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Signora di Shanghai (La) - Lady From Shanghai (The)

Regia:Orson Welles
Vietato:No
Video:San Paolo Audiovisivi, Cde Home Video (Lanterna Magica)
DVD:
Genere:Drammatico - Noir
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo "If I Die Before I Wake" di Sherwood King
Sceneggiatura:William Castle, Charles Lederer, Fletcher Markle, Orson Welles
Fotografia:Charles Lawton Jr., Rudolph Mate', Joseph Walker
Musiche:Heinz Roemheld; la canzone "Please Don't Kiss Me" è cantata da Allan Roberts e Doris Fischer
Montaggio:Viola Lawrence
Scenografia:Sturges Carne, Stephen Goosson
Costumi:Jean Louis
Effetti:Lawrence W. Butler
Interpreti:Orson Welles (Michael O'Hara), Rita Hayworth (Elsa Bannister), Everett Sloane (Arthur Bannister),
Glenn Anders (George Grisby), Ted De Corsia (Sidney Broom), Louis Merrill (Jake), Erskine Sanford (il giudice), Gus Schilling (Goldie), Richard A. Wilson (Ass. Procuratore)
Produzione:Columbia Pictures Corporation - Mercury Productions
Distribuzione:Cineteca Griffith - Zari Film
Origine:Usa
Anno:1947
Durata:

87'

Trama:

Michael O'Hara è un marinaio disoccupato. Una sera salva la misteriosa ed affascinante Elsa Bannister da una aggressione. Per ricompensa, il marito di lei, Arthur, potente avvocato, lo assume nel suo yacht. Il marinaio si fa coinvolgere dalla sensualità della donna ed accetta di collaborare col marito in un finto suicidio. Ma il gioco si fa pesante e Michael si rende conto di essere stato usato da entrambi. La resa dei conti avviene in una "sala degli specchi", dove Elsa ed il marito si eliminano a vicenda, cercando di eliminare il marinaio.

Critica 1:Il marinaio Micheal O'Hara salva la bella Elsa da un'agressione e come premio viene imbarcato sullo yacht del marito, il potente avvocato Bannister. Il marinaio si fa coinvolgere sentimentalmente dalla donna e accetta di collaborare con l'uomo in un suo finto tentativo di suicidio: rischierà di finire sulla sedia elettrica prima di rendersi conto di essere stato usato da entrambi. Tratto da un racconto complicato e confuso di Sherwood King, il film permette a Welles di fare i conti con Hollywood e il sogno americano: ultima opera di un regista prodotta all'interno di una major, questo noir toglie ogni alone di romanticismo alla figura della dark lady che alla fine il protagonista lascia morire dissanguata (una Hayworth - a quei tempi moglie di Welles - scandalosamente bionda e ancor più scandalosamente coi capelli corti) né miglior sorte viene concessa agli altri personaggi, 'pescecani affamati del loro sangue', incapaci di resistere al fascino del denaro. Un po’ schematico nel descrivere il protagonista (troppo ingenuo nonostante l'ironia del commento off), il film ah il suo punto di forza in una serie di scene (il corteggiamento nel acquario, il teatro cinese, il taboga, il labirinto di specchi) capaci di fondere un'eccezionale forza visiva con un simbolismo amaro e una disincantata lezione di morale.
Autore critica:Paolo Mereghetti
Fonte criticawww.geocities.com
Data critica:



Critica 2:La signora di Shanghai è l'ultimo film che Rita fece per la Columbia, nei termini de suo vecchio contratto. All'inizio era riluttante ad accettare la parte perché stava divorziando da Orson Welles, ma cambiò idea quando ci fu una breve riconciliazione e pensò che la loro figlia Rebecca poteva trarre qualche profitto economico dal progetto poiché il compenso di Orson Welles come attore si sarebbe basato su una percentuale degli incassi globali del film. Welles era già in debito con la Columbia e con il suo "boss" Harry Cohn, e le sue mansioni di scrittore, regista e produttore de film avrebbero estinto il debito. Cohn, da canto suo, non molto ben disposto verso li film sin da quando Welles glielo aveva proposto, fu ancora meno entusiasta quando seppe che Rita Hayworth era coinvolta in esso, poiché questa sarebbe stata l'ultima occasione per la Columbia di ricavare un profitto dall'attrice. Rita aveva formato ormai una propria compagnia di produzione, la Beckworth. Il suo nuovo contratto prescriveva alla Columbia di pagare tutti i costi di produzione dei suoi film e assicurava all'attrice una equa divisione dei profitti al posto della paga. Le riserve di Cohn si risolsero presto in una intransigenza del produttore - scrittore - regista - divo. Si dice che vedendo Rita dopo che Welles le aveva ordinato di sostituire i capelli rossi con un caschetto di capelli tinti di un biondo metallico chiamato "biondo champagne", il presidente della Columbia esclamasse: «Oh, Dio mio, cos'ha fatto quel bastardo!».
Louella Parsons non ebbe scrupoli nell'esporre le sue critiche nei confronti dell"'egocentrico genio di Orson" dichiarando ai suoi lettori che Welles, dopo essere stato accettato a Hollywood soprattutto come marito di Rita Hayworth, nutriva il desiderio di distruggere l'immagine cinematografica della ex-moglie con l'intenzione di vendicarsi di tutta la colonia di Hollywood e dell'industria cinematografica che si erano dimostrati incapaci di capirlo, apprezzarlo, accettarlo.
Il film era stato girato, oltre che negli studios della Columbia, a San Francisco (il porto di Sausalito e gli interni del Mandarin Theater nel distretto di Chinatown) e ad Acapulco dove furono girate le scene del porticciolo messicano con i suoi tipici quartieri. Lo yatch che ha un posto di primo piano nella vicenda era "The Zaca", di Errol Flynn. La signora di Shanghai era pronto già alla fine dei febbraio del 1947, ma fu distribuito soltanto quindici mesi più tardi.
Autore critica:Gene Ringgold
Fonte critica:Rita Hayworth, Gremese Editore
Data critica:

1974

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



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