono le molte facce ingannevoli di una aspirazione al bene (alla redenzione) che la vita distrugge passo passo. La nebbia che ammorbidisce i contorni delle cose ha un valore metaforico sin troppo manifesto, quasi fosse - per i protagonisti e per gli spettatori - un avvertimento in più. Tuttavia serve anche a introdurre il tema che, nel quadro d'una cosí intima collaborazione fra sceneggiatore e regista, individua l'apporto personale di Carné: la tristezza degli amori perduti, la malinconia dolorosa e nello stesso tempo consolante che nasce dalla constatazione della stessa impossibilità dell'amore.
Autore critica:Fernaldo Di Giammatteo
Fonte critica:100 film da salvare, Mondadori
Data critica:

1978

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Quai des brumes (Le)
Autore libro:Mac Orlan Pierre

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