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Appartamento (L') - Apartment (The)

Regia:Billy Wilder
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Commedia
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:I.A.L. Diamond, Billy Wilder
Sceneggiatura:I.A.L. Diamond, Billy Wilder
Fotografia:Joseph La Shelle
Musiche:Adolph Deutsch
Montaggio:Daniel Mandell
Scenografia:E.G. Boyle
Costumi:
Effetti:Milt Rice
Interpreti:Jack Lemmon (Bud Baxter), Shirley MacLaine (Fran Kubelik), Fred MacMurray (Jeff Sheldrake), Ray Walston (Joe Dobisch), Jack Kruschen (Dr. Dreyfuss), Hope Holiday (Margie MacDougall), David Lewis (Al Kirkeby), Joan Shawlee (Sylvia)
Produzione:Mirisch Company
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1960
Durata:

125’

Trama:

Bud Baxter, impiegato in una grande compagnia di assicurazioni, fa una rapida carriera, non per i suoi meriti personali, ma perchè, avendo un appartamento da scapolo, ne concede l'uso ai superiori che vi incontrano le loro amichette. In tal modo egli si assicura la loro protezione. Lo stesso capo del personale, Sheldrake, ottiene un giorno da Bud la chiave dell'appartamento; ma questo scopre con profondo rammarico che l'amica di Sheldrake è Fran, una delle addette agli ascensori, ch'egli ama in segreto. Rientrando nell'appartamento, Bud vi trova Fran svenuta. La ragazza si è resa conto che Sheldrake, malgrado le precedenti promesse, non la sposerà, e disperata inghiotte dei sonniferi. Bud chiama un medico e prodiga alla fanciulla le più solerti cure, finchè la vede ristabilita, e poichè ella mostra di amare ancora Sheldrake, decide di salvarla sposandola. Ma quando si presenta al capo del personale per comunicargli i suoi propositi, questi lo previene dicendogli che ha deciso di far divorzio dalla moglie per sposare Fran. Alla fine Sheldrake chiede a Bud la chiave dell'appartamento; ma la richiesta provoca l'energica reazione dell'impiegato, il quale dichiara che non presterà più l'appartamento a nessuno, e contemporaneamente presenta le sue dimissioni dall'impiego. L'atteggiamento di Bud fa comprendere a Fran quanto sia profondo il suo amore per lei: ella tronca ogni relazione con Sheldrake e si rifugia nell'affetto di Bud, ch'ella ormai condivide.

Critica 1:Deliziosa commedia dolceamara di Billy Wilder, tremendamente cinica sotto la buccia buffa, sepolta da una pioggia di meritatissimi Oscar. Jack Lemmon e Shirley MacLaine formano un tandem leggero senza pari nella storia del cinema, ma anche il burbero Fred Mac Murray sa stare al gioco con classe sopraffina.
Autore critica:Massimo Bertarelli
Fonte criticaIl giornale
Data critica:

11/8/2000

Critica 2:Bud Baxter, impiegato in una grande società di assicurazioni, fa carriera prestando il suo appartamento ai superiori in fregola di avventure extraconiugali. Ci va anche la ragazza dei suoi sogni. Cinque Oscar: miglior film, sceneggiatura, scenografia, montaggio e regia. Ma l'avrebbero meritato anche i due protagonisti. Uno dei capolavori di Wilder. Cinico, divertente e amarissimo. Ritratto della solitudine metropolitana. Commedia drammatica o dramma comico? Un raro esempio di equilibrio perfetto tra le due componenti.
Autore critica:
Fonte critica:Kataweb Cinema
Data critica:



Critica 3:Quando usci The Apartment, neppure la critica piú disattenta poté fare a meno di notare l'amarezza che risaliva dal fondo di quella che pretendeva di presentarsi come commedia. Anche i critici italiani dei quotidiani, incredibile a dirsi, si cimentarono qui in una specie di «lettura seconda» (del resto abbastanza ovvia) : «Se si tratta di una commedia, non è priva di qualche amarezza...» (Frosali) ; «... dietro la lepidezza, insiste ne L'appartamento un accento di fonda malinconia che infine, terminato il film, vince con la sua assidua voce il ricordo di ogni allegrezza» (Bianchi) ; «L'appartamento è un film intelligente e vivo, condito da un suo amaro, patetico umorismo ... Piú che ad A qualcuno piace caldo, L'appartamento può essere apparentato a Sabrina. Di quell'amabile commedia ripete, infatti, la formula, mescolando abilmente i toni ironici ai sentimentali, la satira di costume, la critica arguta e pungente della vita americana, all'elegia dei candidi sentimenti, alla pietà per l'uomo, sperduto fra milioni di suoi simili, costretto al meccanico ritmo di esistenza di una grande metropoli, prigioniero della sua stessa civiltà » (Zanelli) ; «... L'appartamento è assai meno un film satirico, che una commedia patetica ... Il fatto è che in Wilder, uno dei cineasti piú sottilmente reazionari di Hollywood, cinismo e patetismo sono sempre andati a braccetto e, prevalendo ora l'uno ora l'altro degli elementi, hanno costantemente portato a una falsificazione di fondo dei problemi» (Casiraghi).
Lasciando da parte l'accenno di Casiraghi al «reazionarismo» di Wílder e alla sua «falsificazione dei problemi», non si può dire che queste recensioni non cogliessero nel segno, salvo che (al solito) il segno era quello più comodamente a portata di mano. Sul n. 113 dei «Cahiers du Cinéma», Jean Douchet scriveva un pezzo certo molto piú raffinato, ma talmente problematico da rasentare l'oscillazione e l'incoerenza: inizia difatti accusando Wilder, in generale, di volgarità e cattivo gusto, di essere un Lubitsch senza grazia né vivacità; nonostante tutto, però, gli riconosce uno «stile», un gusto della grimace, i cui fondamenti non vengono meglio definiti. Evidentemente, ad un certo tipo di cinéphile degli anni '50, Wilder deve piacere «malgré lui».Com'era prevedibile, troviamo l'osservazione piú azzeccata, fatta come di passaggio, tra le righe dedicate da Michel Ciment («Positif», n. 127) alle Sept réflexions sur Billy Wilder, laddove afferma che i suoi personaggi «sont souvent des personnes déplacées, des errants. C'est le sujet méme de The Apariment oú Lemmon ne peut vivre chez lui». Bud Baxter (Jack Lemmon), dunque, «non può vivere a casa sua», dal momento che ha avuto l'infelice idea di affittarla periodicamente come garçonniere, in cambio di vantaggi di carriera, ai suoi superiori della compagnia d'assicurazioni nella quale lavora. Poiché la disponibilità dell'appartamento è simboleggiata dalla chiave che lo apre, un'altra chiave, quella (agognata da Baxter e infine raggiunta) della «toilette dei dirigenti» si incarica di connotare contemporaneamente il ridicolo della sua «posizione» e il livello «morale» al quale è sceso: ma non si tratta di moralismo, né la ribellione finale di Bud, innamorato della mancata suicida Fran (Shirley MacLaine), può essere considerata un «riscatto» nel senso tradizionale del termine. In realtà, non potremmo dire che fine farà Bud Baxter, e il film si chiude con una partita a carte, alquanto ambigua (e buñuelliana ) tra lui e Fran (lo stesso invito a «giocare» concluderà The Fortune Cookie) : il solo fatto certo è che, almeno per gran parte del film, il personaggio Baxter è «hors de lui», ad attendere al freddo, per le strade, che le squallide avventure dei dirigenti abbiano termine: fuori di casa sua, dunque, ma anche «fuori di se stesso», personaggio spossessato della sua identità di soggetto. Cosí come Joe e Jerry, in Some Like It Hot, cambiavano continuamente, nella loro fuga, identità e luogo, qui Buddy è escluso da un luogo che rappresenta la sua identità stessa e lo (la) ritroverà (forse), solo nel momento in cui, nello stesso luogo, sarà sfiorato dall'alito della morte (il mancato suicidio della ragazza). Non vi sono, in The Apartment, i funerali e le bare care a Wilder (la ragazza si salverà); ma la tristezza che essi si incaricavano di veicolare, l'orrore nascosto che trasportavano (la scimmia in Viale del tramonto, i liquori in Some Like It Hot, i nani in Sherlock Holmes, il mafioso in Avanti, ecc.) vengono qui assunti in pieno da quel corrispondente della morte che è la festa. Ricordiamo lo squallido Natale di Buddy con la prostituta, ricordiamo la festa aziendale all'interno dei locali della Compagnia assicurativa (Lemmon avrà ancora a che fare con le assicurazioni in Fortune Cookie, e Mac Murray vi aveva già avuto a che fare con Double Indemnity ), in cui la folla solitaria si materializza per incanto nella sua terrificante molteplicità.
Satira e critica, certo: ma tanto piú incisive, e radicali, in quanto risalgono, di grado in grado della gerarchia di stupidità aziendale, piccolo/borghese, e «americana», all'effetto di massima degradazione possibile: lo spossessamento di sé, la perdita del luogo dell'identità. Ancora una volta, Wilder si fa rimproverare dalla critica, perché, per un «abile regista» come lui, il «ritmo dell'azione» è a volte «un po' lento» e la brillantezza sembra appannarsi nel risvolto sentimentale: ancora una volta, invece, è la critica ad essere «lenta». Il rallentamento improvviso, il privilegio assegnato ai tempi morti, l'esitazione apparente degli sviluppi, costituiscono il modo in cui Wilder mette in questione la sicurezza dei «generi», la contesta lavorandola dall'interno, incrina, problematicamente, la gemma perfetta del prodotto classico hollywoodiano.
Autore critica:Alessandro Cappabianca
Fonte critica:Billy Wilder, Il Castoro Cinema
Data critica:

6/1976

Libro da cui e' stato tratto il film
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