RETE CIVICA DEL COMUNE DI REGGIO EMILIA
Catalogo film per le scuole; ; Catalogo film per le scuole; ; ;
Torna alla Home
Mappa del sito Cerca in Navig@RE 

Home

E la vita continua - Zendegi edameh darad

Regia:Abbas Kiarostami
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede - Cecchi Gori Home Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Abbas Kiarostami
Sceneggiatura:Abbas Kiarostami
Fotografia:Homayun Paevar
Musiche:
Montaggio:Abbas Kiarostami, Changis Sayad
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Farhad Keradmand, Puya Paevar
Produzione:Alireza Zarin per Institute of the Intellectual Development of Children and Young Adults
Distribuzione:Cadmo Film
Origine:Iran
Anno:1991
Durata:

91’

Trama:

Dopo il terribile terremoto che sconvolse il nord dell'Iran nel 1990, un padre e suo figlio partono in macchina verso questa regione devastata per sapere cosa è accaduto ai due giovani eroi del film "Dov'è la casa del mio amico?". Durante il viaggio che li conduce verso il villaggio dei ragazzi, scoprono che, malgrado le numerose vittime e la vastità della distruzione causata dal terremoto, per i sopravvissuti al disastro la vita continua...

Critica 1:A Kiarostami serve non soltanto per fare un ritratto tutto dall'interno di quel rapporto padre e figlio che lega i due viaggiatori, ma per evocare, dal vivo e sul posto, le nuove situazioni in cui si imbattono, date con modi di rappresentazione semplicissimi, quasi lineari, che spesso, tuttavia, tra le pieghe della realtà, accettano anche il simbolo: a indicare, con antenne televisive ed automobili, i cambiamenti che stanno segnando il nuovo tessuto sociale dell' Iran: lasciando però la gente ancora intatta ed immutata. Lo stile abituale di Kiarostami, perciò: l'osservazione dal vivo, impersonale e distaccata come, appunto, quella con cui Rossellini si accostava a cose e persone, ma anche, per il gusto orientale di cui poi è nutrita, con la possibilità di ricomporre il reale secondo linee e segni che ce lo ripropongono sempre in cifre di forte impatto visivo, senza piegarsi ad una ricerca figurativa fine a sé stessa, ma arrivandoci quasi istintivamente, tramite la rappresentazione ricostruita del concreto. Un cinema sul vero, che però guarda anche, con finezza, alla pittura.
Autore critica:Gian Luigi Rondi
Fonte criticaIl Tempo
Data critica:

5/3/1994

Critica 2:
      In E la vita continua, girato con l'apparenza di un documentario alcuni mesi dopo la catastrofe, Kiarostami inventa una coppia, un uomo e il suo figlioletto, e a bordo di una Renault gialla gli fa ripercorrere il suo itinerario di quei giorni, lungo strade intasate dal traffico dei soccorsi e in uno scenario devastato. Ma è una luminosa, azzurra giornata: dietro le macerie si disegnano chiari i contorni delle montagne, le fronde ondeggiano al vento, la natura ha riacquistato la sua calma maestosa. Confrontati allo spettacolo di un dramma vissuto dai superstiti con dignitosa rassegnazione, rimettendosi alla volontà di Dio, i due viaggiatori non sono da meno dei loro interlocutori. Laddove molti avrebbero inscenato strazi e sangue, qui viene fuori un quadro di speranza e umana solidarietà, venato da qualche spunto umoristico. Se la morale di 'E la vita continua' è ben spiegata dal suo titolo, la poetica di Kiarostami è tutta condensata nell' atteggiamento di riservata e olimpica partecipazione che esibiscono i protagonisti, l'adulto e il bambino: dietro i quali si cela un autore che, ispirandosi alla grande lezione di Rossellini, sa come riflettere sullo schermo l'illusione della realtà.
Autore critica:Alessandra Levantesi
Fonte critica:La Stampa
Data critica:

18/3/1994

Critica 3:E la vita continua è una testimonianza cinematografica che non offre, non compra e non vende risposte precostituite. Non sapremo mai se quei ragazzi sono ancora vivi. Ma certo è che - nel bellissimo epilogo del film - il cinema e la vita sembrano congiungersi in un momento di perfetta armuità. Inquadrata dall'alto, mentre sta per intraprendere una salita ripidissima, l'automobile del protagonista arranca, si arresta, va avanti, accelera, retrocede, scivola giù, risale. Intorno a lei, una landa desolata. Le rovine. Un uomo che vagabonda e chiede forse solidarietà. Nessun rumore, tranne quello del motore. La macchina da presa è lontana, impercettibile, piccolissima. Se non è questo il cinema che abbraccia la vita dite voi cos' altro è.
Autore critica:Fabio Bo
Fonte critica:Vivicinema
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di: Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di: Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema
Valid HTML 4.01! Valid CSS! Level A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0 data ultima modifica: 10/26/2005
Il simbolo Sito esterno al web comunale indica che il link è esterno al web comunale