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Onde del destino (Le) - Breaking the Waves

Regia:Lars Von Trier
Vietato:14
Video:Lucky Red Home Video
DVD:Medusa
Genere:Drammatico
Tipologia:La condizione femminile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Lars Von Trier
Sceneggiatura:Lars Von Trier
Fotografia:Robby Muller
Musiche:Joachin Holbeck
Montaggio:Anders Refn
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Phil Mccall, Roef Ragas, Adrian Rawlins, Stellan Skarsgard, Sandra Voe, Emily Watson
Produzione:Vibeke Windelov e Peter Aalbach Jensen
Distribuzione:Lucky Red
Origine:Danimarca
Anno:1996
Durata:

158'

Trama:

Sulle coste della Scozia, in una comunità di tessitori, la giovane Bess, che ha sempre vissuto in famiglia, passa una profonda esperienza amorosa. Si innamora di Jan, operaio in un pozzo petrolifero, viene ricambiata e i due si sposano, nonostante l'opposizione del paese di rigida religione calvinista. Jan torna poi al lavoro nel pozzo e, un giorno, in seguito ad un'esplosione, resta ferito gravemente, con sospetto di lesioni cerebrali e una paralisi totale. L'uomo si rende conto che non potrà mai più avere rapporti con la moglie, e allora, dal letto d'ospedale, la incita a frequentare altri uomini, ad avere con loro rapporti amorosi e poi a descriverglieli, così da poter essere in qualche maniera ancora vicini.

Critica 1:Come la bastigia è il luogo dove le onde si infrangono sulla spiaggia creando una zona intermedia tra mare e terra, così Breaking the Waves è un bagnasciuga dello sguardo dove fluidità e movimento si accompagnano a rigore e definitezza, un collettore di elementi contrapposti come vita e morte, eros e mistica, citazione e novità, e insieme uno spartiacque tra alienazione e veggenza, tra illusione e speranza, tra il cinema classico (che non c'è più) e il cinema del terzo millennio (che non c'è ancora). Discepolo dichiarato di Dreyer,e da poco convertitosi al cattolicesimo, il quarantenne Lars vov Trier, attraverso la vicenda di Bess, una donna semplice che crede istintivamente in Dio come nei miracoli fino a sfidare la farisaica comunità in cui vive, richiama quella del pazzo Johannes, protagonista di Ordet (mentre i primi piani sul volto orante di Bess rimandano a La Passione di Giovanna D'Arco, e la suddivisione del racconto, più che la struttura a episodi delle pagine dal Diario di Satana, ricorda le tappe del percorso di Anne in Dies Irae). Von Trier guarda al di là dell'evidenza e della norma e non solo recupera il valore etico e conoscitivo della trasgressione, come succedeva già agli eroi della tragedia classica, ma cerca l'epifania della grazia negli interstizi della quotidianità, scoprendo la sacralità e le dimensioni drammatiche della vita, non più tragicamente governata dal fato e dalla necessità, ma aperta alle possibilità del desiderio e alle attese di salvezza. E' una scoperta dirompente, come indica il titolo del film, sintesi contenutistica e, al contempo, suggestiva dichiarazione di poetica. Non è un caso, dunque, la scelta dei luoghi in cui si svolge la vicenda: che sia la costa scozzese dove vive Bess, o la piattaforma petrolifera dove il marito Jan lavora e dove rimane vittima di un grave incidente, o ancora la nave su cui si consuma il percorso sacrificale dell'eroina, in ogni caso si tratta di elementi contro cui si infrangono le onde del mare. Ma ciò che rompe le onde per antonomasia è lo scoglio, cioè etimologicamente e biblicamente, lo "scandalo" che la protagonista dà ai puritani, quando decide di diventare una "puttana santa" perché convinta che il sesso possieda la scintilla della vita di cui il marito ha bisogno per guarire. Una scelta drammatica, illogica, ma piena di grazia (id quod gratis datur). E perciò, alla fine, sono le onde sonore di inesistenti, ma tanto desiderate campane a rompere il silenzio della morte, annunciando la paradossale legge del miracolo che è propria del Vangelo come di tante favole - quella per cui ottiene la vita solo chi la perde - in un happy ending che sembra partorito dall'incontro tra Dreyer e Capra (chi può dubitare che le campane suonino perchè a Bess sono spuntate le ali?). Anche il modo di raccontare rompe le risacche della solita prosa filmica facendo rotta nel mare aperto della poesia. I piani sequenza e la camera a spalla sembrano voler inseguire lo “Stream of Soul” dei personaggi e in particolare le inquietudini della casta meretrix a cui dà anima e corpo una sensibilissima Emily Watson. Inoltre Von Trier frantuma la vicenda in diversi capitoli, e contrappone i vividi colori degli incipit (accompagnati da musiche pop anni 70 come ulteriore indicazione di rottura) alla fotografia sbiadita e un po' sgranata dei vari segmenti del racconto. D'altra parte è lo stesso direttore della fotografia Robby Muller che, dopo l'esperienza "paradisiaca" con Wenders per Al di là delle nuvole e il viaggio infernale del Dead Man di Jarmush, sembra alla ricerca di colori e toni "purgatoriali" per accompagnare "il canto dell'innocenza e dell'esperienza" intonato da Von Trier. forse il rifacimento a William Blake andrebbe fatto anche per gli incipit dei vari capitoli, sfolgoranti "cartoline dal purgatorio" ritoccate graficamente proprio come Blake faceva per le illustrazioni dei suoi libri. Ma, al di là delle singole scelte espressive, è l'impianto generale dell'opera, la sua natura di film-poema, che la rende straordinaria. Breaking the Waves sembra inverare una dichiarazione di Dreyer: "Un'opera d'arte e un essere umano hanno una stretta rassomiglianza: ambedue hanno un'anima che si manifesta nello stile" (in I miei film, ed. cineforum, Venezia, 1995, p.80). Ogni vita e ogni opera d'arte, in fondo, vivono della dialettica tra essere e nulla, soffrono l'esistere come il morire, in una costante sospensione e coincidenza tra opposti come il senso del limite e il desiderio dell'assoluto, la carne e lo spirito, il finito e infinito. La lacerante elegia di Von Trier ai confini della notte e dell'alba dell'anima, ripropone questa tensione attraverso la parabola del sacrificio. Perché chi, nelle scelte etiche come in quelle estetiche, crede nella vita fino in fondo dà un senso anche alla morte, sconfiggendone il dominio e le ferree leggi. La vita (l'arte) è una cosa meravigliosa? Non sempre, ma la vita (l'arte) è comunque una cosa sacra, il cui inizio ha a che vedere con una lunga gestazione, il travaglio, le doglie e, guarda caso, la "rottura delle acque".
Autore critica:Ezio Alberione
Fonte criticaDuel
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Critica 2:
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Critica 3:
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Libro da cui e' stato tratto il film
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