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Thank You For Smoking -

Regia:Jason Reitman
Vietato:No
Video:
DVD:Medusa
Genere:Drammatico
Tipologia:Sport e salute
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:tratto da romanzo omonimo di Christopher Buckley
Sceneggiatura:Jason Reitman
Fotografia:Jim Whitaker
Musiche:Rolfe Kent
Montaggio:Dana E. Glauberman
Scenografia:Steve Saklad
Costumi:Danny Glicker
Effetti:Larry Fioritto, Paul Bolger, Special Effects Services
Interpreti:Aaron Eckhart (Nick Naylor), Maria Bello (Polly Bailey), Cameron Bright (Joey Naylor), Adam Brody (Jack), Sam Elliott (Lorne Lutch), Katie Holmes (Heather Holloway), David Koechner (Bobby Jay Bliss), Rob Lowe (Jeff Megall), William H. Macy (Senatore Ortolan Finistirre), J.K. Simmons (BR), Robert Duvall (Capitano), Kim Dickens (Jill Naylor), Connie Ray (Pearl), Todd Louiso (Ron Goode), Dennis Miller (se stesso), Joan Lunden (se stessa), Nancy Humphries O'Dell (se stessa), Jeff Witzke (rapitore), Richard Speight Jr. (Ricky Del), Earl Billings (Senatore Dupree), Courtney Taylor (Burness), Spencer Garrett (Senatore Lothridge)
Produzione:Room 9 Entertainment-Tyfs Productions Llc
Distribuzione:Lucky Red
Origine:Usa
Anno:2005
Durata:

92’

Trama:

Nick Naylor e i suoi amici Polly Bailey e Bobby Jay Bliss, sono i componenti della squadra MDM ('Mercanti di Morte'), poiché tutti e tre lavorano come portavoce o addetti alle pubbliche relazioni per le industrie che realizzano prodotti dannosi come le sigarette, l'alcool e le armi. Nick, infatti, lavora come portavoce per la Big Tobacco ed ha il compito di difendere i diritti dei fumatori e delle aziende che producono le sigarette. Per combattere la battaglia contro i fanatici della salute rappresentati dal senatore Finistirre - che vorrebbe cambiare le marche delle sigarette con i nomi dei veleni - Nick ingaggia un agente di Hollywood per pubblicizzare le sigarette nei film e partecipa a una serie di talk show. Grazie ai suoi successi lavorativi, riceve una ghiotta offerta dal magnate della Big Tobacco per ideare nuove strategie di marketing, ma se la carriera va a gonfie vele, altrettanto non si può dire della sua vita privata: ha divorziato dalla moglie Jill e per suo figlio Joey è un padre completamente assente.

Critica 1:L'arte della persuasione. È questa la materia da cui muove Thank you for smoking, film tratto dall’omonimo roma zo di Christopher Buckley diretto dall’esordiente Jason Reitman, presentato ieri alla stampa dall’attore protagonista Aaron Eckhart e in uscita il 1°settembre. Eckhart interpreta Nick Naylor, vicepresidente dell’Accademia di Studi sul Tabacco, emanazione diretta delle corporazioni del settore responsabili di 1.200 decessi al giorno (lui si definisce un MDM, ossia un mercante di morte che attua un "controllo demografico").
La strada sembra spianata: «Le sigarette sono fighe, facili e danno assuefazione. Praticamente il avoro è già fatto», gli dice il capo. E se non bastasse ci sono le influenze politiche degne di una grande lobby, una squadra composta dai migliori studi legali e ricercatori scientifici «disposti a negare anche la legge di gravità». Ma in epoca di sensibilizzazione alla salute, relative crociate anti-fumo e calo dei consumi in seguito pure ai divieti, il suo ruolo di avvocato del diavolo diviene quello di arginare i danni all’industria della nicotina. Questo necessita di abilità dialettica («se argomenti, non hai mai torto»), supportata da una «moralità flessibile» adatta a «mantenere i segreti e distorcere la realtà». Quando poi, parlando ad esempio di gelato, al tuo interlocutore piace la vaniglia e a te il cioccolato, puoi sempre puntare più in alto «Cioccolato o vaniglia? Non mi basta no,voglio avere la scelta»). Naylor ha questa dote, e gioco-forza è un cinico. Il suo ragionamento è lineare: «La morte ci toglie clienti. Noi vogliamo il cliente vivo e fumatore», e per ottenere questo è disposto perfino a concedere 50 milioni di dollari per la pubblicità contro il tabacco.
Ma se nel libro egli è un personaggio integralmente negativo, qui viene mostrato umano al punto di farsi ingannare da una giornalista. suscitare l’affetto del proprio figliolo, e in definitiva risultare un simpatico farabutto. Il dubbio è: fa uno sporco lavoro per pagarsi il mutuo o incarna il paladino di una causa? «Difende la libertà» sostiene, sorridendo, l’attore Aaron Eckhart incontrando i giornalisti. «Milioni di fumatori che sono ghettizzati e perseguitati hanno diritto ad una difesa». La domanda viene da sola: che reazioni ci sono state dopo l’uscita negli Stati Uniti? «Le cose successe sono state due - risponde Eckhart anche perché politicamente non si sapeva come prenderlo, il film stesso non assume posizione, nessuno è del tutto buono o cattivo. Per questo viene letto in maniera diversa. Il messaggio è: se voglio fumare, lasciatemelo fare. Anche se può sembrare semplicistico. Sono andato all’ambulatorio del medico che quattro anni fa mi aiutò a smettere di fumare. Sua figlia è una fumatrice, e dopo aver visto il film ha perso il vizio. Sono rimasto sorpreso. All’opposto, mentre camminavo per strada un ragazzino mi ha mostrato un pacchetto di sigarette come a dire: sei la nostra voce».
Dal punto di vista morale, che ne pensa del personaggio? «Mi è piaciuto interpretarlo per la sua energia e capacità dialettica – prosegue Eckart –, ma Naylor è un uomo discutibile, un venditore, e nessuno, uscendo dalla sala, sarà convinto che sia una figura positiva, questo è palese. Immoralità è manipolare le persone, e il vero pericolo è qualcuno con un bel sorriso, carismatico, capace di convincere». L'attore appare soddisfatto di questo piccolo film indipendente.
«Se lo avessimo fatto con un grosso Studio non avremmo potuto mantenere l’umorismo nero e a volte pesante. Ci avrebbero detto che questo non si può fare e quest’altro bisogna tagliarlo. Invece non siamo dovuti scendere a compromesso su niente».
Però non è stato facile portare a termine l’impresa, in quanto la Icon Production di Mel Gibson aveva la sceneggiatura di Reitman e la Warner i diritti del romanzo, e nessuna delle due poteva procedere autonomamente. Ci sono voluti quattro anni e cause legali, ma ne è valsa la pena per un'opera dinamica, acuta (buona parte dei dialoghi viene direttamente dal libro), provocatoria. E non si vede neanche una sigaretta accesa.
Autore critica:Federico Raponi
Fonte criticaLiberazione
Data critica:

25/8/2006

Critica 2:Nonostante il titolo, Thank you for smoking – che uscirà nelle sale italiane il 1 settembre – non è solo un film sul fumo, è piuttosto un film sulla capacità di manipolare attraverso la parola, come afferma il protagonista Aaron Eckhart: «Il mio personaggio non ama tanto il fumo quanto il parlare, il suo lavoro è argomentare». L'attore, che vedremo anche in The Black Dahlia di Brian De Palma in concorso al festival di Venezia, interpreta un personaggio negativo con il quale il pubblico finisce con l'identificarsi: un lobbista.
Nick Naylor è infatti un portavoce della Big Tobacco, il cui lavoro è difendere i diritti dei fumatori al solo scopo di riuscire a guadagnare abbastanza per pagarsi il mutuo. Naylor e gli amici con i quali forma la Mdm (mercanti di morte) – ovvero: una portavoce di un gruppo dell'industria degli alcolici (Maria Bello) e un lobbista dell'industria delle armi (David Koechner) – rappresentano la cultura del marketing tipica della società americana, dove la verità va nascosta o resa accettabile attraverso l'arte dell'affabulazione. Mentre alle loro spalle campeggia la scritta «Take pride in America», i tre fanno a gara a dimostrare quale dei prodotti da loro rappresentati riesca a mietere più vittime in un anno. Nella categoria «manipolatori» rientra anche la giornalista Heather Halloway (Katie Holmes) che seduce Naylor allo scopo di avere informazioni per uno scoop e fare carriera. Inizialmente la pellicola doveva essere interpretata da Mel Gibson che aveva fatto acquistare i diritti del libro da cui è tratta, dalla Warner Bros, ma il progetto non è mai partito. Così è subentrato il produttore David O. Sachs che ha affidato a Jason Reitman (figlio del regista di commedie hollywoodiane Ivan Reitman) la regia.
La produzione indipendente ha dato al regista la libertà dell'irriverenza. Il film celebra così il not politically correct (come recita il press-book) contentando fumatori e non, conservatori e progressisti, là dove i primi apprezzano l'accento posto sulla scorrettezza politica e i secondi la denuncia della falsità delle corporazioni. «Il film è amato da chi fuma ma anche da chi non fuma, non c'è una posizione politica in cui collocarlo» afferma sempre Eckhart. L'interprete, che ha lavorato in molte pellicole indipendenti (ha esordito nel film Nella società degli uomini), descrive la sensazione di libertà che gli attori provano quando recitano in opere a basso costo: «Ho cominciato con i film indipendenti dove i personaggi sono più coraggiosi, degli antieroi. Ci sono meno soldi quindi più libertà», gli studios hanno troupe migliori ma le storie «sono meno interessanti e le sceneggiature meno articolate». Al centro della pellicola di Reitman è la facoltà di argomentare messa al servizio di qualunque causa: dal fumo allo sfruttamento dei lavoratori, dall'uccisione delle foche ai telefoni cellulari. «Quando ho chiesto al regista perché avesse voluto me per la parte mi ha risposto: 'per il tuo sorriso' – dice l'attore – il mio personaggio dimostra proprio il fatto che con un bel sorriso carismatico si può convincere chiunque di qualsiasi cosa» e aggiunge: «l'immoralità è nel manipolare gli altri, nel barare con le parole. Il mio personaggio è un venditore». Attualmente a Washington si contano 35 mila lobbisti che fanno girare due miliardi di dollari l'anno e il cui rapporto con il governo è sempre più stretto dato che molti ex deputati vengono attratti da questo mestiere; il risultato è quello di una pesante intromissione dei gruppi di pressione nel lavoro legislativo. «In America ci sono grossi interessi economici e politici, soprattutto l'ambiente di Hollywood è reso benissimo attraverso il personaggio del produttore interpretato da Rob Lowe» afferma Eckhart. Il confronto con Brian De Palma è per lui inammissibile: «In una piccola produzione come questa c'è meno esperienza quindi diviene un percorso di apprendimento anche per il regista.Con De Palma è facile lavorare, è molto rilassato. Tutto è perfettamente organizzato bastano due ciak e la scena era fatta». Per quel che riguarda la sua interpretazione in Thank you for smoking ribadisce: «In questa storia non c'è chi ha ragione e chi ha torto. Anche se io non mi comporterei mai come Nick Naylor ciò non toglie che esiste la responsabilità personale». E dunque, il senso del film?: «Lasciatemi fare quello che voglio».
Autore critica:Laura Landolfi
Fonte critica:Il Manifesto
Data critica:

25/8/2006

Critica 3:
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