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Racconto crudele della giovinezza - Seishun Zankoku Monogatari

Regia:Nagisa Oshima
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Disagio giovanile, Diventare grandi
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Nagisa Oshinma
Sceneggiatura:Nagisa Oshima
Fotografia:Ko Kawamata
Musiche:Rijchiro Manabe
Montaggio:Keiichi Uraoka
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Toshiko Dobayashi (Teruko Shimonishi), Jun Hamamura (Masahiro Shinjo), Yusuke Kawazu (Kiyoshi Fujii), Yoshiko Kuga (Yuki Shinjo), Shinjiro Matsuraki (Terada), Aki Morishima (Yoko Ishikawa), Kan Nihonyanagi (Keizo Horio)
Produzione:Tomio Ikeda per Shochiku Ofuna
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Giappone
Anno:1960
Durata:

96’

Trama:

Studente universitario di Osaka seduce una ragazza, ne diventa l'amante, la induce all'adescamento di anziani danarosi per intervenire al momento giusto, ricattandoli. Epilogo tragico.

Critica 1:Studente universitario di Osaka seduce una ragazza, ne diventa l'amante, la induce all'adescamento di anziani danarosi per intervenire al momento giusto, ricattandoli. Epilogo tragico. È il secondo film del 28enne Oshima e il suo primo successo popolare. Aprì la strada al Nuovo Cinema giapponese. Stilisticamente audace e tecnicamente brillante nell'uso del colore e della cinepresa in mano con cui il regista segue, complice, i suoi due giovani protagonisti.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:(...) Il film sconfessa l'ottimismo dei «seishun eiga» di Masumura (noto anche da noi per alcune interessanti « eroduzioni » uscite sul finire degli anni '60), giocati in positivo sulla pelle dei giovani con l'apertura tutta volontaristica di vaghe prospettive sociali a favore di una generazione prostrata da un senso di sconfitta. O. invece la rappresenta per quella che è, disgregata dall'insorgere di pulsioni aggressive con le quali maschera la propria impotenza. Una «oscura verità» che O. sembra mutuare dai romanzi di Shintoro Ishiwara, scrittore di primissimo piano in questo periodo per le sue tematiche sulla morbosità giovanile. Piuttosto, là dove Ishiwara pecca di eccessivo intellettualismo e distaccato anarchismo, O. coglie l'occasione per bruciare tutte le sue scorie residue di intellettuale borghese e contagiarsi con l'anomalo e il bastardo, irreparabilmente. Il suo approccio al diverso è brutalmente empatico, diventa complicità, oscura connivenza con l'illegale e assuefazione ai suoi rituali iniziatici, col diritto d'accesso a un linguaggio segreto. Di esso O. pare possedere il codice, da adepto privilegiato, e in questo codice pare trascrivere il racconto delle cerimonie misteriose cui ha partecipato. Ad esempio il gioco pericoloso di Kiyoshi e Makoto è una forma cifrata di linguaggio, di autoaffermazione. È sì una sfida a se stessi e alla società dei ricchi, ma è anche una formula esorcistica nella quale confluiscono rabbia, impotenza, fantasia, legate insieme dal meccanismo della ripetizione. In questa reiterazione quotidiana di una vera e propria rappresentazione teatrale della sopravvivenza, si saldano antichi bisogni e salti d'immaginazione. C'è il giovanile impulso a reinventare la vita giorno per giorno. Salvo ritrovarsela poi sempre uguale nel suo piatto squallore, nel suo svilire l'amore a sesso mercificato. C'è lo scacco della fantasia, isterilita da una ritualità sempre più macabra, che spegne il piacere e il ricordo. L'esorcismo, arma di difesa della società segreta di cui O. condivide i misteri, è una fuga nell'immaginario castrata dalla realtà: Makoto rimane incinta e deve abortire, malgrado tutto l'amore che la lega a Kiyoshi, e la generazione dei «fratelli maggiori» (Yuki e Akimoto, il medico che fa abortire la ragazza) non può aiutarli se non con il simulacro della propria sconfitta. Un simulacro totemico, che salva temporaneamente Kiyoshi dalle mani della polizia e Makoto dall'incognita di una maternità non desiderata, ma reclama alla fine le sue vittime sacrificali.
L'alone mitico in cui O. inscrive il suo racconto crudele della giovinezza carica di grande suggestione un apologo esemplare su una condizione umana senza riscatto. O. vi perviene contaminando con la sua "cabala" i materiali del racconto cinematografico tradizionale: destruttura la fiction poliziesca qui esplicitamente citata, sottopone il binomio «sesso + violenza» a un massacro di significati incrociati illeggibili in un solo senso, crea una proliferazione di racconti nel racconto, con effetti labirintici. Il Racconto crudele è già un'audace opera aperta su molteplici versanti di lettura (antropologico, psicanalitico, socio-politico). Ogni giovane trova la sua breccia per entrarvi. Tutti si riconoscono, a diverso titolo e con diverse sfumature, nell'ambiguità inesauribile di Makoto e Kiyoshi, vittime e carnefici, santi e dèmoni. «Le coscienze pseudo-soggettive erano alla ricerca di una via d'uscita. Anch'io. Le coscienze pseudo-soggettive si erano subito gettate nella lotta contro il Trattato di Sicurezza. Io sono stato completamente assorbito dalla realizzazione del mio secondo film, che mirava a smascherare la "pseudeità" di questa pseudosoggettività per risvegliare nella coscienza pseudo-soggettiva la vera coscienza soggettiva. Sotto questo profilo, sono convinto che Racconto crudele della giovinezza sia stata un'opera nella quale abbiano potuto affrontarsi il soggetto dell'autore e la coscienza degli spettatori»
Autore critica:S. Arecco
Fonte critica:Nagisa Oshima, Il Castoro Cinema
Data critica:

1979

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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