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Relazioni pericolose (Le) - Dangerous liaisons

Regia:Stephen Frears
Vietato:14
Video:Warner Bros
DVD:Warner Home Video (Gli Scudi)
Genere:Drammatico
Tipologia:Letteratura francese - 700
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo "Les liaisons dangereuses" di Choderlos De Laclos e dall’Opera teatrale di Christopher Hampton.
Sceneggiatura:Christopher Hampton
Fotografia:Philippe Rousselot
Musiche:George Fenton
Montaggio:Mick Audsley
Scenografia:Stuart Craig
Costumi:James Acheson
Effetti:
Interpreti:Glenn Close (Marchesa Di Merteuil), John Malkovich (Visconte Di Valmont), Michelle Pfeiffer (Madame De Tourvel), Swoosie Kurtz (Madame De Volanges), Keanu Reeves (Cavaliere Danceny), Uma Thurman (Cecil De Volanges), Laura Benson (Emilie), Peter Capaldi (Azolan), Valerie Gogan (Julie), Mildred Natwick (Madame de Rosemonde), Joanna Pavlis (Adele), Joe Sheridan (Georges)
Produzione:Lorimar Film Entertainment, Nfh Productions, Warner Bros.
Distribuzione:Warner Bros.
Origine:Gran Bretagna, Usa
Anno:1988
Durata:

120’

Trama:

La bella marchesa di Mertreuil spinge verso altre donne (da lei accortamente individuate) il suo ex-amante, il Visconte di Valmont, per vendicarsi della sua fuga. E' una sfida per tenere saldamente in pugno l'uomo che essa, pur dedita ad amori occasionali, ama ancora. Nelle reti del seduttore cadono, alternandosi, sia la quindicenne Cecile de Volanges, già promessa in matrimonio ad un gentiluomo che ha vent'anni più di lei, sia la graziosa Madame de Tourvel. La fanciulla insidiata cede alla fine, malgrado si sia innamorato di lei il giovanissimo Cavalier Danceny; più difficile, se non ardua, ma eccitante, l'impresa con Madame de Tourvel, decisa a non tradire il marito lontano, tutta pudori e lacrime, ma poi preda dell'incallito libertino. Dopo una serie di incontri e sotterfugi, di lettere misteriose e trappole, la Marchesa di Mertreuil si ritiene soddisfatta del procedere degli avvenimenti. Poi gli eventi precipitano: in duello, Danceny uccide Valmont; Cecile rientra nel convento in cui la madre l'aveva fatta educare; Madame de Tourvel cade gravemente malata per il dolore del tradimento di Valmont che diceva di amarla, mentre alla Marchesa non resta che qualche arida lacrima, oltre che il disprezzo di una società, corrotta come lei, ma pronta anche a respingerla per il suo spirito vendicativo.

Critica 1:"(...) Vi è la denuncia di una società infingarda e corrotta, indifferente alla innocenza indifesa e violata, perfida e pervertitrice siprattutto in alto loco. Simbolo di tanta dissipazione di valori e campione di cinismo è la Marchesa di Merteuil, tanto bella quanto malvagia (...) E' l'incarnazione della donna che - priva di altri poteri - si fa un'arma di quello suo esclusivo - la seduzione - tramando e corrompendo senza scrupoli, ma infine determinando drammi con un'aridità e un cinismo terribili. Assistito da una messa in scena spettacolare e perfetta, il film crea il clima necessario a definire un'epoca, che negli intrighi e battaglie d'amore rimane insuperata."
Autore critica:
Fonte criticaSegnalazioni Cinematografiche, vol. 107, 1989
Data critica:



Critica 2:Lo scandaloso romanzo di strategia erotica, di P.A.F. Choderlos de Laclos, è messo in immagini da Frears con sapiente progressione della commedia libertina al dramma. Malkovich abilmente antipatico, la Close è perversa.
Autore critica:Laura e Morando Morandini
Fonte critica:Telesette
Data critica:



Critica 3:I personaggi che compaiono nell'ultimo film di Stephen Frears sono virili, forti, intensi così come vengono presentati nelle pagine del romanzo epistolare di Choderlos de Laclos. Sono esseri 'eccezionali', 'fantastici', radicalmente distanti dal nostro vivere comune. Per questo rischiamo continuamente di perdere la loro immagine ed essi rischiano di non creare quel vincolo con il fruitore decisivo per la riuscita dell'opera. Dalla loro - e questo diviene elemento determinante - hanno il fascino che emanano epidermicamente, forse 'involontariamente'. Pensiamo al film: John Malcovich piace per la difficoltà che troviamo nel definirne la bellezza ed è, forse, lo stesso motivo per cui ci affascina Glenn Close. La loro interpretazione 'fisica' dei personaggi (il Visconte di Valmont, la Marchesa di Merteuil) è perfetta. Mostrano tutta la loro sensibilità per la cattiveria, il male, l'inganno. Sono amorali e lo sono in modo perfetto, senza sbavature. È questa 'sicurezza' che ci tranquillizza: manca l'ambiguità del dubbio, dell'incertezza. Mancano, cioè, quei requisiti essenziali per realizzarli, renderli 'simili' a noi. La storia che vivono ha a che fare con la fiaba più che con il dramma. Le vicende ci donano il piacere della circolarità e della conferma. Il 'tradimento' finale del protagonista è già tutto nelle prime scene: è una chiusura 'scontata' che amabilmente giustifichiamo. Morire per amore è uno dei traguardi della favola. Lo sceneggiatore accoglie le indicazioni affermative dello scrittore: quest'ultimo ha costruito un racconto libertino, moralista, dimostrativo, fustigatore della realtà sociale del proprio tempo. De Laclos non ha dubbi su 'dove' si celi il male, non ha dubbi su ‘come' vada colpito. Fa vivere dei personaggi per esercitare il gusto sadico dell'annullamento: li vuole morti o distrutti. La sua è una funzione poliziesca e positiva: i suoi lumi non lo portano ad avere dubbi, ripensamenti. Lo dimostrano le sue note biografiche: nato ad Amiens nel 1741, si dedica ben presto alla carriera militare. È al servizio del duca di Orléans e, nel 1790, entra a far parte del gruppo dei giacobini. Danton lo nomina commissario del potere esecutivo presso il generale Lückner a Parigi. Durante i 'rovesci' del periodo rivoluzionario viene arrestato due volte, rischiando addirittura la ghigliottina. Infine, viene nominato generale d'artiglieria da Napoleone. Muore, poco più che sessantenne, a Taranto nel 1803.
Durante la sua vita alterna interessi letterari, militari, politici; non si fossilizza né si professionalizza - soprattutto nel caso della scrittura: di lui, d'un certo interesse, oltre a Les liaisons, rimane ben poco e quel poco è soprattutto ‘politico' (Lettre a MM. de l'Académie française sur l'éloge du Maréchal Vauban, De la guerre et de la paix). Il romanzo in questione vive di ‘assenze': la scelta del genere epistolare quasi impone l'impossibilità di definire psicologicamente i personaggi dal punto di vista dell'autore. I loro caratteri vengono definiti dalle azioni e dalle interpretazioni che ne danno gli altri protagonisti: in tal modo si è molto più vicini al testo filmico dove naturalmente - a meno di una voce fuori campo - i caratteri dei personaggi non vengono mai ‘detti', raccontati linguisticamente.
L'immoralità che la Marchesa di Merteuil ed il Visconte di Valmont esibiscono nasce per scandalizzare, per far sì che si possano prendere le distanze. Al contempo, questi due protagonisti diventano eroi, antropologicamente adatti alla mitizzazione, seppur negativa e capovolta. Le loro vicende riguardano le conquiste possibili, ripercorrono epiche ricerche di nuovi territori di assoggettamento. Quello che interessa non è la sottomissione del corpo, bensì quella dei sentimenti (il corpo, ormai, non basta più, anzi: diviene elemento di possesso troppo semplice. Il Visconte di Valmont, ad esempio, si rifiuta di 'approfittare' della giovane Cecile). Si vuole sfondare la barriera del credo (culturale, politico, religioso, morale): la preda più ghiotta è quella che possiede più muri da scavalcare o da abbattere (Madame de Tourvel).
In questo gioco all'annullamento - evidente tanto nel libro quanto nel film - prevale l'esigenza ultima di riaffermare la centralità del sentimento, la sua forza, la sua fondamentale 'giustizia'. Il bene ed il vero sembrano appartenergli. Tutti i personaggi ne vengono sopraffatti, giustiziati da un giudice implacabile. Il sesso scompare dietro alla forza ed alla potenza del cuore: è un mezzo utile al raggiungimento del sentimento, sede della felicità e dell'estasi.
Fuggire dai sentimenti significa annullarsi: il Cavaliere Danceny, Cecile De Volanges. La stessa Marchesa di Merteuil ne rimane vittima, 'tragica' ed 'eroica'. Vincendo, perde tutta se stessa. (…)
Autore critica:Demetrio Salvi
Fonte critica:Cineforum n. 284
Data critica:

5/1989

Libro da cui e' stato tratto il film
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