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Food Coop -

Regia:Tom Boothe
Vietato:No
Video:
DVD:disponibile in dvd e bluray
Genere:Documentario
Tipologia:Ecologia e ambiente, Sport e salute
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:
Fotografia:Greg Harriott
Musiche:
Montaggio:Hélène Attali, Hernan Mazzeo
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:
Produzione:LARDUX FILMS, in coproduzione con TELEBOCAL
Distribuzione:
Origine:Usa, Francia
Anno:2016
Durata:

98'

Trama:

Nel bel mezzo della crisi economica, all'ombra di Wall Street, sta crescendo un'istituzione che rappresenta un'altra tradizione americana. È il Park Slope Food Cooperative, un supermercato autogestito in cui 16.000 membri lavorano 3 ore al mese per ottenere il diritto di acquistare il miglior cibo di New York ai prezzi più bassi.

Critica 1:L’esperimento americano va avanti da oltre 40 anni, ma solo adesso – grazie a un raffinato film-documentario – inizia a diffondersi nel resto del mondo. L’idea è geniale: creare un supermercato dal basso, con prodotti di altissima qualità e a prezzi stracciati, grazie al principio che chi compra deve anche essere socio dell’attività e lavorare per essa. Ma non certo in maniera esclusiva: un impegno di circa 2,5 ore mensili.
Così un chirurgo, un idraulico e un insegnante di matematica si ritrovano insieme a sistemare merci sugli scaffali, a spazzare e a fare cassa. Un’utopia realizzata che riesce non solo a sconfiggere l’astrazione e l’impersonalità del marketing della grande distribuzione – che inevitabilmente fa gli interessi di un singolo – ma che regala a tutti la possibilità di comprare buono e a basso costo, nel rispetto dell’ambiente e delle persone, e che insegna anche qualcosa di rarissimo, nel nostro mondo: l’umiltà.
Si chiama paradosso dell’umiltà il principio per cui coltivare questa virtù ci rende leader – e persone – migliori. Ci insegna l’empatia e il rispetto.
Food Coop è il titolo del documentario in questione. L’opera di Tom Boothe, americano a Parigi, che ha studiato per 5 anni il successo della formula, ha già portato all’apertura del supermercato gemello La Louvre, ideato dallo stesso regista, e aperto l’anno scorso a Parigi (3mila soci per 1.500 mq di esposizione) e di Bees Coop a Bruxelles (aperto da una settimana e già a quota 300 soci). In tutto sono una trentina le realtà simili oggi sparse per il mondo. Il film sarà da novembre in Italia, a Bologna, nella sede di Camilla, primo supermercato del genere nel nostro Paese, che aprirà tra qualche mese, con il nome della comunità di Gas che l’ha fatto suo.
A New York, Park Slope Food Coop ha 17mila soci. Apre dalle 8 alle 22, sabato e domenica dalle 6 del mattino, e vende con prezzi mediamente inferiori del 20% a quelli dei supermercati “normali”, per una qualità decisamente più alta. Il 75% del lavoro lo fanno i soci, mentre il restante 25% è in mano a lavoratori stipendiati che coordinano il tutto. Il rapporto diretto con i coltivatori permette un incremento dei prezzi limitato, e un forte taglio agli sprechi grazie alla stagionalità della merce. Fondato nel 1973 da un gruppo di pacifisti e attivisti dei diritti civili, Park Slope ha una filosofia bella e giusta: slegarsi dal dominio della produzione intensiva e occuparsi del benessere collettivo. Qualcosa da copiare (..).
Autore critica:Michela Dell’Amico
Fonte criticawired.it
Data critica:

5/10/2017

Critica 2:Nel 1973 a New York nasce un supermercato, il Park Slope Food Coop, gestito totalmente dai clienti-soci, impegnati in prima persona nel lavoro di organizzazione e di sviluppo del progetto. I soci, cioè, sono anche impiegati come magazzinieri, operai, contabili, commessi, con un tot di 3 ore mensili che devono obbligatoriamente prestare all'interno del negozio. Si tratta di una vera e propria rivoluzione e i vantaggi sono molteplici: minori costi e, di conseguenza, prezzi più bassi, qualità dei prodotti maggiormente garantita, tracciabilità e trasparenza dal produttore al cliente finale, maggiore equità per i fornitori. Al momento, il punto vendita di Brooklyn coinvolge migliaia di soci cui è affidata la maggior parte del lavoro ma vi sono anche impiegati regolarmente stipendiati dalla cooperativa. La quota annuale per essere soci è di circa 100 euro e viene reinvestita nel progetto stesso.
Thomas Boothe, regista del film Food Coop, ci racconta con il suo lavoro dettagliatissimo questa esperienza che sta ormai ispirando molti paesi anche in Europa. Egli stesso ha ripetuto l'esperienza di Brooklyn creando, dopo il film, un supermercato cooperativo a Parigi, dove vive.
Boothe incontra le persone, una per una, parla con loro, ci fa la spesa insieme e le segue poi nel loro viaggio verso casa. Alcune volte si tratta di viaggi lunghissimi, da un capo all'altro della città, con i mezzi pubblici e a piedi, magari a sera tardi e dopo una giornata di lavoro. E' come se la dimensione personale fosse il vero focus di questo film e l'esistenza del supermercato solo il pretesto per il racconto delle vite che ci girano attorno o, meglio, ci entrano dentro. C'è la vita delle coppie che fanno i conti a fine mese e i soldi non bastano ma, scontrini alla mano, con la cooperativa, riescono a risparmiare il 40 per cento rispetto a un normale supermercato. Ci sono i soci che trovano nella coop una nuova dimensione di socialità e ne escono diversi, nuovi, più contenti: riuscire a trovare il cibo che cerchi, discuterne con gli altri, scambiarsi le ricette, essere direttamente responsabili in prima persona di un progetto comune, ti cambia.
D'altra parte, sappiamo bene che la dimensione e la natura stessa di un sistema come quello del supermercato non ha al centro la persona ma il prodotto: che deve costare meno possibile a un consumatore veloce, distratto, poco interessato a ciò che mette nel carrello, non importa cosa ci sia dietro in termini di qualità dei prodotti e di costi umani e ambientali. Né importa quanti siano i passaggi del cibo per arrivare sugli scaffali del supermercato, finalmente disponibile ai clienti finali. Soltanto chi ha la possibilità economica, in alcune zone degli Stati Uniti, come viene evidenziato bene nel film, riesce a nutrirsi di cibo fresco e di buona qualità, di verdure e frutta di stagione, di cereali non conservati né trattati. I prodotti industriali la fanno da padrone e in molti quartieri non c'è scelta: o il grande mall o niente.
Il film ascolta i soci mentre lavorano tra gli scaffali: insegnanti, registi, artisti, psicologi, operai, coppie che si ritrovano insieme a parlare scaricando la merce. Non ci sono divisioni sociali o differenze tra loro: il desiderio di accedere a un cibo buono, fresco ed equo è qualcosa che accomuna tutti. Si tratta di un modo per prendersi le proprie responsabilità sul cibo che mangiamo senza delegare ad altri le nostre scelte e fornendo alla cooperativa, senza barare, il proprio tempo con regole ed orari da rispettare, pena l'esclusione dal progetto.
Si tratta di iniziare a immaginare un modello nuovo, pur con tutte le difficoltà, imperfezioni o contraddizioni legate all'idea stessa di supermercato. Un modello che recuperi la persona e le sue necessità.
Autore critica:Il Cambiamento-dal virtuali al reale – ilcambiamento.it
Fonte critica:
Data critica:

2/11/2017

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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