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Pianese Nunzio - 14 anni a maggio -

Regia:Antonio Capuano
Vietato:14
Video:Mondadori Video
DVD:
Genere:Drammatico - Sociale
Tipologia:Diritti dei minori
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Antonio Capuano
Sceneggiatura:Antonio Capuano
Fotografia:Antonio Baldoni
Musiche:Umberto Marino
Montaggio:Giorgio Franchini
Scenografia:Mario di Pace
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Nando Triola, Fabrizio Bentivoglio, Rosaria de Cicco, Emanuele Gargiulo, Manuela Martinelli, Teresa Saponangelo, Tonino Taiuti
Produzione:Ama Film S.R.L. - Istituto Luce S.P.A. - G.M.F. S.R.L. in collaborazione con Mediaset (1995-1996)
Distribuzione:Medusa
Origine:Italia
Anno:1996
Durata:

115'

Trama:

Don Lorenzo Borrelli è il nuovo parroco della chiesa di Santa Maria delle Monteverginelle nel quartiere Sanità a Napoli. Un quartiere in degrado: disoccupazione, camorra. Don Lorenzo ha avviato un rapporto di comprensione con la popolazione e di netta opposizione alla camorra che domina la zona: tiene incontri di catechesi con i giovani in modo libero e aperto ed ospita in canonica alcuni giovani bisognosi di aiuto. Tra questi Nunzio Pianese, un ragazzo tredicenne (un po' introverso, appassionato di canzoni) il cui padre, che vive per conto suo, è poco equilibrato e dedito al vino, mentre la madre lo ha affidato alla propria sorella Rosaria. Il ragazzo frequenta la terza classe della Scuola Media ed è spesso ospite di don Lorenzo che un giorno gli propone di trasferirsi stabilmente in canonica. Tra don Lorenzo e Nunzio si instaura un rapporto "particolare": a questa sua condotta nel privato fanno contrasto le sue prediche e conferenze alla gente del quartiere che lo sente inveire contro la camorra. Il suo atteggiamento infastidisce e preoccupa la camorra che controlla il quartiere, "vede e sa tutto": resasi conto del comportamento di questo prete con Nunzio, capisce che c'è un modo di liberarsi di un pericoloso avversario. La famiglia disgregata, la zia Rosaria che lo ha ospitato, la scuola, il servizio di assistenza sociale, gli amici di Nunzio ed infine la polizia sono i "passaggi" di una strategia fatta di inviti a riflettere, di minacce, di ricatti che gradatamente inducono i parenti, insegnanti e assistenti sociali a fare pressione sul ragazzo perché capisca e valuti la sua situazione reale e decida di denunciare il prete. Nunzio, inizialmente restio, si rende gradatamente conto che la sua situazione è di pubblico dominio, che tutti prendono le distanze da lui, che corre seri pericoli: alcuni espliciti "avverti-menti" della camorra fanno crollare le sue residue resistenze. Don Lorenzo, cosciente anche lui che la sua relazione è nota, fa appello all'"amicizia" ma continua. Nella settimana prima di Pasqua Nunzio cede fisicamente e moralmente. Mentre don Lorenzo guida nelle via del quartiere una sua "singolare" versione della Via Crucis sostituendo ai veri protagonisti della Passione di Cristo se stesso, i boss e la gente del quartiere, Nunzio rilascia la sua sofferta deposizione. Don Lorenzo, terminato il rito, dichiara di assumere le sue responsabilità dinanzi alla legge.

Critica 1:Si esce turbati dalla proiezione di Pianese. Coraggioso e diseguale, il film affronta temi talmente "grandi" (l'amore, la coerenza, l'amicizia, l'impegno) e lo fa con toni così diversi che anche l'intelligenza dello spettatore finisce per esserne frastornata. C'è la miseria del rione Sanità (cioè Napoli, cioè il Sud) la sua vitalità conturbante e la sua ambigua moralità. E anche i due protagonisti non mostrano una faccia sola: il prete deciso a "percorrere le strade estreme dell'esistenza" accetta la sua omosessualità con la stessa ssolutezza con cui crede nella sua missione anticamorra, mentre l'adolescenza del ragazzino non basta a metterlo al riparo dalla stanchezza della vita, schiacciato da una rassegnazione e da una disillusione più grande di lui. Il film ci presenta queste storie con la stessa urgenza della vita, per squarci e divagazioni quasi jazzistiche, ora sui toni del mélo ora su quelli dell'inchiesta giornalistica, lasciando allo spettatore il compito di mettere in relazione l'ambiente e le persone.
Autore critica:Paolo Mereghetti
Fonte criticaSette
Data critica:



Critica 2:Pianese Nunzio 14 anni a maggio è un film che appare decisamente molto ricco dal punto di vista tematico, basato com’è su una sorta di doppia anima: da una parte quella sociale, che rappresenta con lucidità il dramma delle condizioni di vita nel rione Sanità, con la malavita organizzata, la disoccupazione, la tossicodipendenza, l’alcolismo e una diffusa povertà; dall’altra quella privata, che si concentra in primis sul rapporto tra il sacerdote Lorenzo Borrelli e il tredicenne Nunzio Pianese, senza tuttavia trascurare le loro relazioni con gli altri personaggi (Nunzio e la sua famiglia disgregata, la scuola, i rapporti tra il parroco e i fedeli, la musica).
Nella relazione di amicizia di Nunzio con l’adulto, ossia don Lorenzo, quest’ultimo rappresenta per il giovane napoletano un’ancora di salvezza e un educatore attento e controcorrente. Nunzio, sin da bambino, è sempre stato abbandonato a se stesso: il padre alcolista e la madre povera e sottomessa non hanno potuto garantirgli una vita dignitosa e per questa ragione lo hanno affidato a una zia che, per quanto premurosa, non è in grado di occuparsi veramente di lui. Lorenzo non solo offre a Nunzio un tetto e una famiglia, ma anche e soprattutto attenzione e rispetto. Il parroco è la prima persona che ascolta davvero Nunzio, che lo incoraggia nelle sue passioni, che gli offre una possibilità di diventare adulto. Quanto poi all’educazione, al di là degli aiuti scolastici, don Lorenzo insegna al suo protetto che esiste una possibilità di vivere in maniera diversa, rispettando la legge e gli altri individui, rifiutando la violenza e i rapporti di forza, schierandosi contro il conformismo, l’omertà e i pregiudizi. Per Nunzio la convivenza con Lorenzo diventa una straordinaria opportunità di crescita morale e spirituale: il ragazzo impara a guardare la realtà con una prospettiva nuova e moderna, conquista fiducia in se stesso e nelle sue possibilità, inizia a credere che esista un mondo migliore e non soltanto lo squallore della vita quotidiana da lui condotta fino a un momento prima dell’incontro con il parroco. Lungo questo percorso di formazione, il protagonista supera anche le sue difficoltà di comunicazione: non è più così taciturno come all’inizio, è come se per la prima volta imparasse davvero a parlare, privilegiando il dialetto della sua città, confortato anche dai testi delle canzoni napoletane che tanto ama.
In questo contesto si inserisce tuttavia il problema dell’omosessualità di don Lorenzo, che si colloca ai margini della pedofilia. Il sacerdote non nasconde la sua attrazione per il giovane e Nunzio, benché assai incerto rispetto ai suoi desideri sessuali, non sa opporsi e si concede. Il film non chiarisce volutamente i dettagli della loro relazione amorosa proprio perché essi sono poco limpidi anche per i due: Lorenzo è consapevole di violare la legge e di tradire l’abito che porta ma non trova la forza per fermarsi; Nunzio, vinto dall’umanità del sacerdote e dalla gratitudine nei suoi confronti, non si rende conto esattamente di quello che sta facendo. Quel che è certo è che non c’è violenza né corruzione nel loro rapporto, che appare in più occasioni innocente e puro.
A distruggere il legame tra Lorenzo e Nunzio interviene la camorra che, dovendosi liberare di un uomo scomodo e spavaldo, fa leva sullo scandalo della convivenza per mobilitare famiglie, amici, strutture socio-assistenziali. Saranno soltanto le pressioni esercitate sul giovane da soggetti tanto numerosi e “convincenti” a portare all’intervento della magistratura. Apparentemente è l’ennesima vittoria della criminalità organizzata, ma non è affatto detto che Nunzio non abbia imparato nulla dall’esperienza con don Lorenzo.
Autore critica:Stefano Boni
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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