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Rocco e i suoi fratelli -

Regia:Luchino Visconti
Vietato:14
Video:Creazioni Home Video, Mondadori Video
DVD:Medusa
Genere:Drammatico
Tipologia:Il lavoro, Letteratura italiana - 900, Migrazioni, Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Suso Cecchi D'Amico, Vasco Pratolini, Luchino Visconti, liberamente ispirato ai racconti de "Il ponte della Ghisolfa" di Giovanni Testori
Sceneggiatura:Suso Cecchi D'Amico, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Enrico Medioli, Luchino Visconti
Fotografia:Giuseppe Rotunno
Musiche:Nino Rota
Montaggio:Mario Serandrei
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Alain Delon, Renato Salvatori, Annie Girardot, Katina Panixou, Corrado Pani, Nino Castelnuovo, Spiros Focas
Produzione:Goffredo Lombardo per la Titanus, Roma/Les Film Marceau, Paris
Distribuzione:Fenice - Istituto Luce
Origine:Italia
Anno:1960
Durata:

170'

Trama:

Una povera vedova, Rosaria, lascia con quattro figlioli il paese della Lucania in cui è nata, per trasferirsi a Milano, dove è stabilito il figlio maggiore, Vincenzo. Questi non può fare molto per la famiglia, ma riesce ad introdurre i fratelli nel mondo del pugilato. Simone, il più ambizioso, si dedica con fervore alla nuova professione, ma dopo un promettente inizio, finisce per entrare nei peggiori ambienti. Rocco lavora intanto in una lavanderia, Vincenzo ha un impiego provvisorio, Ciro diventa un operaio specializzato, e Luca, il più piccolo, si industria per guadagnare anche lui qualche soldo. Simone ha una relazione con Nadia, una ragazza di strada, che dopo qualche tempo finisce in prigione. Rocco la ritrova nella piccola città di provincia dove presta servizio militare: tra i due germoglia un sincero affetto, e, tornati entrambi a Milano, fanno progetti di matrimonio. Ma anche Simone ama la ragazza, e avendola sorpresa col fratello, le usa violenza e picchia selvaggiamente Rocco. Questi tronca la relazione con Nadia e si dedica tutto al pugilato. I debiti e gli imbrogli di Simone portano la famiglia sull'orlo del fallimento. Rocco, per salvare la famiglia, accetta un contratto propostogli da un impresario. Simone, giunto all'estremo dell'abiezione, uccide Nadia. La famiglia non può più difenderlo. Simone è arrestato, mentre Rocco conquista allori sul ring.

Critica 1:Ispirato ai racconti di Testori. Una famiglia di contadini lucani si trasferisce a Milano negli anni del boom economico e si disgrega, nonostante gli sforzi della vecchia madre per tenerla unita. Nelle cadenze di un romanzo di ampio respiro narrativo con ambizioni tragiche e risvolti decadentistici, è il più generoso dei film di L. Visconti, quello in cui, con qualche schematismo, passioni antiche e problemi moderni sono condotti a unità. La congerie delle numerose e talvolta contraddittorie fonti letterarie trova ancora una volta il suo punto di fusione nel melodramma, nella predilezione per i contrasti assoluti. Quella dell'Idroscalo è una delle più tipiche scene madri di Visconti. Osteggiato dai politici e bersagliato dalla censura, è il solo film di Visconti che incassò nelle sale di seconda e terza visione più che in quelle di prima, in provincia più che nelle grandi città. Premio speciale della giuria alla mostra di Venezia. La vicenda giudiziaria continutò fino al 1966 quando Visconti fu assolto in modo definitivo. Nel 1969 la censura ribadì il divieto ai minori di 18 anni e nel 1979 fu allestita una nuova edizione per il passaggio in TV con altri tagli e taglietti
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Rocco i suoi fratelli narra la storia d'una famiglia meridionale che, essendo morto il capofamiglia, emigra a Milano dove già si trova il figlio primogenito. I fratelli sono cinque e precisamente Vincenzo, Simone, Rocco, Ciro e Luca; ma in realtà gli avvenimenti riguardano soprattutto Simone e Rocco. Infatti, mentre Vincenzo, Ciro e Luca, rispettivamente muratore, operaio all'Alfa Romeo e fattorino, ci sono mostrati sullo sfondo e sono assai poco caratterizzati, Rocco e Simone, entrambi pugilatori, hanno tutto lo spicco e la complessità di due protagonisti. I due fratelli, già rivali nel mestiere, lo diventano anche nell'amore, allorché Rocco s'invaghisce della ragazza di Simone, Nadia. Va a finire che Simone, il quale s'è lasciato andate ad una vita dissipata e truffaldina e ha dovuto abbandonate il ring, cerca di rivalersi stuprando per sfregio Nadia e picchiando selvaggiamente Rocco, che li ha sorpresi insieme in un prato della periferia. Rocco perdona a Simone e cerca di salvarlo ma Simone, ormai lanciato sulla strada d'una morbosa degradazione, uccide a coltellate Nadia. Rocco s'avvia verso il campionato, Simone finisce in galera, gli altri tre fratelli s'adattano e diventano bravi operai milanesi.
Visconti con questo film sembra aver voluto illustrare il dramma dell’emigrazione interna italiana. In che cosa consiste questo dramma? Brevemente, è lo stesso dramma degli emigrati italiani a New York o a Buenos Aires. L'ambiente socioculturale, assai fragile e decrepito, dei paesi d’origine non resiste al trapianto e va in polvere, e l'emigrante si trova nudo e indifeso in un mondo del tutto straniero. Di solito gli emigranti reagiscono in due modi alle difficoltà dell'adattamento: sia, se sono vecchi, regredendo agli usi e costumi del paese originario e allora abbiamo la sottocultura di Little Italy; sia, se sono giovani, cercando d'inserirsi nella cultura del paese d'adozione e allora abbiamo l'ibridismo penoso della seconda generazione.
Ma è poi veramente questo l'argomento del film di Visconti? Secondo noi, invece, il dramma dell'emigrazione è rimasto nell'ombra. Per esempio, la sconfitta e il disfacimento morale di Simone appaiono nel film come un fatto piuttosto individuale che sociale, ossia Simone è debole perché è debole e non perché è emigrato. Né Visconti ha illustrato le difficoltà che possono incontrare quattro meridionali nella ricerca di un lavoro a Milano. I quattro fratelli Parondi trovano da lavorare in maniera perfino troppo liscia e facile. Il silenzio sulle difficoltà d'adattamento rende superfluo l'impianto veristico dei personaggi, specie di Simone. Infatti, il personaggio veristico è credibile e accettabile soltanto se le sue determinazioni sociali sono fortemente sottolineate.
L'argomento vero del film sono invece i rapporti affettivi d'una famiglia meridionale e comunque italiana. Visconti, questi rapporti li sente profondamente, con quasi dolorosa intensità; la rivalità di mestiere e d'amore dei due fratelli è così il perno di tutta la vicenda in quanto consente al regista di mostrare, controluce, tutta la complessità e la delicatezza del sentimento che lega Rocco a Simone e agli altri fratelli. Guardando al film da quest'angolo visuale appare spiegata e giustificata anche l'eccessiva lunghezza della scena in cui Simone picchia Rocco: lo picchia con tanto accanimento perché l'ama. Altresì Visconti ha avuto la mano felice in tutte le sequenze d'insieme della famiglia Parondi, sia pure con qualche concessione al verismo di genere. Invece meno ci persuadono gli amori di Nadia; in realtà i due fratelli s'amano troppo per amare anche una donna.
Visconti ha girato il film con maestria, Rocco e i suoi fratelli è senza dubbio il suo miglior film dopo La terra trema. Forte, diretto e brutale benché, a momenti, un poco freddo, il film rispecchia fedelmente nelle sue compiacenze di crudeltà e nella sua minuzia descrittiva le due componenti del singolare talento del regista: quella decadentistica e quella sociale. Tra gli interpreti i due migliori sono senza dubbio Renato Salvatori, un Simone di grande efficacia anche se un poco risaputo, e Alain Delon, un Rocco originale e delicato. Spiros Focas e Max Cartier sono bravi quanto basta in due personaggi appena abbozzati. Annie Girardot è una Nadia molto espressiva, Katina Paxinou una madre di forte rilievo. Tra gli altri interpreti bisogna ricordare soprattutto Paolo Stoppa, Claudia Cardinale, Corrado Pani, Adriana Asti, Claudia Mori.
Autore critica:Alberto Moravia
Fonte critica:L'Espresso
Data critica:

23/10/1960

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Ponte della Ghisolfa (Il) (racconti)
Autore libro:Testori Giovanni

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