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Larry Flynt- Oltre lo scandalo - People Vs. Larry Flynt (The)

Regia:Milos Forman
Vietato:14
Video:Columbia Tristar Home Video
DVD:
Genere:Biografico
Tipologia:Mass media
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Scott Alexander, Larry Karaszewski
Sceneggiatura:Scott Alexander, Larry Karaszewski
Fotografia:Philippe Rousselot
Musiche:Thomas Newman
Montaggio:Christopher Tellefsen
Scenografia:Patrizia Von Brandenstein
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Woody Harrelson (Larry Flynt), Courtney Love (Althea Leasure), Edward Norton (Alan Isaacman), Brett Harrelson (Jimmy Flynt), D'Army Bailey (Giudice Thomas Mantke), James Carville (Simon Leis), Miles Chapin (Miles), James Cromwell (Charles Keating), Crispin Glover (Arlo), Donna Hanover (Ruth Carter Stapleton), Burt Neuborne (Roy Grutman), Richard Paul (Jerry Falwell), Vincent Schiavelli (Chester)
Produzione:Oliver Stone, Janet Young, Michael Hausman
Distribuzione:Columbia TriStar
Origine:Usa
Anno:1996
Durata:

130’

Trama:

All'inizio degli anni Settanta in America Larry Flynt gestisce alcuni anonimi locali di spogliarello che faticano ad andare avanti. Quando un giorno ha l'idea di trasferire la sua attività su una rivista, la sua vita cambia di colpo. Dopo i primi periodi di incertezza e di difficoltà, il giornale mensile, chiamato Hustler, comincia a vendere un numero sempre maggiore di copie e Larry diventa sempre più ricco, dando vita ad un vero e proprio impero editoriale. A metà tra erotismo e pornografia, la rivista arriva su tutto il territorio nazionale, ma quando Larry decide di trasferire a Cincinnati il quartiere generale della casa editrice, la cosa viene presa come un affronto da due eminenti personalità locali, che cominciano una battaglia con l'editore. Nel 1976, Flynt viene arrestato per oscenità, evitato da tutte le forze politiche e indicato come persona pericolosa, anche a motivo del suo matrimonio con Althea Leasure, già spogliarellista ora dedita alla droga.Solo il giovane avvocato Isaacman accetta di difenderlo nei vari processi che si susseguono a ritmo crescente. Flynt dapprima si allea con l'evangelista Ruth Carter (sorella del presidente) e sembra convinto di dare alla propria vita una svolta religiosa, poi rimasto paralizzato in seguito ad un attentato, rinuncia alle sue aspirazioni interiori e riprende in pieno il suo ruolo di editore pornografico. Il predicatore televisivo Jerry Falwell lo denuncia per diffamazione ma il processo si conclude con l'assoluzione. A questo punto Larry decide di presentare appello alla Corte Suprema in difesa del suo diritto di libertà di parola. La Corte, dopo una lunga riflessione, emette all'unanimità un verdetto favorevole all'editore, stabilendo così un fondamentale precedente.

Critica 1:Firmata da due sceneggiatori tanto pazzi da essere i prediletti di Tim Burton (Scott Alexander e Larry Zaraszewski), prodotta da Oliver Stone, al quale devono essere piaciuti gli andirivieni del protagonista per le corti di giustizia, e diretta da Milos Forman, che deve aver tirato un respiro di sollievo all'idea di ritornare dopo tanto Settecento (Amadeus, Valmont) a un'ambientazione contemporanea, arriva la storia scandalosa dello scandaloso Larry Flynt. Un personaggio demente e tanto coraggioso da sfidare lo Stato in difesa di un'atrazione, il Primo emendamento, che garantisce la libertà di opinione e di stampa, anche in nome dell'immoralità. È un film che ha il coraggio di non sottrarsi alla follia testarda e alle perversioni di Flynt, impietoso e doloroso nel raccontare la storia d'amore tra Larry e sua moglie Althea (lui "sciancato e demente", lei "drogata e malata di Aids"), ma che perde un po' di nerbo nella narrazione del caso giuridico. Come se il personaggio (un magnifico Woody Harrelson, come è magnifica Courtney Love-Althea) avesse divorato il film.
Autore critica:Emanuela Martini
Fonte criticaFilm TV
Data critica:



Critica 2:Rivale da sempre dell'editore di “Hustler”, Bob Guccione non ha tardato a sferrare l'attacco contro il discusso film Larry Flynt - Oltre lo scandalo di Milos Forman, presentato ieri a Berlino, e nel numero di febbraio della sua rivista "Penthouse" ha pubblicato un'intervista a William Rider, per anni addetto alla sicurezza di Larry. Il contenuto consiste in una serie di accuse pesanti: il presunto martire della libertà d'espressione teneva sotto controllo tutti i telefoni di casa e dell'ufficio, spinse la moglie Althea alla tossicomania e alla morte, molestò le figlie, evase il fisco e ulteriori nequizie. Però perfino "Penthouse" non ha dubbi su un punto: nell' ’88 la sentenza della Corte Suprema che diede vittoria a Flynt nella causa contro il reverendo Falwell, da "Hustler" pesantemente satireggiato, è stata fondamentale per le libertà civili e di stampa. E' proprio questa la posizione di un film che, pur pervaso dall'inconfondibile tocco umoristico-satirico del regista Forman, è molto nelle corde espressioniste del produttore Oliver Stone. Nell'incisiva, intrepida interpretazione di Woody Harrelson (candidato all'Oscar), il ritratto a tutto tondo di Flynt è in realtà un altro elemento del puzzle sull'America degli ultimi trent'anni che la filmografia di Stone va componendo. Il film inizia in piena era hippy nel ‘'72, quando sotto forma di newsletter il nostro fonda il "pornoginecologico" "Hustler", dimostrando che a suo modo anche Larry è figlio di quel momento libertario. Dall'infanzia povera all'apertura del locale di strip-tease, dalla fondazione dell'impero editoriale all'arresto per oscenità, dal matrimonio con la bisessuale Althea all'attentato che lo rese paralitico e impotente, il film segue la tormentata odissea del protagonista senza perdere di vista i mutamenti di costume, culturali e politici sullo sfondo. Alla fine la sensazione è di aver assistito a un capitolo della storia della democrazia americana, per cui non c'è da stupirsi se qualche critico Usa ha definito la pellicola patriottica. Quanto all'esaltazione di Flynt, a parte la sua nobilitante (e bellissima) storia d'amore con Althea, che Courtney Love impersona in una chiave emozionale di dolente sensibilità probabilmente autobiografica, non ci sembra che Forman ne faccia un eroe positivo. Spesso sgradevole, il personaggio resta ambiguo e insondabile, mentre, a ben guardare, a far trionfare il vessillo libertario è il giovane avvocato di Flynt: un tipo che, con l'accattivante understatement del bravo attore Edward Norton, sa convincere i giudici che il cattivo gusto non è un problema di legge. E' lui, senza averne l'aria, il cuore di questo bel film anarchico, spregiudicato e, a dispetto della materia, elegante.
Autore critica:Alessandra Levantesi
Fonte critica:La Stampa
Data critica:



Critica 3:Il peggiore tra noi come un volgare pornografo redneck del Kentucky, con l'aiuto della sua innamorata folle, una candida perversa totale, eroinomane e ammalata di Aids, può divenire un grande eroe. Può salvare perfino la civiltà americana da chi attenta ai suoi diritti e ai suoi valori ideali. Come quello, enorme - ma certo solo scritto sulla carta, finora - di garantire la salute, l'istruzione, la libertà di parola e di stampa, ma soprattutto "la felicità". Anche la più imbecille, purché non impedisca quella degli altri. The people vs. Larry Flynt rischia di diventare, così riassunto, il capolavoro del secondo mandato Clinton. Produce idee forza salutari, anticorpi democratici rivoluzionari dentro un "progetto" presidenziale, appena annunciato, soporifero, a spinta propulsiva zero e con la benzina in rosso. Così Larry Flynt, editore miliardario di un mensile porno, sulla sedia a rotelle perché qualcuno lo voleva morto, nella reazionaria Georgia, inchioderà la prepotenza perbenista e veramente distruttiva del reverendo Jerry Falwell, il capo della maggioranza morale, (…) , e sgominerà, senza che i media se ne accorsero poi troppo, in un processo, davanti alla Corte Suprema, la cultura e i valori di Reagan e Bush, con un verdetto emesso addirittura da giudici nominati dalla destra repubblicana. Meglio del caso Iran/Contras! Due Globi d'oro, migliore regia e migliore sceneggiatura. Candidature pregiate all'Academy Award. Ma, soprattutto, un magnifico film d'amore e politica, cioè sull'amore per la libertà "di tutti" e su come disinnescare la ferocia dei fanatici che vogliono ridurcela, a Dallas come a Teheran e in Padania. E dunque un film concettuale che narrativamente scorre fluido e rigenera, come acqua sorgiva, teso, avvincente e senza orpelli. E racconta una antica fiaba: non esiste vero amore senza un progettino un po' più ampio, che scavalchi almeno gli orizzonti limitati di due soli ombelichi o di una razza sola di ombelichi. E spesso non è che lo teorizzi, ti viene così, naturale. E' un istinto mistico. Non a caso il rozzo Flynt per un momento ebbe un flirt religioso (chiesa battista, naturalmente, quella meno razzista del mondo) frequentando la divertente sorella di Jimmy Carter... (…) Dunque: viva The people vr. Larry Flynt! Produzione indipendente appoggiata dalla Columbia Tri Star. Ha tre buone ragioni per vincere l'Orso d'oro del festival più europeo di tutti. Prima di tutto non è americano. Né il suo design, né il regista, Milos Forman, praghese, né la maggior parte dei creativi di troupe (quasi tutti est europei, tranne cast e produttore, Oliver Stone). Ligio al codice etico segreto delle Nouvelle vagues, Forman non accetta mai di girare nulla senza il controllo totale e il "final cut", il montaggio definitivo. Dunque è un film d'autore, doc ma "fuori casta", cioé vuole e sa parlare a ogni pubblici - non solo diplomato come piace all'Autore Europeo - cioé che vuole programmaticamente comunicare, come Hustler, la rivista porno di Larry Flynt, soprattutto con la feccia più torbida della scala sociale. Fatta anche in questo caso, per il 90% dei casi di ottime persone, solo senza molti strumenti per difendersi. (…) II film è arguto e spietato contro il liberismo reale. Contro quei vacillamenti opportunistici, quei buchi neri improvvisi, quelle "parentesi spirituali" le chiamerebbero Benedetto Croce e Renzo De Felice - siano esse nazismo, somozismo o maccartismo - che capovolgono troppo spesso le democrazie, gli stati di diritto e l'economia di mercato (o pianificata) alla dittatura, alla corruzione (come in Italia oggi), alle oligarchie finanziarie e militari e all'annesso fanatismo culturale e religioso, nel primo, secondo e terzo mondo. The people vs. Larry Flynt, e Hustler, la rivista "porno" così "spinta", così diversa dalle altre, e che nel film è perennemente sotto processo, sono originati, nel loro umorismo e anticonformismo indigeribile, formale e sostanziale, dalla contestazione generale, dalla lotta alla repressione implacabile contro le anime più belle e candide delle Americhe, contro la guerra del Vietnam (…), contro il decennio cupo del fondamentalismo apocalittico e monetarista Reagan/Bush. Il film insomma, ottimista, che manda all'America più oscura un commuovente "grazie" (e lo urla uno spiritaccio sarcastico) ritrova antichissimi sapori, odora di "nova ola", nuova onda, cioè di umorismo (il giudice che condanna a 25 anni Larry Flynt è Larry Flynt stesso), ironia, fragranze espressive e di controcultura anni '60 e ‘'70. E' di moda, e qualcosa di più. Milos Forman ha capito che la vera America, quella immaginaria, che tutti gli spiriti liberi del mondo amano, è non solo quella che insegna a ribellarsi, a dire no alle ingiustizie, a pensare con la propria testa, a lottare contro chi è più potente e prepotente. Insomma l'America "immaginaria" alla Malcolm X, ma anche quella materialista e volgare, orrida e disgustosa che dalla vita pretende solo, come Larry Flynt, "di fare soldi e divertirsi". Ma il sesso, come la violenza, è territorio politico, simbolo e terreno di combattimento dei rapporti di forza economici e sociali: non è mai zona indolore.
Autore critica:Roberto Silvestri
Fonte critica:il Manifesto
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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