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Matrix Revolutions - Matrix Revolutions

Regia:Andy Wachowski; Larry Wachowski
Vietato:No
Video:
DVD:Warner
Genere:Fantascienza
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Andy Wachowski, Larry Wachowski
Sceneggiatura:Andy Wachowski, Larry Wachowski
Fotografia:Bill Pope
Musiche:Don Davis
Montaggio:Zach Staenberg
Scenografia:Owen Paterson
Costumi:Kym Barrett
Effetti:
Interpreti:Keanu Reeves (Neo), Laurence Fishburne (Morpheus), Carrie-Anne Moss (Trinity), Hugo Weaving (Agente Smith), Monica Bellucci (Persephone), Daniel Bernhardt (Agente Johnson), Nona M. Gaye (Zee), Nathaniel Lees (Mifuno), Harry J. Lennix (Lock), Matt Mccolm (Agente Thompson), Harold Perrineau Jr. (Kain), Neil Rayment (Gemello due), Adrian Rayment (Gemello Uno), Jada Pinkett Smith (Niobe)
Produzione:Warner Bros., Village Roadshow Productions
Distribuzione:Warner Bros. Italia
Origine:USA
Anno:2003
Durata:

138'

Trama:

Mentre Trinity veglia Neo ancora in coma, Morpheus sta cercando di adattarsi alla realtà che l'Uno su cui aveva fondato le sue speranze di una nuova rinascita è, in realtà, un altro sistema di controllo ideato dagli architetti di Matrix. Intanto l'esercito di Zion, aiutato da valorosi volontari come Zee e Kid, combatte per ritardare l'avanzata delle sentinelle e delle macchine. A fiaccare la resistenza dei combattenti anche il fatto che l'agente Smith è divenuto potentente al punto tale da voler distruggere insieme le macchine e il mondo reale. Con l'aiuto di Niobe, Neo e Trinity decidono di sfidare il nemico nel loro cuore dove nessuno si era mai avventurato, la Città delle Macchine.

Critica 1:Matrix Revolutions esce in tutto il mondo nello stesso giorno, 5 novembre, alla stessa ora. Il terzo film pone fine (forse: dipende dagli incassi) alla serie divenuta proverbiale, un simbolo e un esempio di modernità. Dal 1999 di Matrix, ha influenzato la moda, il costume, l'arredamento d'interni, il linguaggio («ci connettiamo»), le tecniche d'illuminazione, il design. Con il suo enorme successo ha scomodato pure Jean Baudrillard, i suoi studi sulla simulazione e i simulacri. Alla terza volta, naturalmente, Matrix Revolutions, girato in Australia, non lascia più stupefatti. Ma porta novità. Nuove sentenze ovvie e malinconiche: «Lo scopo di una vita è di finire», «Tutto quello che ha un inizio ha una fine». Nuove aspirazioni appassionate: «Che cosa vuoi? », «Pace». Nuove sciagure: al protagonista Neo vengono crudelmente bruciati gli occhi, accecandolo. Vecchie abitudini, invece: verde e nero colori dominanti, il mix scenografico tra elettronica futuribile e costruzioni ferrigne da prima rivoluzione industriale ottocentesca. E la solita struttura narrativa a risparmio, subito adottata pure da altri film: l'alternarsi di prodigiose sequenze d'azione e di tediose chiacchiere fumose sull'Uno, l'Oracolo, l'Eletto, il futuro stesso del genere umano, la limitata conoscenza e l'illimitata fiducia, il Controllo, il Deus ex Machina e altre insulsaggini. Grandi momenti: l'epico scontro tra l'uomo e le Macchine, la lotta disperata e coraggiosa contro l'imponente invasione fragorosa di sciami di piovre luminose composte da tubi metallici, di «talpe» armate che perforano le pareti nell'ultima battaglia; il duello tra Neo e l'agente Smith, meravigliosamente coreografato da Yuen Wo Ping, all'inizio sotto una pioggia torrenziale in una strada affollata di cloni (altri agenti Smith), poi volando ad alta quota nello spazio, poi in un grattacielo abbandonato e infine in un cratere, scontro accanito ma vano perchè i duellanti hanno acquisito gli stessi immensi poteri e nessuno dei due può essere sconfitto. Neo adotta scopi non bellicosi («Vuole la pace ed è disposto a tutto per ottenerla»), Trinity muore, Morpheus è a volte anche molto scoraggiato. Gli interpreti conservano la loro qualità caratteristica, l'assoluta eleganza: anche Monica Bellucci, che appare per un minuto e mezzo circa vestita da regina di Biancaneve, Persefone a fianco del suo spietato compagno Laurent Wilson (Merovingian). Gli effetti visivi di John Gaeta, la fotografia di Bill Pope, le scenografie di Owen Paterson, sono il massimo di perfezione tecnologica a cui sia finora arrivato il cinema virtuale.
Autore critica:Roberto Nepoti
Fonte criticaLa Repubblica
Data critica:

3/11/2003

Critica 2:Il terzo atto di una messa in scena chiude o dovrebbe chiudere una storia, una favola, un plot, un intreccio un’avventura, un’epica pop in cui ai “canti” di scolastica memoria Hollywood ha sostituito i sequel e i prequel. Matrix Revolutions dei fratelli Wachowski, dopo quattro anni, mette la parola fine (provvisoriamente?) alle peripezie di Neo, l’hacker che volle farsi (ed è stato costretto a trasfigurarsi nell’uomo, nell’eroe salvifico) redentore di un’umanità assediata dalle macchine, schiacciata tra un mondo reale e un mondo parallelo. Corpi e simulacri, veggenti e visioni, organismi e meccanismi: metafora della condizione umana e metafora pop del cinema postmoderno, postantropologico.
La condizione umana rimane, da millenni, sempre identica a se stessa, cambiano soltanto i modi e i tempi della sua descrizione. Cambiano i punti interrogativi. Cambiano le intensità e i nomi delle inquietudini. La trilogia di Matrix è un’intuizione creativa originale e una sofisticata operazione di marketing. Non bastano però gli studi di mercato e le campagne di lancio, gli slogan e le griffe, le manipolazioni e le mode ad imporre un testo-prodotto. Per un testo o un prodotto è decisivo produrre immaginario o elaborare interstizi e figure di un immaginario già attivo e strutturato. Matrix, indipendentemente da quello che se ne possa pensare, dal giudizio critico, dal piacere o dal dispiacere con cui si seguono le emozioni di Trinity (Carrie-Anne Moss), le sentenze di Morpheus (Laurence Fishbume), le coreografie da combattimento di Smith e Neo, le corse da videogame planetario di Niobe, è una “matrice” raffinata e semplicissima, un open source di software narrativo. Nel terzo capitolo della saga, Neo (Keanu Reeves) si avvicina alla verità assoluta. Il mondo reale, il suo passaggio terreno lo hanno svuotato di molti dei suoi poteri. E alla deriva in una zona franca, in un terra di nessuno tra Matrix e il Mondo delle Macchine. Si trova nella casella pericolosa di un gioco dell’Oca, nella stazione di una metropolitana da cui sembra impossibile partire e in cui l’identico si ripete. M’infinito. Fino alla fine dei giorni e delle notti scandite dai computer. Lo scontro finale e la resa dei conti tra gli abitanti-supersiti di Zion e le svelte, verminose e orride sentinelle meccaniche, preannunciati in Matrix Reloaded, si scatenano con una lunga, movimentatissima e avvincente sequenza in cui l’esercito degli umani, aiutato da coraggiosi volontari, si difende disperatamente dall’invasione e dalla distruzione. Le macchine vogliono l’annientamento completo degli abitanti di Zion, vogliono sotterrare i resti della civiltà sconfitta e sradicarne il futuro. Come ogni battaglia finale anche Matrix Revolutions ha le sue vittime e i suoi feriti gravi, i suoi lutti e le sue mutilazioni permanenti (i riferimenti allo sguardo, agli occhi, all’atto di guardare e vedere sono inevitabili). L’agente Smith, Hugo Weaving, diventa sempre più potente, imprevedibile e incontrollabile, l’Oracolo (Mary Alice) ha altri suggerimenti da dare a Neo che insieme a Trinity e con l’aiuto di Niobe (Jada Pinkett Smith) parte molto al di là dei bastioni di Orone, dove il cielo è sempre più blu, fino al cuore terrificante e di vera tenebra illuminata da bagliori di morte della Città delle Macchine. Il protagonista si trova faccia a faccia con un informe e magmatico potere assoluto e la trattativa, lo scambio, la mediazione riguardano la pace e la guerra, la fine e la sopravvivenza di due o di un’unica civiltà o di nessuno. Conflitto finale, integrazione o alleanza?
Ogni viaggio impone scoperte e nuove conoscenze e Neo apprenderà in questo epilogo della trilogia altre cose su se stesso, sull’origine dei suoi poteri e sui programmi creati dalle macchine che cercano di nascondersi in Matrix quando capiscono che rischiano di essere cancellati. L’angoscia della fine, del “delete”, è un’angoscia umana e meccanica, una paura, atavica o recente, condivisa. Film come Matrix Revolutions sono esplicitamente documentari sull’evoluzione degli effetti speciali, sulla nozione di set, sul ruolo degli attori, sul campo, sulla proiezione degli spettatori, sulle modulazioni dell’azione fisica e mentale, sulla visione, sulla retorica che con-nota una pellicola come evento e fenomeno. In questa trilogia tutto accade e tutto è mescolato e una squadra di autori del cyberpunk analizza, in Visioni da Matrix pubblicato da Sperling & Kupfer, che cosa “abbia di speciale” la creatura polimorfa dei Wachowski. Bruce Sterling appronta una definizione-accumulo:“Matrix è un film filosofico postmoderno in cui frammenti di filosofia eseguono questo balletto di ciché à la Casablanca. Vi convivono esegesi cristiana e mito del Redentore, la morte e la rinascita (...) stralci di fantascienza ontologica della scuola di Philip K. Dick, Nabucodònosor, il Buddha, il taoismo, il misticismo delle arti marziali, profezie oracolari e telecinesi, magia da palcoscenico.

9/11/2003
Autore critica:Enrico Magrelli
Fonte critica:Film tv
Data critica:

9/11/2003

Critica 3:
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