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Nosferatu il vampiro - Nosferatu, eine Symphonie des Grauens

Regia:Friedrich Wilhelm Murnau
Vietato:No
Video:Mondadori Video
DVD:
Genere:Thriller
Tipologia:Letterature altre - 800, Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Dal romanzo "Dracula" di Bram Stoker
Sceneggiatura:Henrik Galeen
Fotografia:Fritz Arno Wagner
Musiche:Hans Endman
Montaggio:
Scenografia:Albin Grau
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Max Schreck Conte Orlok, alias Nosferatu, Gustav Botz Sievers, medico comunale, Alexander Granach Knock, John Gottowt Prof. Bulwer, Wolfgang Heinz Il secondo, Guido Herzfeld Oste, Ruth Landshoff Ruth, Max Nemetz Capitano del "Demeter", Georg H. Schnell Armatore Harding, Greta Schroder Ellen, Albert Venohr Marinaio, Hardy Von Francois Medico dell' ospedale, Gustav Von Wangenheim Hutter, Heinrich Witte
Produzione:Prana Film
Distribuzione:Cineteca Nazionale - Cineteca di Bologna
Origine:Germania
Anno:1921
Durata:

93'

Trama:

Brema 1838, l' agente immobiliare Knock invia il giovane Hutter in Transilvania per concludere un affare col conte Orlok. Prima di lasciare la città chiede ad una coppia di amici di prendersi cura di sua moglie Ellen, quindi parte e giunge al castello sui monti Carpazi dopo una serie di strani e misteriosi episodi. Verso mezzanotte Orlok invita il giovane a cena, e quando questi, affettando il pane, si ferisce ad un dito, si mostra particolarmente eccitato. Il mattino seguente, svegliandosi, Hutter nota dei segni sul collo e ne attribnuisce la colpa a delle punture di zanzara. La notte seguente, rimasto affascinato da un medaglione col ritratto di Ellen, il conte firma il contratto per l' acquisto di una casa a Brema. A notte fonda, mentre il giovane è a letto, entra nella sua camera. Per un fenomeno di telepatia, Ellen si sveglia urlando. L' indomani, sceso nella cripta del castello, Hutter scopre il conte disteso in un sarcofago e poco dopo lo vede allontanarsi su di un carro carico di bare. Queste sono dirette a Varna per poi essere imbarcate sul Demeter, una nave volta a salpare per Brema. Il giovane Hutter torna in Germania via terra e durante il viaggio parallelo, si vedono una serie di mistriosi episodi. Sul veliero scoppia la peste e, una volta arrivato a destinazione, a bordo viene trovato solo il cadavere del capitano. Orlok è a Brema e nella città il morbo della peste dilaga. Dalla sua finestra, il conte spia la bella Ellen, la quale, avendo letto nel Libro dei Vampiri che solo i sacrificio di una ragazza dal cuore puro può far terminare il flagello, permette a Nosferatu di entrare nella sua camera. Questi, impegnato a succhiarle il sangue non si avvede che il sole sta sorgendo e muore incenerito.

Critica 1:Scritto da Henrick Galeen che s'ispirò liberamente al romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker, cambiando nomi e posti per non pagare i diritti d'autore: dal suo castello nei Carpazi il vampirico conte Orlok, chiuso nel suo sarcofago, si fa trasportare nel 1838 a bordo di una nave al porto di Brema dove si diffonde la peste. Soltanto il volontario sacrificio di una giovane donna (Nina o Ellen, secondo le edizioni) sconfiggerà il vampiro che si lascia sorprendere dalla luce dell'alba. E il più grande film vampiresco di tutti i tempi. Senza ricorrere alla manipolazione dello spazio, tipica dell'espressionismo, Murnau sceglie la concretezza e il rischio degli scenari naturali, ricorrendo a mezzi più specificamente cinematografici (angolazioni, montaggio, immagini in negativo, ecc.) e a una fitta rete di richiami metaforici e simbolici. Nella sua complessità si presta a diverse letture in chiave psico-sociologica, metafisico-esistenziale, romantico-dostoevskiana, psicoanalitica.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Nosferatu, “una sinfonia dell'orrore” (secondo il sottotitolo tedesco), è il decimo film di Friedrich Wilhelm Murnau (Bielefeld 28 dicembre 1885 - Santa Barbara, California, 11 marzo 1931), il primo del regista ad avere una risonanza internazionale. Racconta L. Eisner che il nome fu indicato dallo scenografo Albin Grau, cui era accaduto di sentirlo, durante la guerra, da un contadino serbo: in quella lingua “Nosferatu” designa una persona non morta (der Untote, in tedesco). La materia del film deriva da un romanzo di Bram Stoker, che fu ampiamente rimaneggiato da Henrik Galeen (fatto che non evitò alla Prana Film una causa per plagio). Con Nosferatu - uscito a Berlino il 5 marzo 1922 - si apre l'era cinematografica dei vampiri. I film di contenuto ambiguo e complesso stimolano l'interesse critico. Ogni generazione si è soffermata, in modo contraddittorio, su quest'opera di Murnau. Dapprima si individuarono (o si credette di individuare) i precedenti culturali nel romanticismo tedesco (Hoffmann e Novalis sopra tutti), in seguito ci si addentrò nella selva dei simboli di cui il film è intessuto, più tardi (e siamo ai tempi recenti) si impiegarono gli strumenti psicoanalitici. Infine, mentre sullo sfondo restava il quadro di riferimento sociologico tracciato dal Kracauer per tutto il cinema tedesco degli anni venti, ha preso consistenza l'analisi del “sistema formale” del film secondo gli schemi della semiologia.
È certo che ogni analisi illumina un aspetto reale di Nosferatu, ma nessuna è forse in grado di cogliere in sintesi la molteplicità dei temi e dei segni presenti in questa “sinfonia dell'orrore”. Il carattere specifico dell'ambiguità può essere tradotto nei termini (apparentemente) chiari delle fonti culturali, della simbologia, della psicoanalisi, della sociologia e della semiologia, ma ancora attende di essere interpretato in quanto tale, globalmente, come marchio distintivo del film. Accade, alle diverse e sottili analisi, quel che accade a Nosferatu: di dissolversi alla prima luce del sole, senza lasciare tracce. O, meglio, di lasciare tracce troppo labili per poter essere raccolte in una coerente chiave di interpretazione.
Questo film, che Gide giudicò “completamente mancato” e che L. Eisner ritiene opera di un genio, si apre nella città baltica di Vyborg (Viipuri) nel 1838. Knock, un agente immobiliare, incarica Hutter, un suo impiegato, di partire (“Sarà un viaggio meraviglioso”) per la Transilvania, dove lo aspetta il conte Orlok allo scopo di definire l'acquisto di una casa a Vyborg. Hutter si congeda dalla moglie Ellen, che non riesce a nascondere la sua angoscia: la donna intuisce qualcosa di torbido nel viaggio improvviso del marito.
Giunto nei Carpazi, e avvicinandosi al castello del conte, Hutter si imbatte in una serie di presagi, dapprima inspiegabili e poi sempre più chiari: il comportamento strano degli animali, i consigli della gente che incontra, un volume che trova nella camera della locanda (Il libro dei vampiri), una corsa sfrenata di cavalli messi in fuga da una iena, una fantomatica foresta (alberi bianchi su fondo nero: è un brano in negativo), il passaggio di una carrozza che avanza a grandi balzi (ripresa eseguita fotogramma per fotogramma).
Hutter attraversa un ponte e, in piena notte, arriva al castello. È accolto dal conte, un individuo segaligno, il volto scheletrico, le orecchie a punta. Invitato a cena, si ferisce un dito affettando il pane. Il conte, vedendo il sangue, ha uno scatto sinistro. Il giorno dopo Hutter esplora il castello deserto, alte mura, cortili, torri, portali. Un'atmosfera di attesa arcana avvolge il luogo. Hutter scende nella cripta, scopre il conte disteso, a occhi aperti, in un sarcofago. È Nosferatu, l'Untote nato nel 1443, di cui parlava Il libro dei vampiri. Durante la notte, il vampiro si sveglia, avanza verso la camera di Hutter, si profila minaccioso, un'aureola di luce dietro la figura, nell'arco della porta. Quando sta per aggredire il giovane, a Vyborg Ellen ha un sobbalzo nel sonno, invoca il nome del marito. Hutter riesce a fuggire. La moglie è in preda a una malattia di cui non si comprendono le cause.
Nosferatu ora porta il suo attacco nel cuore dell'Europa. Scende lungo il fìume, arriva al porto, s'imbarca sul "Demeter" insieme ad alcune bare riempite di terra (senza la sua terra il vampiro perderebbe ogni potere). A bordo scoppia la peste, i marinai muoiono ad uno ad uno. La nave entra nel porto a vele spiegate, deserta. Mentre, in una cella del manicomio, Knock, impazzito, “sente” l'arrivo del “maestro”, la peste comincia a diffondersi in città.
Tornato a casa, Hutter ha ripreso la sua vita tranquilla. Ellen, però, non è serena. Ha letto, nonostante la proibizione del marito, Il libro dei vam-piri: “Solo una donna può sciogliere l'incantesi-mo”. E l'orrore ormai incombe, non lo si può più eludere. Nosferatu è nella casa di fronte, sull'altra sponda del canale. La notte attraversa in barca l'acqua, sale, si introduce nella camera dove Ellen dorme. È l'appuntamento atteso. La donna, tre-mante, accoglie il vampiro, lo trattiene con sé tut-ta la notte. All'alba Nosferatu è in piedi dinanzi alla finestra. È troppo tardi per fuggire a rintanarsi nella bara. Al primo raggio di sole in controluce, il vampiro svanisce con il lento affievolirsi della sovraimpressione.
Le immagini di Murnau hanno qualità sfatta e morbida. Si accumulano in una cadenza serrata, anche quando (come in tutta la prima parte) le inquadrature sono lunghe e distese. Sommandosi le une alle altre creano, per la forza interna del ritmo visivo, il clima raccapricciante di un incubo. E come un incubo, infatti, il film è stato organizzato, soprattutto laddove il “pericolo” insidia dopo l'arrivo della nave fantasma in porto (inquadrata dal basso, in totale, contro il cielo grigio: allucinante) - la compostezza degli interni borghesi della casa di Hutter, prototipo dell'uomo comune. Un fremito di paura minaccia l'ordine che pareva così stabile e naturale: ordine psichico, ordine sociale, ordine del linguaggio.
L'interpretazione psicoanalitica (che fa di Nosferatu il “doppio” di Hutter: le pulsioni dell'inconscio in conflitto con i divieti del Super-lo) è accettabile, soprattutto se estesa alla parabola emblematica della donna, attratta e inorridita dall'inconscio: purezza e autodistruzione, Eros e Thanatos inevitabilmente uniti. E non tanto perché in questo si può scorgere (com'è lecito) la traccia della misoginia dell'autore, quanto perché la “lettura” psicoanalitica consente una plausibile messa a fuoco della struttura del film. Nel comporla, Murnau procedette gradualmente dalla massa indistinta dei frammenti visivi alla unità della forma. Per creare la città baltica raccolse inquadrature di strade e di elementi architettonici in luoghi diversi (Lubecca, Wismar, Lauenburg); lo stesso fece per gli ambienti della Transilvania (il castello slovacco di Oravsky, il passo di Vratna, la foresta berlinese di Tegel). La compattezza dell'opera, il senso di unicità ambientale e drammatica che ne deriva, mostrano quanto fosse solido il nucleo intorno a cui il film è cresciuto.
Autore critica:Fernaldo Di Giammatteo
Fonte critica:100 film da salvare, Mondadori
Data critica:

1978

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Dracula
Autore libro:Stocker Bram

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