RETE CIVICA DEL COMUNE DI REGGIO EMILIA
Catalogo film per le scuole; ; Catalogo film per le scuole; ; ;
Torna alla Home
Mappa del sito Cerca in Navig@RE 

Home

Sfida infernale - Darling Clementine (My)

Regia:John Ford
Vietato:No
Video:Capitol International Video - M & R - Nuova Eri - Domovideo - Sirio Home Video - Cde Home Video
DVD:
Genere:Western
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Sam Hellman
Sceneggiatura:Samuel G. Engel, Winston Miller
Fotografia:Joseph Mcdonald
Musiche:David Buttolph, Cyril Mockridge
Montaggio:Dorothy Spencer
Scenografia:James Basevi, Lyle R. Wheeler
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Ward Bond Morgan Earp, Walter Brennan Old man Clanton, Linda Darnell Chihuahua, Jane Darwell Kate Nelson, Cathy Downs Clementine Carter, Henry Fonda Wyat Earp, Francis Ford Dad, Vecchio soldato, Dan Garner James Earp, Ben Hall Barbiere, Tim Holt Virgil Earp, John Ireland Billy Clanton, Jack Postiglione, Fred Libby Phil Clanton, J. Farrell Macdonald Mac, barman, Mae Marsh, Victor Mature Doc John Hollyday, Louis Mercier Francois, Alan Mowbray Granville Thorndyke, Roy Robert Mayor, Mickey Simpson San Clanton, Russell Simpson John Simpson, Charles Stevens Indiano,
Arthur Walsh Impiegato d'albergo, Grant Withers Ike Clanton, Harry Woods Luke
Produzione:Samuel G. Engel per la 20th Century Fox
Distribuzione:Cineteca Griffith - Cineteca Lucana
Origine:Usa
Anno:1946
Durata:

97'

Trama:



Critica 1:Wyatt Earp diventa sceriffo per scoprire gli uccisori del fratello. Con l'aiuto di Doc Holliday, ex chirurgo malato e gran bevitore, si scontra con la banda dei Clanton il 26 ottobre 1880. Nessuno come J. Ford ha saputo mettere meglio in immagini la sfida all'OK Corral, nessuno come lui è riuscito a trasformare la nostalgia in poesia. La storia è un pretesto per una documentazione su un'epoca. E il suo 3? western parlato. Comincia ad affiorare quell'arte della digressione di cui diventerà maestro in vecchiaia, ma è altrettanto notevole la dialettica dei contrasti: l'azione violenta (nove cadaveri di personaggi principali) si alterna con le parentesi idilliche, l'aura mitica di cui sono circondati i personaggi si basa sulle loro imprese, ma anche sui particolari familiari e pittoreschi del comportamento. La sparatoria di Tombstone era già stata raccontata in Frontier Marshall (1933) di L. Seiler e in Gli indomabili (1939) di A. Dwan.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionaro dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:In tutti i film di Ford sussiste un elemento leggendario. Questo è particolarmente vero per i western in cui si è data vita a una vera e propria mitologia. Sfida infernale, tuttavia, è unico fra i western fordiani, perché si occupa di una leggenda specifica e personale (Wyatt Earp e Doc Holliday) e la dilata a un mito più grande: il West. In opere come Il cavallo d'acciaio e in quelle sulla cavalleria, Ford lavora all'interno della leggenda più generale che riguarda la cavalleria o la costruzione della ferrovia. In altre, come ne L'uomo che uccise Líberty Valance, la leggenda nasce dall'interno del film. Con In nome di Dio Ford crea la sua propria parabola e allegoria. La trama e i personaggi di Sfida infernale potrebbero apparire limitanti e restrittivi, ma Ford usa la conoscenza della leggenda che preesiste nello spettatore, per valorizzare il mito che sta creando.
L'inizio dei film, con la presentazione dei fratelli Earp, stabilisce immediatamente questa qualità mitica attraverso lo stile sobrio ed espressionistico, che caratterizza tutta l'opera. Ciascun fratello viene presentato con un'inquadratura a mezza figura vista dal basso, solo, sul cavallo, alla guida del bestiame. Il primo è James, il più giovane e il primo a morire; l'ultimo è Wyatt. Queste inquadrature preparano la rappresentazione della leggenda che seguirà. Il tutto è ambientato nella Monument Valley, che subito isola la vicenda (nel tempo, nella storia e nello spazio) e crea un mondo chiuso in cui agire. La tomba di James si trova fuori della valle, non a Tombstone Boot Hill. Quando Wyatt esce per parlare con lui, se ne va solo nel deserto e lo si vede stagliato contro il cielo come una delle montagne. A James dice che un giorno questo paese sarà un buon posto “dove i ragazzi come te potranno crescere e vivere sicuri”. La valle fa da scenario alla promessa che Wyatt fa al fratello e aggiunge un senso finalistico alla sua morte. Forse il risultato più efficace che lo stile visivo di Ford produce nel ricreare il mito, consiste in un senso di ineluttabilità.
Quando Wyatt e il vecchio Clanton (e suo figlio Ike) s'incontrano, si valutano reciprocamente in un modo che preannuncia la sparatoria finale, ma questo presagio non si trova in alcuna delle parole che dicono. A dircelo sono le angolazioni della macchina da presa, la composizione e la lunghezza delle inquadrature dedicate a ciascun personaggio e in questa scena così espressiva si avverte lo stesso senso di destino funesto, imminente, come quando Macbeth incontra le streghe nella brughiera. Più tardi, dopo l'uccisione di James, c'è un secondo incontro fatale in cui Wyatt comunica ai Clanton che sta per fermarsi stabilmente come "marshal". I Clanton ridono all'idea di uno "sceriffo" a Tombstone, poi come a ripensarci gli chiedono il nome. Quando risponde “Earp, Wyatt Earp”, vediamo soltanto i Clanton e l'effetto che il nome suscita in loro. In tal modo, Ford accresce il senso di fatalità del conflitto finale da cui soltanto uno potrà salvarsi.
La morte di James viene trattata con questo stile sin dall'inizio. Quando stanno mangiando intorno al fuoco, dove sono accampati, i fratelli di James scherzano affettuosamente sulla sua innocenza e fanno allusioni all'imminente matrimonio. Per lui morire significa qualcosa di più che per qualunque altro componente della famiglia - è l'unico ad avere questo tipo di innocenza e questo genere di futuro. Con lui muore la promessa di un futuro facile e semplice. Vendicarne la morte è qualcosa di più di una vendetta di famiglia: è la distruzione di tutto ciò che impedisce a tale innocenza di continuare ad esistere in questo mondo, è un atto di purificazione del mondo circoscritto della leggenda. La sua morte è perciò necessaria molto di più che per esigenze di “plot": stabilisce il fondamento dell'intera leggenda.
Il personaggio dì Wyatt Earp ha da solo e in se stesso proporzioni leggendarie. Si tratta forse della migliore utilizzazione, rnai verificatasi, di quella straordinaria maschera che è Henry Fonda. C'è in lui un aspetto rigido e schivo del carattere che può dar luogo a molte interpretazioni. In Furore, Ford lo usa come un personaggio privo di personalità, come un contenitore in cui poter versare la frase “lo sarò Ià”, con cui si dichiara a favore di tutti i lavoratori oppressi della Depressione. Ne Il massacro di Fort Apache, è invece vacante, senza personalità o capacità di rapportarsi persino con la figlia. In La più grande avventura, la mancanza di tatto e la sua durezza servono a far risaltare l'umanità del personaggio. Questa qualità rigida è usata in modo analogo in Sfida infernale, ma le conseguenze del suo aspetto di solitario vengono sviluppate ancora di più. È sempre un isolato, anche dai suoi fratelli. Morgan e Virgil vanno insieme a trovare James; Wyatt ci va a solo.
Wyatt ha qualità leggendarie. È calmo e sicuro di sé in ogni luogo e qualunque cosa scelga di fare la fa con relativa disinvoltura, come se stesse semplicemente svolgendo il proprio ruolo nella leggenda. La mancanza di qualunque dubbio sulle proprie capacità accresce il suo valore leggendario. Non è semplicemente un personaggio, ma una vera forza. Allo stesso tempo, tuttavia, Wyatt è uno dei più affascinanti caratteri umani del cinema di Ford. Questo rende il film così denso - sia a livello di storia individuale che a quello di mitologia.
I due piani sono così bilanciati e integrati che non interferiscono mai l'uno con l'altro. La scena citatissima del balletto con i piedi che lui fa contro il palo, mentre se ne sta seduto al solito posto fuori dell'hotel, osservando la gente che va e che viene in città, ha un tocco ispirato. Il suo atteggiamento passivo ma guardingo, possiede un fascino e un sapore che gli attori che recitano in un ruolo non leggendario non raggiungono quasi mai.
Le famiglie Earp e Clanton si assomigliano in molti aspetti. Entrambe hanno solo il padre e in nessuna si fa mai menzione della madre. Ciò elimina la possibilità che la causa del carattere "maligno" dei Clanton sia da addebitarsi all'assenza di una madre. Sembra più che i Clanton rappresentino un'espressione innaturale dell'istituzione familiare, che quindi va estirpata. Anticipano i Cleggs de La carovane dei Mormoni per quello che hanno di sgradevole e di stupido (eccezion fatta per il vecchio Clanton), si impegnano in azioni criminose con qualche segno di perversione (che verrà poi sviluppata ne La carovana dei Mormoni). Nella scena in cui il vecchio Clanton e Wyatt si parlano fuori, nella valle, Ike siede accanto al padre, muto e inespressivo. Ha uno sguardo più ferino che umano e questa idea viene rafforzata nel momento in cui il padre nel bar frusta i figli adulti per aver permesso a Wyatt di umiliarli.
Non si vedono mai insieme come un gruppo, (mentre i fratelli Earp stanno tutti insieme nella scena accanto al fuoco, dove sono accampati) in modo che non si avverte alcun senso di perdita quando i Clanton cominciano a morire.
Eppure tra loro c'è un vero sentimento di famiglia: il vecchio Clanton piange sui figli morti così come farà papà Earp. Affronta la morte (o commette veramente un suicidio) nel tentativo di vendicare quella dei figli, dopo che Wyatt gli ha detto che non lo ucciderà ma che lo lascerà vivere e provare quello che anche suo padre proverà. I Clanton sono l'immagine riflessa degli Earp, anche se in modo innaturale.
Come in una tragedia classica e shakespeariana, il vero peccato sta nell'innaturalità della famiglia, non nel delitto. Il crimine è semplicemente la giustificazione, in termini narrativi, dell'uccisione rituale della famiglia innaturale, perché ciò che è naturale possa sopravvivere.
Tombstone vive un processo di "civilizzazione" dopo che Wyatt si è assunto il compito di sceriffo. Quando i tre fratelli entrano per la prima volta in città a cavallo, è proprio come aveva detto il vecchio Clanton: tutto "aperto". Quando Wyatt s'accorge che non riesce a farsi sbarbare in pace, si chiede per due volte “Ma che razza di città è questa?”. Tombstone si trasforma da “bella città” secondo le parole usate dai Clanton, in un centro civile con scuole e chiese, grazie alla presenza degli Earp e attraverso la soluzione dei loro problemi personali, che hanno ramificazioni per tutto il film.
La natura selvaggia della città trova un'esemplificazione nell'indiano ubriaco che nessuno riesce a tenere a freno. Soltanto Wyatt, che è incontaminato dalla innaturalità e dalla inciviltà del posto, può liberare la città da quel flagello. In seguito, sotto la sua influenza, possono sorgere le fondamenta di una chiesa, che vengono poste per quel tipo di città dove James sarebbe potuto crescere. Il barbiere-dentista rappresenta i valori dell'Est in lotta per l'affermazione nell’Ovest. E un ometto desideroso di fare al meglio delle proprie capacità, insistendo sui diversi servizi (taglio dei capelli, bagno) che, nella prima scena, Wyatt non vuole avere. Più tardi, però, dopo la comparsa di Clementine Carter, Wyatt accetta tutto e viene pettinato, lavato e profumato dal barbiere.
L'idea di un uomo dell'Ovest, Wyatt, che si trasforma in uno dell'Est, può essere stata esagerata nelle analisi fatte in sede critica. All'inizio, non è un selvaggio. Si avvertono i suoi modi gentili già nelle scene di famiglia e tutto quello che lui chiede, per prima cosa, alla città è il "civile" comfort di una rasatura. Ma i risultati prodotti dal barbiere su di lui non si fissano definitivamente. Nell'ultima scena, quando si allontana, Wyatt ha ancora i vecchi abiti e il cappello, mentre cavalca in direzione Ovest.
Earp passa in mezzo ai valori più importanti dell'Est e dell'Ovest senza alcun problema: sarà l'ultimo eroe fordiano a comportarsi in tal modo. La perfezione di Sfida infernale risiede ampiamente in questo equilibrio precario. Earp è un uomo dell'Ovest senza conflitti - nessuna nostalgia per sogni perduti, nessuno sguardo ingenuo verso un futuro perduto. È indipendente e capace di far parte di ogni cultura e di combinarla con altre per ottenere il massimo profitto. Proviene dalla tradizione dell'Ovest con dignità interiore e finezza e può partecipare alla cerimonia per la fondazione della chiesa o ballare con una signora dell'Est senza subire alcuna trasformazione. Non deve scegliere fra i due sistemi di valore: li interiorizza entrambi e li esprime contemporaneamente. A subire una trasformazione in realtà è la città di Tombstone. All'inizio del film è selvaggia e rozza, ma alla fine ha una chiesa e una scuola. In principio, Clementine appare come un personaggio fragile e estraneo nella città, ma, nella conclusione, è diventata una maestrina e la città si è sviluppata a tal punto da comprendere anche i valori che lei rappresenta. Earp, tuttavia, si mantiene intatto rispetto agli eventi. Potremmo dedurre che tornerà per sposare Clementine e farsi integrare dalla nuova Tombstone, ma dovremmo essere prudenti nel pensarlo. La sua statura di figura mitica e leggendaria dipende soprattutto da ciò che resta al di fuori del corso normale degli eventi. Alla fine, resta sostanzialmente quello che era all'inizio - una personalità che si determina da sé nel controllare gli eventi e non ne viene mai trasformata. Come un eroe mitico, è spinto da una logica superiore, piuttosto che da una interna agli sviluppi del "plot" .
Nell'ultima inquadratura, lo vediamo cavalcare lungo una strada verticale che si estende fino a una montagna lontana, anch'essa verticale. Questa linea segue il diagramma del suo cammino - verticale nella distanza compresa dal fotogramma, verso il futuro. Il sentiero non termina con la montagna, ma piuttosto porta in alto, all'infinito. Certamente Wyatt non ritornerà. Si allontana proprio come è arrivato, solo, isolato dalla comunità di qualunque società, e vuoto allo stesso modo, come lo sono tutte le figure straordinarie che vengono caricate di significati.
La terza grande forza del film (accanto a Wyatt e ai Clanton) è Doc Holliday. Anche prima che compaia sullo schermo, c'è un presentimento del confronto che in qualche modo avverrà fra lui e Wyatt. Quando Doc avanza per la prima volta nel saloon dove si gioca d'azzardo, avvertiamo il suo potere attraverso le reazioni della gente, piuttosto che vederlo direttamente. Le mani del giocatore professionista si fermano sul denaro vinto come se Doc stesse per rastrellarlo per sé. La presenza di Doc si avverte pur nel silenzio oppressivo che incombe sul saloon. Doc cammina verso l'estremità del bar, che per lui si va svuotando, e si ferma, solo. La gente se ne va e la partita a poker s'interrompe come ad un segnale Wyatt è l'unico uomo che resti impassibile davanti a Doc. Raccoglie le sue "fiches" nel cappello, che poi si mette in testa e s'incammina verso Doc nel bar ormai vuoto. Quando si scrutano rapidamente, ognuno viene inquadrato da solo. Poi Doc offre una coppa di champagne a Wyatt, insistendo perché accetti. Nell'accettazione vi è un certo riconoscimento del potere di Doc e l'atmosfera così si rilassa. Doc allora aumenta il suo vantaggio e chiede all'altro se lui si trova lì per “liberarci da tutto il male”. Wyatt replica che potrebbe essere una buona idea e ognuno viene inquadrato in controcampo. La tensione risale e, proprio quando Doc sta per sfidarlo a duello, arrivano in silenzio i fratelli di Wyatt, dal fondo del bar. Morgan fa scivolare una pistola verso Wyatt e l'equilibrio di potere si rovescia a favore di Wyatt. Questi allora ordina del whisky e Doc accetta. In termini di potere, i due hanno toccato un punto morto e così si stabilisce fra loro un rispetto da amici. Sembra che Wyatt sia la sola persona nel film che Doc rispetti, forse perché è l'unica sulla quale non ha alcun potere -quel genere di potere che lui esercita ma che detesta.
I due aspetti di Doc sono di qualità straordinaria, come negli eroi della tragedia classica. Da una parte lui era un medico; dall'altra è ora un "boss" del gioco d'azzardo. Nella sua stanza, il suo diploma è appeso al muro e sotto c'è una bottiglia di whisky, come i poli del bene e del male che si bilanciano l'un contro l'altro. Una notte, mentre se ne sta in camera ubriaco, Doc vede la sua immagine riflessa sul vetro che ricopre il diploma e allora le scaglia contro la bottiglia. Odia profondamente il ricordo di ciò che è stato. Il suo tormento è di non poter trovare un accordo con se stesso e lo si nota nelle donne della sua vita - Clementine Carter, una donna dell'Est, dolce, rispettabile e innocente, e Chihuahua, una ragazza di pelle scura (messicana o, come Wyatt le fa capire, Apache), selvaggia, rozza, forse una prostituta. Doc ha lasciato Clementine, è venuto all'Ovest. Lei lo ha seguito per scoprire il perché. Quando i due s'incontrano, la donna viene a sapere che Doc ha abbandonato l'Est per motivi di salute - tossisce infatti per la tisi. Ma la malattia fisica è soltanto una manifestazione di un male morale più profondo, che lo affligge dovunque lui vada. Non vuole tornare all'Est con Clementine e alla fine gli si crede quando afferma che non lo vuole veramente.
Chihuahua è la sua “ragazza”, canta per lui, lo ama, gli porta il whisky e altri comfort al mattino. La relazione con lei sembra rappresentare il lato immorale e degenerato del suo carattere; eppure quando lui dichiara che la porterà via con sé per sposarla, appare più responsabile e onesto di quanto non lo sia stato mai nel film. Ma quando fugge lontano da lei, non sono le donne la causa o l'espressione dei suoi tormenti: ne sono semplicemente le vittime, proprio come lo è lui stesso.
Il problema fondamentale di Doc è l'incapacità di trovare un accordo con se stesso e con i vari aspetti della sua vita. Nel monologo dall'“Amleto”, diventa l'attore di un dramma più grande, che ricava significati sia dal dramma che dalla vita. Dopo le prime battute, Doc dice a Wyatt di non interrompere, vuole ascoltarlo tutto. Mentre l'attore sulla scena recita “Essere o non essere, questo è il problema”, Doc ne viene attratto sempre di più, anche contro la propria volontà, e le inquietudini espresse dalle parole del dramma sono chiaramente le sue. Doc è venuto nell'Ovest per sfuggire alla vita passata e a qualunque tipo di “colpi e strali dell'oltraggiosa fortuna” che là lo tormentavano. Ora che anche Clementine ha raggiunto l'Ovest, lui le dice che andrà ancora più lontano se non lo lascerà. La donna rappresenta il passato con il quale Doc non può più convivere. Il suo ubriacarsi da suicida dimostra che non riesce a trovare un'armonia con il presente. E soltanto attraverso l'intervento chirurgico, per la prima volta, avrà fiducia nella capacità di vivere in pace con se stesso, prima di perderla del tutto dopo la morte di Chihuahua. Con lei, infatti, muore l'ultima possibilità di riscatto e Doc teme la morte molto meno di quanto disprezzi la vita. (…)
Ciò che esattamente fa di Doc un vigliacco, non è mai chiaro. I suoi tormenti si scatenano dentro di lui e in superficie traspare solo la loro manifestazione in forma di malattia, attraverso le donne e nel monologo. Con la morte di Chihuahua, Doc prende la decisione di affrontare tutto ciò che rimane nella sua vita e forse di perderla completamente. Il personaggio di Doc serve a far risaltare Wyatt ora più di quanto non lo abbia fatto prima. Come alienato dalla comunità, simile a Wyatt, è a lui legato nella solitudine. Come l'attore, che recita Shakespeare, dice al suo compagno quando lascia la città: “Grandi anime, d'istinto si volgono l'una verso l'altra”. Doc fallisce là dove Wyatt riesce - venendo a patti con il proprio senso di perdita e vivendo con la propria solitudine. Doc non ha le dimensioni di un eroe, che lo metterebbero in grado di far questo, ma attraverso il suo fallimento ci rendiamo conto delle proporzioni eroiche di Wyatt. Quando Doc muore, non è per la ferita, ma per la sua infermità fisica (un segno della sua interiore condizione morale) che lo mette allo scoperto per un attimo durante il quale viene colpito a morte. La pallottola è semplicemente l'agente della sua fine; la causa vera è il suo fallimento personale ad agire moralmente nella vita. Ciò che lo lega a Wyatt sono i limiti del "comportamento morale” identici per entrambi: è questo che li separa dal resto degli altri personaggi del film.
Doc è colui che sacrifica se stesso per la nuova civilizzazione, non l'eroe ordinario (come vorrebbe essere Wyatt in questo film) che rinunzia alla vita e alla vera libertà per far nascere un mondo migliore. In Sfida infernale ogni personaggio agisce sviluppando la propria condizione. È cioè organico al suo carattere, non al ruolo che ricopre. Doc, morendo, viene a patti con la sua personale condizione morale come una figura tragica: la sua morte è un compiacimento della persona tanto quanto è tematicamente integrato con la trama. Allo stesso modo, Wyatt porta a compimento: 1) le esigenze del "plot" in termini di leggenda, 2) il suo destino personale di vendicatore della morte del fratello, 3) il fondamento della creazione della comunità western civilizzata e, 4) la sua sorte mitologica che gli impone di vagare nella vita come un solitario senza fermarsi mai.
Il ballo sulle fondamenta della chiesa è il culmine di tutte le tensioni presenti nel film. È l'espressione fisica di quella società che l'Ovest può sostenere, con tutte le sue connotazioni rituali. Quando la figura archetipica del padre-eroe e la sua “dolce signora” (la figura dell'Est archetipo di purezza) iniziano a danzare, un movimento suggestivo, (preparato dalla lunga passeggiata per la strada di Tombstone con Wyatt e Clementine che si avvicinano al luogo dei festeggiamenti) cattura l'attenzione del pubblico e ci porta con sé in un'atmosfera creata dalla musica e dalla composizione della scena. Il film intero acquista così un'unità maggiore nello stile, nelle implicazioni tematiche e nel compimento della leggenda, che lo rende completo sotto tutti punti di vista.
Al di sotto di questa completezza, che gli dà profondità e spessore, restano gli aspetti tristi della vicenda - la tragedia di Doc e, ancora più importante, il fallimento di Wyatt nell'entrare a far parte della nuova Tombstone. Prefigurando Sentieri selvaggi, la solitudine interiore di Wyatt non può essere sanata dalla città: andandosene via, lui riafferma così il Mito attraverso il sacrificio personale.
Autore critica:J. A. Place
Fonte critica:I film di John Ford, Gremese Editore
Data critica:

1983

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di: Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di: Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema
Valid HTML 4.01! Valid CSS! Level A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0 data ultima modifica: 11/05/2005
Il simbolo Sito esterno al web comunale indica che il link è esterno al web comunale