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Sabrina - Sabrina

Regia:Billy Wilder
Vietato:No
Video:Cic Video
DVD:Paramount
Genere:Commedia
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Dalla commedia "Sabrina Fair" di Samuel Taylor
Sceneggiatura:Ernest Lehman, Samuel Taylor, Billy Wilder
Fotografia:Charles B. Lang Jr.
Musiche:Frederick Hollander
Montaggio:Arthur P. Schmidt
Scenografia:Walter Tyler
Costumi:Edith Head
Effetti:
Interpreti:Humphrey Bogart Linus Larrabee, Audrey Hepburn Sabrina Fairchild, William Holden David Larrabee, Walter Hampden Oliver Larrabee, John Williams Thomas Fairchild, Marcel Dalio Barone St. Fontanel, Marcel Hillaire Il professore, Martha Hyer Elizabeth Tyson, Joan Vohs Gretchen Van Horn, Nella Walker Maude Larrabee
Produzione:Billy Wilder - Paramount
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1954
Durata:

120'

Trama:

Sabrina, graziosa ragazza, ingenua e romantica, è figlia dell'autista di una famiglia di miliardari americani. Fin dall'infanzia è segretamente innamorata di David, il più giovane e il più scapestrato tra i figli del padrone. David non s'accorge neppure della sua esistenza. Ciò spinge Sabrina ad un tentativo di suicidio senza serie conseguenze, dopo di che ella parte per Parigi, dove suo padre la manda per farle dimenticare le sue idee romantiche. Ne ritorna infatti dopo due anni trasformata: non più romanticamente trasognata, ma conscia della propria bellezza. David sulle prime non la riconosce, poi se ne innamora fulmineamente, al punto di trascurare del tutto la ricchissima fanciulla che dovrebbe sposare. L'atteggiamento di David preoccupa il fratello maggiore, Linus, che dirige l'importante azienda paterna: egli vede in pericolo il matrimonio del fratello, al quale si riallaccia un'importante combinazione finanziaria. Poichè un banale incidente costringe David a stare a letto alcuni giorni, Linus ne approfitta per fare una corte spietata a Sabrina, fingendosi innamorato e proponendole di andare insieme a Parigi. Egli compera i biglietti per il viaggio col proposito di farla imbarcare e all'ultimo momento lasciarla sola. Ma le cose vanno diversamente, perchè Sabrina s'innamora di lui ed anche Linus s'accorge alla fine d'esser innamorato di Sabrina. I due andranno insieme a Parigi, mentre David sposerà la ricca ereditiera.

Critica 1:Dalla commedia Sabrina Fair (1953) di Samuel Taylor. Per dimenticare il figlio del padrone di cui è innamorata fin da ragazzina, la figlia dell'autista di una ricca famiglia americana va a studiare a Parigi. Trasformata in una donna di classe e gran fascino, torna due anni dopo e fa innamorare tutti e due i padroni, lo scapestrato e il serio. Sarà il secondo che la porterà all'altare. Una delle commedie meno "cattive" di B. Wilder, (…) che, comunque, inietta sagacemente i suoi veleni in un contesto di squisita piacevolezza e di frivola intelligenza.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Con Sabrina, Wilder inaugura la serie delle “rivincite dei brutti”. Vedremo subito dopo, in Seven Year Itch, l'anzianotto e mingherlino Tom Ewell prendere a pugni l'aitante (e supposto) corteggiatore della moglie, e più tardi il buffo Ray Walston, in Kiss Me, Stupid!, soffiare nientemeno che a Dean Martin la palma nella conquista dì Kim Novak. Qui si fronteggiano invece William Holden (David, fratello minore) e Humphrey Bogart (Linns, il maggiore), di ricca e scombinata famiglia (i Larrabee). Nel gioco che ha per posta Sabrina (Audrey Hepburn), figlia dello chauffeur della casa, Holden rappresenta naturalmente il giovane, il bello, ma alla fine della storia Sabrina non sposerà lui. Non c'è dubbio che ciò rappresenti un altro aspetto di quella contestazione delle regole proprie ai generi, che Wilder porta avanti dall'interno. L'affermarsi dell'amore del giovane su quello dell'anziano era una convenzione abbastanza fortemente codificata nei finali di film rosa, commedie ecc.: la trasgressione, perciò, non è di poco conto, tanto più che il Bogart qui mostrato non è l'avventuriero misterioso e affascinante di Casablanca, ma un signore maturo, pignolo e un po' ridicolo, che va sempre in giro con un ombrello. Non potremmo affermare che Bogart, Ewell o Walston, per quanto anziani dei loro antagonisti, configurino, psicanalicamente, fantasmi paterni. Tra l'altro, i due Larrabee hanno già un padre (Walter Hampden), abbastanza ingombrante e birichino; siamo invece di fronte, almeno in Sabrina, al tipico rapporto di fratellanza sadica (non priva, almeno secondo maligni, di corrispondenze nei rapporti reciproci sul set tra Holden, Bogart e la Hepburn, con Wilder a fare da parafulmine) sostenuta da gag come quello di Holden che si siede, rompendoli, sui bicchieri che ha dimenticato di aver nascosto sopra di sé, e da una struttura di incastri erotici che slittano l'uno sull'altro in un perenne “fuori tempo”. La sorpresa del finale, col trionfo dell'anziano, è solo l'ultima d'una serie di frustrazioni che riguardano la struttura stessa di questa “ comédie des méprises ” (Beylie): Sabrina ama, non riamata, David; David ama Sabrina, che non l'ama più; Linns odia Sabrina e, per staccarla da David, finisce con l'amarla; solo nel finale si registra una provvisoria pacificazione, che lascia però fuori proprio colui che sembrava dovesse esserne gratificato.
Senza moralismi, né forzature, Wilder mette qui in opera, secondo quella che è forse, con Arianna, la sua regia più lubitschiana (cfr. per esempio Cluny Brown, Fra le tue braccia del 1946), la doppia scena del rapporto padroni-servitori. L'antagonismo fondamentale di questo rapporto si legge continuamente in filigrana nell'amarezza d'una commedia in cui il “chiaro di luna” del romanticismo cinematografico classico, si problematizza nel malessere sottile dell'eccesso di convenzione. Questo “eccesso” non va, come è accaduto in parecchi film hollywoodiani anche del periodo classico (pensiamo al già citato Casablanca) in direzione dell'accumulo, dell'affastellamento di materiali, procedimenti e stilemi di origini diverse, la cui stessa eterogeneità sovrabbondante giocherebbe nel senso del barocco. Ancora una volta, Wilder smentisce, in parte, le sue origini viennesi, non fa Sternberg e neppure Curtiz; si tratta invece, almeno in Sabrina, di eccesso nel senso molto wilderiano di “presa alla lettera”. Le convenzioni del film sentimentale, della commedia rosa (il chiaro di luna, la gita in barca, il mancato suicidio, ecc.), sono assunte senza che nulla arrivi a turbare il loro ormai pacifico status di stereotipi allo stato puro, diremmo quasi di puri significanti. Il risultato è come un vuoto di contenuto, una mancanza, nel cui risucchio galleggiano i frammenti dispersi del vecchio “tutto tondo” hollywoodiano.
Autore critica:Alessandro Cappabianca
Fonte critica:Billy Wilder, Il Castoro Cinema
Data critica:

6/1976

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



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