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Almost Blue -

Regia:Alex Infascelli
Vietato:No
Video:Cecchi Gori
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo "Almost Blue" di Carlo Lucarelli
Sceneggiatura:Sergio Donati, Alex Infascelli
Fotografia:Arnaldo Catinari
Musiche:Massimo Volume
Montaggio:Valentina Girodo
Scenografia:Eugenia F. Di Napoli
Costumi:Lia Francesca Morandini
Effetti:
Interpreti:Lorenza Indovina (Grazia Negro), Claudio Santamaria (Simone Martini), Rolando Ravello (Alessio Crotti), Andrea Di Stefano (Vittorio Paletto), Benedetta Buccellato (madre di Simone), Luciano Curreli (Raul Crotti),
Dario D'Ambrosi (Matera), Angelica Di Maio (Vera), Marco Giallini (Sarrinia), Alex Infascelli (Luther Blisset), Regina Orioli (Lorenza), Marisa Solinas (Vedova Lazzaroni)
Produzione:Vittorio Cecchi Gori per Vittoria e Mario Film S.R.L.
Distribuzione:Cecchi Gori
Origine:Italia
Anno:2000
Durata:

85’

Trama:

A Bologna arrivano alcuni poliziotti appartenenti all'Unità Analisi Crimine Violento, al comando dell'ispettore Grazia Negro. Devono svolgere indagini su ben 7 omicidi di studenti. E a questi, poco dopo, se ne aggiunge uno nuovo: come i precedenti, anche in questo caso l'assassinio è brutale, il viso del morto è orrendamente sfigurato. Dopo molti riscontri, l'attenzione dell'ispettore si concentra su Simone, un ragazzo cieco che vive in casa con la madre e passa le giornate chiuso nella propria stanza intento a selezionare con uno scanner i rumori del mondo esterno. Simone ha 'sentito' la voce di questo serial killer che, dopo ogni omicidio, riesce ad assumere l'identità della vittima. Un sera Grazia e Simone vanno ad una festa. Qui Grazia crede di aver individuato il killer, e si allontana. Ha sbagliato e nel frattempo Simone è scomparso. Grazia corre a casa della mamma, che però trova morta. Simone ora viene piantonato e, di notte, Grazia ha un rapporto con lui. Entrato nella stanza, il colpevole, uno psicopatico già condannato altre volte, si acceca. Catturato e rinchiuso, si lascia andare sulla panchina del manicomio.

Critica 1:Figlio e nipote d'arte, formatosi alla scuola dei videoclip, Infascelli mette in scena un film nerissimo, lirico e struggente. Gli ambienti degradati ricordano quelli di Seven: più come un'evocazione, però, che come l'ennesima citazione del vitatissimo film di David Fincher. Il racconto, che non ha l'andamento del giallo, procede per lampi, per scene chiave punteggiate da dissolvenze in nero. L'effetto è emotivamente forte, a tratti consapevolmente sgradevole per come costruisce il clima macabro e ossessivo con cui avvolge sempre più i personaggi. Si rivela felice anche la scelta registica di far recitare gli attori dando loro soltanto poche informazioni sulle parti.
Autore critica:Roberto Nepoti
Fonte criticala Repubblica
Data critica:

19/11/ 2000

Critica 2:La contemporaneità raccontata attraverso la tecnologia. Sembra banale, ma le ossessioni di serial killer, malati mentali, handicap fisici, o più innocui voyeur sono fissate nello spazio-tempo tecnologico delle protesi organiche, il telefono, la rete internet, il computer, in una percezione-incubo che è dell'assassino, ma anche dell'individuo cosiddetto normale. La normalità, appunto, vacilla, di fronte alle sensazioni nuove, indescrivibili, invisibili o sottovalutate. Per questo in Almost Blue, già il titolo corrisponde ad un circa, il "quasi" che sfiora e rende precarie le certezze. La ricerca del serial killer è così un avvicinamento alla dimensione mai sperimentata. Prova, di recente, portata verso estreme conseguenze da The Cell, film che potrebbe avere molti punti in comune con il primo lungometraggio di Alex Infascelli. Anche quest'ultimo, infatti, come Tarsem ha una lunga esperienza di videoclip (tra i quali Lucy dei Cocteau Twins). Entrambi tentano di filmare il "mondo interiore". Tarsem ambiziosamente cerca di sondare le profondità della mente e di estrinsecarne immagini. Come ha suggerito Fabrizio Pirovano: "Celato dietro l'appartenenza al genere serial killer, The Cell si rivela come un film contraddittorio e destabilizzante" e ancora "The Cell è un film visivo e visionario. L'immagine è la vera padrona dello schermo". Infascelli gioca una visionarietà di colori e suoni (è importante il contributo delle musiche dei Massimo Volume). La voce e il colore sono la stessa cosa? Sono le sfumature, le varietà di sentimenti ignoti? Cosa significa veramente la "voce verde"?
Questo caleidoscopio di colori e suoni è attraversato dalla macchina da presa. E ogni spazio è sondato come in un viaggio di perlustrazione comunicante angoscia e sorpresa perché ogni piccola cosa nasconde un segreto. È un'immersione totale, inquietante, un percorso che sfalda le minime sicurezze. La camera d'albergo in cui è ospitata la giovane ispettrice Grazia Negro (Lorenza Indovina) comunica l'ansia di una terribile prigione. Il distretto di polizia ha la fatiscenza di un luogo anonimo e perduto. L'ambientazione nella città di Bologna e nel mondo universitario è di una neutralità sconcertante. L'abitazione di Simone è tutta in quello spazio di pochi metri quadri, angusto, ristretto, sommerso da decine d'apparecchiature che si alzano a colonna, come mura gigantesche che occultano un altro mondo o sembrano le protesi per captare l'altro mondo. La cecità di Simone, quasi una sorta di Caronte infernale, appare come la chiave segreta per oltrepassare il limite. Superare la barriera che ci consentirebbe - dovremmo, forse, essere tutti cechi come Simone - di entrare nello spazio misterioso degli altri sensi: l'udito, l'olfatto, il tatto. Ora non siamo sicuri che le capacità di Simone siano soltanto la destrezza di riconoscere l'ispettrice dal rumore dei suoi passi e dall'odore pungente dei suoi vestiti, l'aroma metallico della pistola. C'è qualcos'altro. È l'enigma della voce verde. È il mistero del serial killer, di un vissuto diverso che trova la sua normale espressione nel martirio dei corpi, nella necessità intima di ritualizzare in azioni terribili l'esperienza remota della vita infantile. Col terribile dubbio che ciascuno di noi porti con sé un'inquietudine sconosciuta pronta ad esplodere o a rimanere neutra e coperta dal coacervo di sensazioni superficiali; gli organi di senso sono per le "persone normali" l'unica àncora di salvezza, i bagliori, come le dissolvenze in bianco, che mantengono l'illusione del mondo, celando l'oscura profondità dell'universo.
Autore critica:Andrea Caramanna
Fonte critica:reVision.com
Data critica:

2000

Critica 3:Un thriller cupo, nervoso, ruvido. Con un serial killer solitario, quasi romantico nel suo delirio irrazionale. L’opera prima del trentatreenne Alex Infascelli propone un eroe negativo come il Satan del "Paradise Lost" di Milton ed è pervasa da un’innegabile sensibilità plastica nella costruzione delle immagini.
Forme, ritmo, colori. Come il verde della voce che Simone, non vedente, ha riconosciuto in una chat. L’unica traccia di un assassino che deturpa i coetanei con il piercing per impossessarsi della loro identità, dopo che un’infanzia difficile e il suicidio del fratello lo hanno fatto precipitare nell’autismo. La scientifica indaga, ma è l’omicida a controllare la situazione. Fino alla fine, quando decide di annullarsi in Simone, esiliato come lui nei sogni e nella musica: la ballata di Chet Baker "Almost Blue", interpretata dalla voce suadente di Elvis Costello, è contrapposta al duro heavy metal che l’assassino ascolta per isolarsi dal mondo intero.
Ispirato all’omonimo giallo di Carlo Lucarelli, fra i "buoni" del film figurano una donna-detective e un giovane portatore d’handicap. Che non sono affatto delle novità. Basti pensare al Silenzio degli innocenti e al Collezionista di ossa. E di suspense, a dire il vero, ce n’è poca, perché il colpevole viene individuato quasi subito. Possiamo solo aspettare che compia un passo falso o che sfregi una nuova vittima. Nel secondo tempo lo sviluppo dell’azione diviene meno credibile e il finale, un po’ tirato, non riesce a coglierci di sorpresa. Comunque, come esordio, il film denota uno spiccato gusto visivo, con sequenze da videoclip, scene da paura e una narrazione resa meno rigida dal variare dei punti di vista.
Autore critica:Paola Daniela Orlandini
Fonte critica:tempimoderni.com
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Almost Blue
Autore libro:Lucarelli Carlo

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