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Armata Brancaleone (L’) -

Regia:Mario Monicelli
Vietato:No
Video:Mondadori Video, L'Unita' Video (Il Grande Cinema)
DVD:Medusa
Genere:Commedia
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Age, Furio Scarpelli, Mario Monicelli
Sceneggiatura:Age, Furio Scarpelli, Mario Monicelli
Fotografia:Carlo Di Palma
Musiche:Carlo Rustichelli; canzoni di Rustichelli, Age, Scarpelli e Monicelli
Montaggio:Ruggero Mastroianni
Scenografia:Piero Gherardi
Costumi:Piero Gherardi
Effetti:Armando Grilli
Interpreti:Vittorio Gassman (Brancaleone da Norcia), Catherine Spaak (Matelda), Gian Maria Volonte' (Teofilatto dei Leonzi), Maria Grazia Buccella(la vedova), Barbara Steele (Teodora), Enrico Maria Salerno (Zenone il Santone), Carlo Pisacane (Abacuc), Folco Lulli (Pecoro), Ugo Fangareggi (Mangold), Joaquin Diaz (Guccione), Luis Induni (Capitano di Guccione), Gianluigi Crescenzi (Taccone), Alfio Caltabiano (Arnolfo Mano di Ferro)
Produzione:Mario Cecchi Gori per Fair Film (Roma) - Les Films Marceau (Parigi) - Vertice Film (Madrid)
Distribuzione:Istituto Luce
Origine:Francia - Italia - Spagna
Anno:1966
Durata:

120’

Trama:

Un cavaliere in viaggio per prendere possesso del feudo di Aurocastro, viene assalito dai briganti che, dopo averlo sopraffatto, lo gettano in un fosso. Un membro della banda, avendo trovato la pergamena attestante l'investitura del feudo, convince l'amico Brancaleone a sostituirsi al cavaliere. Brancaleone, messosi al comando dei briganti, lungo il percorso per Aurocastro incappa in diverse avventure: l'incontro con Teofilatto ed i suoi bizantini, l'occupazione e la fuga da una città in preda alla peste, il salvataggio di una stravagante promessa sposa. Giunta al feudo, l'armata viene assalita dai Saraceni ma è salvata dai guerrieri comandati dal cavaliere che era stato aggredito dalla banda. Per Brancaleone ed i suoi uomini non resta che partire per una Crociata in Palestina.

Critica 1:Nel Medioevo lo spiantato cavaliere Brancaleone da Norcia si mette alla testa di un gruppo di scalcinati senza famiglia e parte alla conquista del feudo di Aurocastro. Pur essendo uno dei più classici esempi di commedia all'italiana, il film ne dilata i confini con un'operazione culturale originale che comprende Kurosawa e Calvino, una rilettura della storia in chiave nazional-popolare, l'invenzione (di Age & Scarpelli) di una parlata mista di latino medievale e italiano prevolgare, il gusto anarchico di una scampagnata becera e i temi tipicamente monicelliani del gruppo dei piccoli perdenti e del senso della morte. Terzo incasso nella stagione 1966-67, tre Nastri d'argento (Gherardi per i costumi, Di Palma per la fotografia, Rustichelli per la musica) e un titolo passato in proverbio.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Pur essendo sicuramente uno degli esempi più classici della commedia all'italiana, la saga di Brancaleone evoca richiami tematici molto ampi e discussi, che rivelano quanto siano sfuggenti i confini di questo «genere aperto». Il film era stato pensato qualche anno prima, come un progetto dell'effimera cooperativa Film Cinque: il fallimento di A cavallo della tigre aveva fatto accantonare questa e altre iniziative anche se il costumista Gherardi aveva già eseguito foto di prova per alcune comparse. Quello che per Monicelli è un soggetto ispirato al film Donne e soldati (1955) di Malerba e Macchi, per Age è un soggetto originale mutuato semmai da La sfida del samurai (1961) di Akira Kurosawa, soprattutto per quanto riguarda certe soluzioni visive, per il trucco e l'armatura dell'attore principale. Il tipo di ricostruzione storica slegata dalla solita retorica si fondava, per Monicelli, su due esempi cinematografici, Francesco, giullare di dio (1950) di Rossellini e 1860 di Alessandro Blasetti.
In realtà, L’armata Brancaleone è un'operazione profondamente originale nel suo insieme, pur se frutto di molti spunti raccolti altrove. Oltre a Kurosawa - la cui opera suscitava negli anni '60 grande interesse nel cinema occidentale (testimoniato dai remake di Sturges e di Leone) - si può pensare a I cento cavalieri, parabola «brechtiana» che Cottafavi aveva realizzato con scarsissimo successo di pubblico due anni prima. Soprattutto, con Cottafavi si condivide il rifiuto di un Medioevo che l'appena terminato boom dei film in costume aveva reso (nei ricchi kolossal hollywoodiani come nelle imitazioni «povere ma belle» di Cinecittà) manieristico e sdolcinato. Né è da trascurare un possibile rimando a uno dei maggiori successi di Gérard Philipe, Fanfan la tulipe.
Il riferimento al film di Rossellini - regista verso cui Monicelli ha palesato sempre grande ammirazione - è invece da prendere con le molle: soprattutto perché, come ha osservato bene Gassman, L'armata Brancaleone è il film in cui più emerge l'anima monicelliana di regista teatrale. Siamo agli antipodi di specialmente nel dea di cinema moderno ante-litteram che animava Rossellini, specialmente nel Francesco, giullare di Dio. Quanto alle fonti letterarie, è chiaro che l'intuizione migliore è quella di una sorta di latino medievale che costituisce l'idioma dei personaggi e che corrisponde per l'Italia centrale alla «vulgata padana» in cui sarà scritto qualche anno dopo Mistero buffo di Fo: le radici stanno nella cultura liceale e universitaria degli autori. Tuttavia, né Cervantes né il Calvino di Il cavaliere inesistente sono estranei all'operazione: almeno per quanto riguarda i contorni generali della storia e l'ambientazione, e per l'immagine di una civiltà che, dopo la caduta di Roma, era precipitata al punto da non vedere, oltre l'anno 1000, alcun futuro. Il problema delle fonti è però, tutto sommato, secondario. A Monicelli interessa aggiungere un'altra pala alla ricostruzione nazional-popolare della storia italiana; e, contemporaneamente, ricreare su uno sfondo inedito il gruppo di piccoli perdenti che anima le sue opere meglio riuscite. Da questo punto di
vista, anche l'invenzione della vulgata post-latina non è poi tanto distante dal gergo malavitoso di I soliti ignoti e dal successivo dialetto sportivo-spettacolare del delicato Temporale Rosy. E l’ambientazione storica rende più facile inserire quel senso di morte che sottende gran parte del cinema di Monicelli, soprattutto nella maturità e nella vecchiaia.
La prima avventura di Brancaleone è più «sgangherata» ma, forse proprio per questo, più riuscita della seconda, che appare fredda e ripetitiva. Per L'armata Brancaleone Monicelli può contare su un gruppo di fedeli caratteristi come Folco Lulli e Carlo Pisacane e su un innesto di gran classe quale si rivela Barbara Steele nella parte di una nobile masochista (l'attrice rappresentava, con la sua bellezza «asimmetrica», il simbolo più inquietante fra le molte vamp dei nostri anni '60 (…) Brancaleone alla Crociate vede invece abbassarsi il livello degli attori: l'unica presenza soddisfacente sembra essere quella dell'ex-leader dei Rokes, Shel Shapiro, nella parte di un fervente monaco. Inoltre, il secondo film - successo grande ma non enorme come ci si poteva aspettare - risentì delle polemiche tra Gassman e Monicelli: l'accordo tra i due si incrinò in fase di missaggio quando il regista volle, contro il parere dell'attore, mantenere la prevalenza dei rumori sul dialogo, col risultato - secondo Gassman - di creare scontento tra il pubblico che finisce per non cogliere alcune battute. Da notare ancora che il primo film fu interamente girato nei luoghi dove era ambientato (il Viterbese, Crotone); il secondo prevedeva invece esterni in Algeria, e per questo Cecchi Gori scelse la coproduzione con quel paese.
Entrambi i film ottennero riconoscimenti. Per L'armata Brancaleone si è già detto; Branca leone alle crociate vinse un premio a San Sebastiano. Tra gli effetti del successo sulla struttura del cinema italiano, ci fu anche quello di indicare i costumi e in una certa misura il linguaggio per il cosiddetto filone «decamerotico» che prende spunto dalla trilogia di Pasolini ma che a questa fonte è più propriamente riconducibile.
Autore critica:Stefano Della Casa
Fonte critica:Mario Monicelli, Il Castoro Cinema
Data critica:

7-8/1986

Critica 3:
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Data critica:



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