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Erin Brockovich - Forte come la verità - Erin Brockovich

Regia:Steven Soderbergh
Vietato:No
Video:Tristar Home Entertainment
DVD:Panorama
Genere:Drammatico
Tipologia:Natura e ambiente
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Susannah Grant
Sceneggiatura:Susannah Grant
Fotografia:Ed Lachman
Musiche:Thomas Newman
Montaggio:Anne V. Coates
Scenografia:Phil Messina
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Julia Roberts (Erin Brockovich), Albert Finney (Ed Masry), David Brisbin (Dottor Jaffe), Dawn Didawick (Rosalind), Conchata Ferrell (Brenda), Valente Rodriguez (Donald), Aaron Eckhart (George)
Produzione:Danny De Vito, Michael Shamberg, Stacey Sher
Distribuzione:Columbia
Origine:Usa
Anno:2000
Durata:

130'

Trama:

Con due matrimoni falliti alle spalle e tre bambini ancora piccoli da crescere, Erin Brockovic sente di essere sul punto di arrendersi di fronte alle difficoltà che la assillano. Non ha un lavoro, non può pagare le bollette, e per di più il tribunale le ha dato torto nella causa per un incidente d'auto di cui era rimasta vittima. Disperata, va da Ed, l'avvocato che l'aveva difesa, e lo supplica di darle un lavoro nel suo studio, uno qualunque. Incaricata di archiviare le vecchie pratiche, Erin si imbatte per caso in alcuni referti medici contenuti in un fascicolo di tutt'altro argomento. Incuriosita dalla presenza di quelle carte inserite nella documentazione relativa ad alcune proprietà immobiliari, la ragazza comincia a leggerle, per poi accorgersi del motivo: si tratta di un abile sistema per coprire un gravissimo caso di avvelenamento delle acque. Da tempo gli abitanti di Hinkley, cittadina californiana, si ammalano e muoiono senza sapere il perché. Nell'archivio idrico della contea, Erin trova conferma ai propri sospetti: il cromo esavalente, liquido velenoso usato per evitare la corrosione dei metalli, finiva nell'acqua corrente usata nelle case degli abitanti. Aiutata da Ed e dal suo studio, Erin si reca sul posto, contatta le persone, all'inizio diffidenti e poi convinte dalla sua determinazione. Così Erin raccoglie oltre seicento firme di adesione: tutta gente che si costituisce parte civile contro la ditta PG & E. Con tanta, probante documentazione, il verdetto non può che essere uno: la ditta viene riconosciuta colpevole e condannata a pagare 333 milioni di dollari di risarcimento. Quando tutto è concluso, Ed porta a Erin la parte che le spetta, due milioni di dollari.

Critica 1:Il dramma processuale (tratto da un fatto di cronaca) che vede una segretaria archivista di un piccolo ufficio legale denunciare una grande industria per aver avvelenato e diffuso cancri e malesseri di ogni tipo nella comunità circostante i suoi impianti, è ridotto a mezza scena in tribunale e ad un paio di colloqui tra avvocati. I veri cattivi, i veri responsabili, non si vedono mai. C'è solo lei, Julia Roberts, un ufficio legale di second'ordine che alberga in un prefabbricato come un'agenzia immobiliare, uno stabilimento chimico che avvelena la gente più per pigrizia che per rapacità un'umanità di vittime ammalate, spente, sparse nel deserto. Ci sono registi che mostrano e altri che si lasciano guardare mentre guardano qualcos'altro. Soderbergh adotta senza incertezze la seconda opzione dimostrando che basta pochissimo per migliorare la pesante banalità del mainstream commerciale del cinema americano contemporaneo, basta far scorrere un po' più di tempo nelle inquadrature, farvi filtrare un po' della luce lattiginosa e disordinata della vita reale perché tutto sembri più vero e appassionante.
Autore critica:Mario Sesti
Fonte criticaKataweb cinema
Data critica:



Critica 2:Il cinema ha ancora bisogno di eroi. Così gli americani hanno ripreso a far film coi pugni in tasca, scendendo finalmente dalle guerre stellari alle terrestri. Dopo Insider, che attacca le multinazionali del tabacco (e guarda caso non ha vinto Oscar), ecco l'altrettanto civile, appassionato e divertente Erin Brockovich diretto da quello Steven Soderbergh che dopo aver trattato sesso, bugie e videotape, torna sulle bugie. E racconta una storia vera del 96, arrivata per caso sugli schermi, quella di una bella madre coraggio in minigonna, con tre figli, senza marito, bisognosa di lavoro - nemesi storica: Julia Roberts prende 40 miliardi a film- che scopre, assistendo un avvocato, un sommerso disastro ecologico che viene alla luce per uno strano traffico immobiliare. Nel deserto fuori Los Angeles infatti una compagnia elettrica inquina le falde acquifere utilizzando il cromo di terzo livello per non arrugginire i tubi. I residenti, molti dei quali colpiti da mali incurabili, prima diffidenti e increduli, prendono coscienza dei torti subiti e si associano in tribunale grazie alla volontà cocciuta di Erin e dei suoi avvocati vip, fino al rimborso record di 333 milioni di dollari. Più la fiducia nella giustizia, che non ha prezzo. Tutto vero. O quasi. C'è perfino l'apparizione, nei panni di una cameriera, della reale miss Erin, ex reginetta di bellezza che ora sta nel South West. I personaggi di questa storia “esemplare”, che ci piacerebbe esportare nell'happy end ambientalista, sono belli sia dal punto di vista del cinema che della vita: la mamma intrepida che non molla, i tre bambini così veri, il vicino di casa Aaron Eckhart, moto e orecchino, che diventerà anche vicino di cuore e baby sitter; e l'avvocato (strepitoso e ironico mattatore Albert Finney) che, dopo qualche insistenza, sceglie la buona causa. La cosa rara è che Erin Brockovich è un film-denuncia, come si facevano in Italia negli Anni 60, ma non gli manca nulla del professionismo hollywoodiano (ritmo, montaggio, sceneggiatura), tanto che l'aggettivo didascalico si sposa al sostantivo “entertainment” senza far sconti al dramma civile, uno dei tanti cui speriamo di non abituarci. C'è l'optional del divismo, che fa circolare meglio il prodotto. Sorpresa: Julia Roberts che, nel pieno di una stagione di fortunate smorfie sentimentali, qui, opportunamente rinforzata nel seno, si impegna e s'impone come una bravissima attrice drammatica, espressiva, varia, commovente senza retorica e giusta per il neo-realismo hollywoodiano: i suoi occhi vivi t'inseguono fino all'uscita.
Autore critica: Maurizio Porro
Fonte critica:Corriere della Sera
Data critica:

15/4/2000

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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