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Donna di Parigi (La) - A Woman of Paris: A Drama of Fate

Regia:Charles Chaplin
Vietato:No
Video:Elleu Multimedia
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Charles Chaplin
Sceneggiatura:Roland Totheroh
Fotografia:
Musiche:
Montaggio:Monta Bell
Scenografia:Arthur Stibolt
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Edna Purviance (Marie St. Clair), Clarence Geldart (padre di Maria), Carl Miller (Jean Millet), Lydia Knott (madre di Jean), Charles K. French (padre di Jean), Adolphe Menjou (Pierre Revel), Betty Morrissey (Fifi), Malvina Polo (Paulette)
Produzione:Charles Chaplin Productions - Regent, United Artists
Distribuzione:Cineteca Nazionale
Origine:Usa
Anno:1923
Durata:

84’

Trama:

Marie aspetta Jean alla stazione, ma lui non può raggiungerla poiché suo padre è morto proprio in quelle ore. Così, credendosi abbandonata, Marie parte per Parigi dove diventa l'amante del ricco Pierre Ravel. Quando Jean la ritrova, Marie si vergogna della sua nuova vita e non accetta di tornare con lui. Jean, disperato, si uccide e Marie torna in provincia.

Critica 1:Una ragazza di campagna si trasferisce a Parigi e diventa la mantenuta di un ricco. Quando s'imbatte nel suo primo amore, vorrebbero sposarsi, ma il giovanotto è troppo legato alla madre possessiva, lei non sa distaccarsi, per riconoscenza, dall'uomo che la mantiene. È il primo film di Chaplin senza Chaplin (se si toglie la piccola parte di un facchino) e, per giunta, di taglio drammatico con brevi intermezzi buffi. E anche un suo raro film in cui la protagonista femminile è raccontata con simpatia, ma non idealizzata. È, infine, il primo film nella storia del muto che introduce la psicologia come componente determinante della narrazione, uno dei suoi rari insuccessi commerciali e uno dei suoi film che più influenzarono gli altri cineasti.
Autore critica:
Fonte criticaKataweb Cinema
Data critica:



Critica 2:(…) A Woman of Paris è soprattutto la risposta a tutti coloro che continuano a considerarlo legato esclusivamente alla figura comica di Charlot, a coloro che lo vedono solo come attore: niente di piú polemico quindi che l'esclusione del personaggio Charlot e la scelta d'un ambiente e d'un modo narrativamente diversi come il « dramma borghese ».
Primo carattere del film è la sua forma sobria e contenuta, che continua le scelte estetiche del periodo precedente, sia pure in assenza di quell'elemento unificante che era Charlot (Chaplin compare infatti nel film solo in un rapido gag con delle valigie). Chaplin rifiuta la consequenzialità logica dei gag nel momento in cui rifiuta Charlot; sceglie invece una costruzione narrativa dimessa, quasi convenzionale, priva di sviluppi enfatici. (…)
C'è in A Woman of Paris la continua volontà di spegnere il tono del racconto, di esprimersi piú attraverso atmosfere che attraverso la drammaticità della recitazione come degli eventi. La felicità possibile dei protagonisti è semplicemente « rovinata da un gran numero di piccoli fatti », che « paiono essere nell'ordine delle cose ( ... ). Una moltitudine di fatti ordinari, pazzamente fraintesi, chiacchiere d'ogni giorno, pregiudizi ammessi, piccole crudeltà, si accumulano e portano al tragico sbocco » (Pudovkin). La sobrietà della forma coincide cosí con la sobrietà fatta quasi di sottintesi del narrato. Chaplin non vuole qui, come in passato, mostrare cose straordinarie, ma rivela lo straordinario potere significante delle cose banali (equivalenti, per esempio, agli oggetti di One A. M.). Nel momento in cui si rifà (e dichiaratamente) ad un modello narrativo, quale il « dramma borghese », ne elude e ne appiattisce tutte le punte drammatiche, trasformandolo nel proprio rovescio e cioè smitizzandolo. (…)
Ma tra le pieghe della "rappresentazione", fedele, mimetica, tutta attenta ai dettagli e alle sfumature, l'impronta di Chaplin è continuamente riconoscibile, soprattutto nel risvolto ironico che ogni momento rivela: è lo sguardo freddo, distaccato, implacabile di chi esamina un qualsiasi reperto - lo sguardo che meglio d'ogni altro, al pari del distacco della massaggiatrice nella sequenza citata, esprime un profondo senso di vuoto nelle cose narrate. Esso è la traduzione metaforica dell'aggressività che Chaplin aveva sempre mostrato nella propria concezione del comico. Grazie a questa coerenza, che va oltre i fatti piú epidermici dello stile, A Woman of Paris è tutto nel ritratto critico dell'altro, non piú degradato internamente dalla presenza incongrua e aggressiva del disturbatore Charlot, ma velatamente aggredito dallo stesso farsi del linguaggio. Tutto il senso del film viene rimandato a ciò che la narratività tenta di nascondere trasformandolo in mito: il ritratto di questa idle class si sviluppa allora egualmente nei toni di quel moralismo radicale che sono tipici a tutto Chaplin e che rifiutano una precisa collocazione politica. Ciò è del resto chiaramente anticipato dalla didascalia posta in apertura al film:
« Il genere umano non si divide in eroi e traditori, ma semplicemente in uomini e donne. Le loro passioni, buone o cattive, sono state date loro da Dio. Essi peccano soltanto per cecità: gli ignoranti condannano i loro errori, ma i saggi li compiangono ».
È un moralismo feroce, non quello edulcorato e innocuo del cinema americano; dietro di esso l'ironia, per quanto sottile e controllata, scava il solco profondo d'una condanna che non è generica e nel cui obiettivo tanta parte dell'opinione pubblica americana si riconosce, con inevitabile fastidio. Tutto ciò porta all'insuccesso del film, la cui proiezione è addirittura proibita, per immoralità, in ben tredici degli Stati Uniti. Un'altra giustificazione di questo insuccesso e delle preclusioni che l'hanno determinato, una giustificazione che riaffiorerà a piú riprese negli anni seguenti, è l'abbandono di Charlot. Non si perdona a Chaplin di liberarsi del suo mito, di voler essere diverso, ma, soprattutto, di non accontentarsi di far ridere. In un cinema dominato, come quello americano, dai clichés e dagli stereotipi, Chaplin occupa un posto scomodo. (…)
Autore critica:Giorgio Cremonini
Fonte critica:Charlie Chaplin, Il Castoro Cinema
Data critica:

11/1977

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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