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Sussurri e grida - Viskningar och rop

Regia:Ingmar Bergman
Vietato:14
Video:San Paolo Audiovisivi
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Ingmar Bergman
Sceneggiatura:Ingmar Bergman
Fotografia:Sven Nykvist
Musiche:Da Frederic Chopin, Johann Sebastian Bach
Montaggio:Siv Lundgren-Kanalv
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Harriet Andersson (Agnes), Kari Sylwan (Anna), Ingrid Thulin (Karin), Liv Ullmann (Maria), Anders Ek (Isak, il pastore), Inga Gill (narratore), Erland Josephson (David, il dottore), Henning Moritzen (Joakim, marito di Maria), Georg Årlin (Frederik, marito di Karin), Lena Bergman (Maria bambina), Lars-Owe Carlberg (spettatore), Rosanna Mariano (Agnes, bambina), Monika Priede (Karin, bambin), Linn Ullmann (Figlia di Maria), Anna Karin Johannson, Greta Johansson
Produzione:Cinematograh Ab Svenska, Filminstitutet, Liv Ullmann, Ingrid Thulin, Harriet Andersson, Seven Nykvist
Distribuzione:Cineteca Griffith - Collettivo dell’Immagine
Origine:Svezia
Anno:1972
Durata:

90'

Trama:

In una villa immersa nei colori autunnali di un parco alla periferia di Stoccolma, la quarantenne Agnese sta morendo di cancro. Al suo capezzale sono accorse le sorelle, Karin e Maria, da tempo lontane. Sposata con un uomo più anziano di lei, Karin è una donna impietosa, che odia il prossimo e ha un forte disgusto per ogni contatto fisico. Maria, più giovane, è un'estroversa preoccupata solo di sè e della sua bellezza. Nell'ombra, silenziosa e trepida, si muove Anna, la governante, che per aver perduto una figlia è la più vicina alla sofferenza della sua padrona. Agnese muore, ma durante la veglia funebre le sorelle odono levarsi dal suo cadavere grida disperate di invocazione. Sia Karin, però, chiusa nel suo egoismo, sia Maria, che fugge terrorizzata, non hanno piu' nulla da dare ad Agnese, ed è ancora Anna a prendere tra le sue braccia quel povero corpo e a consegnarlo placato al riposo eterno. Dopo un tentativo di comunicare fra loro, nel quale sono state per un attimo vicine, Karin e Maria si dividono per sempre. Nella casa vuota, e che dovrà abbandonare, Anna sfoglia il diario di Agnese, ritrovandovi le immagini di un passato in cui le tre sorelle, ancora unite, godevano della loro fragile felicità.

Critica 1:Assistita da due sorelle e una governante, Agnese muore di cancro in una villa alla periferia di Stoccolma. Sinfonia in rosso maggiore di un Bergman in gran forma espressiva, all'altezza del modello cui s'ispira: il teatro intimo di August Strindberg. Memorabile riflessione sul dolore e la pietà. Sussurro e grido invocano una cosa sola che non è la felicità, ma le assomiglia: la pace. "Tutti i miei film possono essere pensati in bianco e nero, eccetto Sussurri e grida ... ho sempre immaginato il rosso come l'interno dell'anima" (I. Bergman). Fotografia di altissimo livello di Sven Nykvist, abituale collaboratore del regista.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:(…) Il film è ambientato all'inizio del secolo. Agnes (Harriet Andersson) è la proprietaria della casa nella quale vive dopo la scomparsa dei genitori. Non ha mai voluto abbandonarla, a differenza delle due sorelle che si sono trasferite altrove. Ha vaghe ambizioni artistiche: dipinge, suona il pianoforte, ma tutto in modo alquanto patetico. Nessun uomo è mai entrato nella sua intimità. Agnes soffre di una malattia incurabile e trascorre gran parte della giornata a letto, pregando Dio. Karin (Ingrid Thulin), di due anni maggiore, è sposata con un uomo ricco molto più vecchio di lei. Il suo matrimonio è un fallimento. Il marito non riesce ormai che a ispirarle disgusto. Nonostante abbia avuto cinque figli Karin non sembra aver risentito della maternità, così come non vuole far trasparire la tristezza del suo matrimonio. Il suo aspetto esteriore ne fa una donna arrogante e poco comunicativa. Questo apparente autocontrollo dissimula un odio impotente contro il marito e la vita. La sua disperazione si manifesta solo nei sogni d'incubo che sovente la assalgono.
Maria (Liv Ulmann) è la beniamina delle sorelle, ricca e sposata con un uomo di bell'aspetto e di ottima condizione. Ha una bambina, e lei stessa è rimasta una fanciulla viziata, sorridente, curiosa e sensuale. Ma non ha la minima idea del mondo che la circonda e non si fa turbare da contrasti morali di sorta. Sua unica regola è di piacere. Anna (Kari Sylwan) è la cameriera. Da giovane ha avuto una figlia che è stato molto curata da Agnes. Questo fatto (poi la bambina è morta) ha creato uno stretto legame fra le due donne. Anna non parla, ma è onnipresente, sa tutto e tutto ascolta.
La malattia di Agnes improvvisamente peggiora e il medico diagnostica la sua fine imminente. È a questo punto che il film ha inizio. Le sorelle giunte per la circostanza e la cameriera Anna si alternano al capezzale della sofferente. Attraverso queste giornate “alle soglie della morte” Bergman illustra i rapporti delle quattro donne tra loro, mentre in drammatico crescendo echeggiano nelle stanze le urla dell'ultima crisi e i bassi rantoli dell'agonia. In una terrificante metafora Agnes, già morta, piange e tende le braccia alle sorelle perché la aiutino nel trapasso; ed esse fuggono in preda alla nausea e allo sgomento. Solo Anna accetta di cullarla pietosamente perché essa accetti la sua “seconda nascita”, fondendo vita e morte in un abbraccio di calda, carnosa, possente dedizione. La morte agogna alla vita, come se non l'avesse mai vissuta. E la vita consola la morte come una nutrice saggia e immortale.
Né saggezza né dedizione eviteranno che dopo le esequie le sorelle, partendo, liquidino la serva con una parola cortese e aprendo fuggevolmente il portafoglio. “Qui Bergman ristabilisce la distanza tra le classi che la sventura sembrava accomunare” (Casiraghi). Poi tutte lasceranno la loro casa di un tempo, quel Posto delle Fragole che non hanno saputo o voluto riconoscere. Con un tocco di lieve rimpianto Bergman finisce il film nel vasto giardino, mentre le sorelle, tutte vive, si dondolano sull'altalena; quando il mondo era ancora verde per loro, e non occorreva fuggire al rosso incubo delle pareti di casa. Tutti gli interni di Sussurri e grida sono in rosso cupo, smorzato e rituale.
La spiegazione di questa scelta cromatica è stata data da Bergman stesso in una lettera inviata ai collaboratori mentre scriveva la sceneggiatura. “Gli interni saranno in diverse gradazioni di rosso - avvertiva -. Non chiedetemi il perché, non lo so. Ho cercato io stesso di trovarne il motivo e mi sono dato spiegazioni una più comica dell'altra. La più ottusa, ma anche la più difendibile, è che deve trattarsi di qualcosa di interiore, perché dall'infanzia mi sono sempre immaginato l'interno dell'anima come un'umida membrana tinta di rosso”.
Dal vicariato della prima giovinezza tornano ancora una volta le immagini ossessionanti di Bergman: si veda anche la sequenza della lanterna magica (…) e si noti il silenzio delle sorelle, che gravò sempre sulla casa paterna del regista (il padre e la madre non si parlarono mai, per cinquantadue anni di seguito; lo confessò a Ingmar la madre stessa prima di morire). Ma c'è di più: nel suo sforzo di comprensione qui Bergman non solo si rifà ragazzo, ma si fa donna. Si strappa dalla sua natura maschile per meglio realizzare, con affanno, l'atto di offerta amorosa che è al culmine del film, ma che si compirà, per un momento, solo dopo varcata la misteriosa soglia della morte. Il sussurro in Bergman è grido, il grido è sussurro. Entrambi invocano una cosa sola, che non è la felicità, ma che le assomiglia, perché è la pace. (…)
Autore critica:Tino Ranieri
Fonte critica:Ingmar Bergman, Il Castoro Cinema
Data critica:

12/1974

Critica 3:
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Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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