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Furyo - Merry Christmas, Mr. Lawrence

Regia:Nagisa Oshima
Vietato:14
Video:Deltavideo
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:La memoria del XX secolo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo di Laurens Van Der Post "The Seed And The Sower"
Sceneggiatura:Paul Mayersberg, Nagisa Oshima
Fotografia:Toichiro Narushima
Musiche:Ryuichi Sakamoto
Montaggio:Tomoyo Oshima
Scenografia:Jusho Toda
Costumi:
Effetti:
Interpreti:David Bowie (Jack Cellier), Tom Conti (John Lawrence), Ryuichi Sakamoto (Yongi),Takeshi Kitano (Hara), Jack Thompson (Hickley), Alistair Browning (De Jong), Johnny Okura (Kanemoto)
Produzione:Asahi National Broadcasting Company - Cineventure Productions London - National Film Trustee - Oshima Productions - Recorded Picture Company
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Giappone - Gran Bretagna - Nuova Zelanda
Anno:1983
Durata:

122'

Trama:

Isola di Giava, anno 1942. Il film inizia con un episodio di orrore e di forte premonizione, per creare l'ambiente di un campo di concentramento giapponese per prigionieri inglesi di quegli anni e di quel luogo: un giovane coreano, guardia del campo, è costretto al kara-kiri, presenti prigionieri e sorveglianti, per aver violentato un prigioniero olandese. L'unico prigioniero a conoscenza della lingua giapponese, il maggiore inglese Lawrence, viene percosso in modo brutale per aver tentato di opporsi all'atroce rito. E' il macabro prologo che introduce lo spettatore nell'ordinaria temperie del campo: disperata e tesa. Comandante del campo è il duro capitano giapponese Yanoi, coadiuvato dal rozzo sergente Hara. Responsabile dei prigionieri il colonnello inglese Hicksley. L' arrivo dell'indomito e, irriducibilmente, renitente maggiore Jack Celliers, dell'armata britannica, catturato durante un rastrellamento, reca un supplemento di tensione nella vita già difficile e disumana del campo. Yanoi e Celliers: due personalità, due opposti sensi d'onore, due contrastanti "Weltanschaung" si scontrano e si attraggono simultaneamente, per l'orgoglioso senso di sè che li accomuna, simboleggiato dall'ambiguo tipo di attrazione che uno ha per l'altro. Le prove di forza da parte di Yanoi e quelle di provocatoria renitenza da parte di Celliers si moltiplicano a ogni occasione: una radio scovata negli alloggiamenti dei prigionieri; il tentativo di sopprimere nel sonno Celliers da parte di un giapponese morbosamente geloso di Yanoi; l'ingiunzione di un lungo digiuno fatta da Yanoi per ristabilire la disciplina nel campo; l'ostinata determinazione di Yanoi di avere dal colonnello Hicksley informazioni circa eventuali esperti d'armi presenti fra i prigionieri... Ne conseguono ordini di adunata e appelli con minacce, obbligo indiscriminato di presenziare a punizioni, esecuzioni, kara-kiri e altre atrocità. La tensione nel campo raggiunge il parossismo. L'unico a tentare di ridurla - se pure con scarso risultato - è il maggiore Lawrence. Finchè Celliers mentre Yanoi punta la pistola su Hicksley, che si rifiuta irriducibilmente di rivelare nomi di esperti, ricorre per salvarlo all'unica arma in suo potere: la morbosa attrazione che Yanoi prova segretamente per lui. Così lo bacia davanti a tutti sulle due guance, smascherando la passione latente del mitico samurai e distruggen- done l'onore di fronte ai subalterni, ma firmando nel tempo stesso la propria atroce condanna a morte. Dopo di che tutto precipita nel campo. Uno spiraglio di speranza verso tempi migliori si apre solo a guerra finita e a ruoli storici invertiti, nel "Merry Christmas" che il sergente Hara rivolge dalla cella a Lawrence, prima di subire l'esecuzione capitale da parte di inglesi e alleati come "criminale di guerra", vittima a sua volta di avversari convinti di "aver ragione", come ottusamente ne era convinto egli stesso a Giava, ieri.

Critica 1:Dal romanzo The Seed and the Sower di Laurens Van der Post. A Giava nel 1942 Yonoi, giovane comandante di un campo di concentramento giapponese per prigionieri britannici, non riesce a sottrarsi al fascino del maggiore Colliers. Interpretato da un magnifico quartetto d'attori, ha per tema centrale il confronto tra due culture, due mentalità, due classi sociali. Ricco di invenzioni figurative, insolito nella struttura narrativa, è sostenuto da un linguaggio sobriamente raffinato, secco, non mai compiaciuto, anche nei momenti di violenza. R. Sakamoto, famosa rockstar come D. Bowie e grande talento musicale, ha scritto anche le musiche, di tenera grazia, quasi in contrappunto con la violenza della materia narrativa. È l'autore delle musiche, premiate con l'Oscar, di L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini, Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Due culture a confronto; con il pretesto di un campo di concentramento e della guerra, Oshima accosta due gruppi sociali compatti e opposti e li essenzializza in due coppie di personaggi, il sergente Hara e il maggiore Lawrence, il comandante Yonoi e il capitano Celliers, con funzioni differenti. I primi due, attuando una discussione esplicita e argomentata di quel costante, minuzioso confronto-scontro ideale, aprendo e chiudendo il film. La seconda coppia, quella delle rockstars Sakamoto-Bowie, occupa invece il cuore della storia e giganteggia assumendo una funzione simbolica, duplicante su un differente piano il dialogo di Hara-Lawrence. La folle attrazione che il primo sente per il secondo, l'impossibilità del suo desiderio (Furyo è anche leggibile come ribaltamento/negazione de L'impero dei sensi e L'impero della passione, ove il delirio sessuale era vissuto fino alle conseguenze più esasperate e fatali) esprime la radicale incomprensione- che separa i due mondi. Yonoi-Celliers sono archetipi stilizzati all'eccesso, emblemi a tutto tondo, ciascuno però minato da un tarlo devastante: la debolezza sessuale nel primo, il fallimentare passato nel secondo, è un iniziale segno di quello smascheramento del concetto stesso di ideologia-solido sistema di valori che con acutezza e incisività Oshima viene realizzando.
L'antitesi culturale è svolta soprattutto in termini stilistici; il regista interseca continuamente inquadrature e sequenze rituali e ieratiche, simmetriche e gelide (si vedano in particolare i geometrici piano-sequenza durante i harakiri) riguardanti gli orientali con quelle più fluide e libere riservate agli occidentali. La rigidità e il fanatismo ideologico di Yonoi si trasfonde ed esplica perfettamente in quelle immagini costruite, di un estetismo artificioso, laddove la maggiore elasticità degli inglesi prende vita nella relativa casualità e asimmetria nella composizione dell'inquadratura. Anche la colonna sonora contrappone motivi ossessivamente ripetitivi (tema d'apertura) a lunghe e sinuose melodie (la canzone del fratello di Bowie). D'altronde la violenza sopraffattoria e gli assurdi riti dei giapponesi trovano l'analogo nei pestaggi rievocati dai flash-back di Celliers ai danni del fratello deforme, anch'essi espressione di una mentalità intollerante e pronta a perseguitare chi non si allinea. Ancora dunque l'antitesi (stilistico-culturale) nasconde similitudini ed elementi di continuità.
Furyo è un film interamente immerso in un verde debordante, variato su un'infinita gamma di tonalità, che rende omogenee persone e cose, presente e passato, paesaggi orientali e occidentali; ossia smussa le differenze e allude all'identità degli opposti. Ma è finalmente l'epilogo, l'ultima splendida sequenza a dichiarare il relativismo nichilista sotteso all'opera sia nei dialoghi sulla sostanziale uguaglianza di ogni genere di dogmatismo ideale, sia principalmente nella bella silenziosa immagine conclusiva che, dall'alto, ritrae Lawrence e Hara accasciati e impotenti, immagine che riassume in sè la trattenuta stilizzazione rituale (composizione dell'inquadratura) e la maggiore spontaneità dei gesti (la posizione rilassata dei due personaggi). I contrari convivono smentendo le proprie incompatibilità e palesando ciò, che li accomuna.
Oshima parte da differenze eclatanti per giungere ad un'unità, anticipata già nel titolo - originale, in quel Merry Christmas Mr. Lawrence, augurio rivolto per due volte da Hara a Lawrence, testimoniante un sottile, controverso legame; così l'autore riavvalora su larga scala quella tendenza a genialmente sorprendere e stupire lo spettatore, a far costantemente accadere l'inatteso, che caratterizza ogni sviluppo della narrazione.
Autore critica:Giuseppa Rausa
Fonte critica:SegnoCinema
Data critica:

3/1984

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
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