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Alla luce del sole -

Regia:Roberto Faenza
Vietato:No
Video:
DVD:01
Genere:Drammatico
Tipologia:Diritti dei minori, Diritti umani - Esclusione sociale, Disagio giovanile
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Roberto Faenza
Sceneggiatura:Roberto Faenza, Gianni Arduini, Giacomo Maia, Dino Gentili, Filippo Gentili, Cristiana Del Bello
Fotografia:Italo Petriccione
Musiche:Andrea Guerra
Montaggio:Massimo Fiocchi
Scenografia:Davide Bassan
Costumi:Sonu Mishra
Effetti:
Interpreti:Luca Zingaretti (Don Pino Pugliesi), Alessia Goria (Suor Carolina), Corrado Fortuna (Gregorio), Giovanna Bozzolo (Anita), Francesco Foti (Filippo), Piero Nicosia (Giuseppe), Lollo Franco (Gaspare), Mario Giunta (Saro), Pierlorenzo Randazzo (Domenico), Gabriele Castagna (Rosario), Salvo Scelta (Carmelo)
Produzione:Elda Ferri per Jean Vigo Italia
Distribuzione:Mikado
Origine:Italia
Anno:2004
Durata:

89'

Trama:

La storia di Don Pino Puglisi, il parroco assassinato dalla mafia a Palermo nel quartiere Brancaccio il giorno del suo 56°compleanno, il 15 settembre 1993, nel momento esatto in cui Roberto Baggio segnava un gol per l’Italia e tutta la sua città era davanti al televisore. Ai ragazzi di strada, 'angeli' cresciuti all’Inferno, quell'uomo era capace di ridare la speranza in una vita diversa. Don Pino non riconosceva il potere della mafia e con il suo esempio stava invitando la gente del quartiere a riappropriarsi della libertà negata. Per la mafia era un individuo troppo pericoloso che "toglieva i ragazzini dalla strada e rompeva le scatole". Ora in Vaticano è all'esame presso la Congregazione per le cause dei Santi il suo processo di beatificazione come martire.

Critica 1:«Rompere le scatole», questo indica come impegno morale Don Pino Puglisi (Luca Zingaretti). Per esser più chiaro, il prete salta su una scatola di cartone, di fronte agli occhi sorpresi dei suoi allievi. Bisogna conoscere, spiega, bisogna capire e poi, se lo si ritiene giusto, bisogna saper dire di no. Siamo in una scuola di Palermo, nel ‘92. Ancora vivono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Presto, il 23 maggio e il 19 luglio, i due magistrati saranno ammazzati perché smettano di romperle, le scatole. E perché tanti altri non osino più dire di no. Dopo di loro, il 15 settembre del 1993, la mafia ammazzerà anche il parroco della comunità di San Gaetano. Non racconta una storia “edificante“, Alla luce del sole (Italia, 2005, 91’). Roberto Faenza e Luca Zingaretti – certo il più bravo, tra i nostri attori – non fanno di Don Puglisi un eroe. Del resto, quella dell’eroe è una retorica del consenso, poco interessata alla “rottura di scatole“. Soprattutto, poi, il prete del quartiere Brancaccio è troppo preoccupato della vita dei ragazzini che toglie dalla strada, sottraendoli alla mafia, per pensare alla morte – alla propria morte – come a un valore appunto eroico. Valori per lui sono invece la dignità, il rispetto di sé e degli altri, la condivisione critica e consapevole di regole civili, l’assunzione aperta di responsabilità, la concreta e orgogliosa pretesa di diritti. Su ben altri e ben tristi valori si apre il film di Faenza. Con una passività già diventata abitudine, con una sconcia disponibilità di ragazzini si presta a far da piccola manovalanza per i combattimenti clandestini fra cani. Senza rispetto per la vita (gioiscono per il sangue e per i lamenti delle bestie) e senza rispetto per sé (nemmeno sospettano che si possa dire di no), imparano a considerare naturali la subordinazione, lo spettacolo della morte, la crudeltà. In cambio, ne hanno poche migliaia di lire, da dividere fra tutti. Il prezzo della dignità è basso, quando la miseria materiale e ancor più quella morale si fanno cultura, autorità, e addirittura mondo. Insomma, si preparano a diventare mafiosi, quei ragazzini. Si preparano a considerare ovvio che gli uomini si dividano tra i molti che camminano tenendo lo sguardo chino, e i pochi che li costringono a farlo. Pare che a Brancaccio nel 1993 – e altrove, e in altri anni – regga su questa temibile ovvietà. Alla luce del sole non lo nasconde. Anche a costo di rompere le scatole, appunto, Faenza mostra le connivenze indirette, le complicità aperte, la collusione tra politica e mafia, tra finanza e mafia, tra senso comune e mafia. Nel suo cinema non c’è posto per la retorica narrativa (non solo hollywoodiana) che vuole l’uomo d’onore ora stratega cinico e ruffiano, ora fascinoso cavaliere del male. I mafiosi che uccidono Don Puglisi – tanto quelli che gli sparano o che ne danno l’ordine, quanto quelli che ne lucrano in silenzio – sono niente altro che volgari imprenditori di morte. Sono criminali che governano la paura e la miseria, e che fanno della paura e della miseria strumenti di dominio, e di corruzione morale. D’altra parte, la sceneggiatura non si perde in questo versante umano negativo. Con la stessa passione del suo protagonista, Alla luce del sole si interessa alla vita, alla ricchezza e alla possibilità di futuro che, esposte al rischio, stanno in ognuno dei ragazzini, e meglio ancora dei piccoli uomini e delle piccole donne abbandonati alle strade e alla miseria del quartiere Brancaccio. A loro, con la gioia e la pazienza d’un prete nato e cresciuto in quelle stesse strade e in quella stessa miseria, Don Puglisi dedica quello che nessuno ha dedicato: attenzione, ascolto, rispetto. Lo fa, ancora una volta, non in una prospettiva eroica, ma concreta e quotidiana, più paterna che coraggiosa. Appunto come un vero padre, dà a loro con amore diretto, dà a loro per dare a loro, e non a un qualche ideale attraverso di loro. E per questo che, a loro volta, i ragazzini gli prestano attenzione, ascolto, rispetto. Nell’agguato di quel 15 settembre i suoi giovani assassini lo chi
amano parrino: prete in siciliano, ma con un’ assonanza e una radice che rimandano al padre. Questo fanno, che lo sappiano o non lo sappiano: uccidono un padre, e con lui continuano a uccidere la loro stessa speranza. E però, alla fine del film ce n’è ancora, di speranza. La si legge negli occhi del “signor” Carmelo (Salvo Scelta), un ladruncolo, un bambino che il prete aveva saputo capire e conquistare. Sorride, Carme, chissà che già oggi, forte di quel sorriso, da qualche parte in Sicilia non stia rompendo le scatole.
Autore critica:Roberto Escobar
Fonte criticaSole 24 Ore
Data critica:

30/1/2005

Critica 2:
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Fonte critica:
Data critica:



Critica 3:
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Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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