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Cuore altrove (Il) -

Regia:Pupi Avati
Vietato:No
Video:Twentieth Century Fox
DVD:Twentieth Century Fox
Genere:Drammatico
Tipologia:Diventare grandi
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Pupi Avati
Sceneggiatura:Simona Migliotti
Fotografia:Pasquale Rachini
Musiche:Riz Ortolani
Montaggio:Amedeo Salfa
Scenografia:
Costumi:Mario Carlini, Francesco Crivellini
Effetti:
Interpreti:Neri Marcorè (Nello), Vanessa Incontrada (Angela), Giancarlo Giannini (Cesare), Anna Longhi (Lina), Giulio Bosetti (il dottor Gardini), Sandra Milo (Arabella), Chiara Sani (Jani), Nino D'Angelo (Domenico)
Produzione:Antonio Avati per DueA Film in collaborazione con RAI Cinema
Distribuzione:01 Distribution
Origine:Italia
Anno:2002
Durata:

103'

Trama:

Anni Venti del Novecento. Nello, impacciato trentacinquenne figlio di un sarto pontificio, giunge a Bologna per ricoprire il ruolo di professore di greco e latino in un liceo locale e per trovare moglie prima di prendere in mano le redini dell'azienda familiare. Condotto a un ricevimento in un istituto per non vedenti dal proprio compagno di stanza, conosce casualmente Angela, rampolla dell'alta borghesia che ha perso la vista in un incidente. Stregato dal suo fascino, Nello accetta il ruolo di accompagnatore ufficiale nei circoli cittadini offertogli al solo scopo di ingelosire un amante della ragazza.
Nonostante l'opposizione del padre di lei, i tentativi di Nello per convincere Angela a convolare a giuste nozze sembrano andare a buon fine, e la futura sposa viene addirittura presentata in famiglia, suscitando reazioni negative dovute alla sua menomazione. Nel frattempo Angela si trasfersce per qualche tempo in Svizzera dove un opportuno intervento potrebbe guarirla dalla cecità. Qualche mese dopo Nello scopre che la volubile ragazza ha deciso di sposare il professore che le ha ridonato la vista e, col cuore spezzato, torna in seno all'azienda paterna. Riuscirà a rivedere l'amata a un ricevimento ufficiale e a farsi riconoscere per un istante, prima di tornare alla vita di tutti i giorni.

Critica 1:A uno sguardo d'insieme la produzione di Pupi Avati pare affidarsi a un sapiente dosaggio dì ingredienti in equilibrio tanto delicato da compromettere non di rado il risultato finale. L'elemento preponderante è certo una genuina vocazione intimista, si esprime mediante la scelta di un fare cinema per così dire sottovoce e la predilezione per i personaggi schivi e utopisti, e che costituisce la chiave di volta delle pellicole di maggior rilievo (Una gita scolastica, Regalo di Natale): e non è un caso che l'assenza di tale requisito dia luogo sovente a uno scacco sul piano realizzativo, soprattutto in caso di sconfinamenti in generi e/o moduli espressivi lontani dalla sensibilità dell'autore (Festival, Ultimo minuto). Gli esiti artistici del regista emiliano risultano inoltre condizionati dall'apporto di un altro fattore fondamentale, l'umorismo, presente in dosi talora generose (Bordella, Tutti defunti... tranne i morti) talaltra assente ingiustificato (Sposi, Impiegati). Ulteriore topos del cinema di Avati è la passione per la rievocazione storica, a volte azzeccata (Magnificat) altre volte più velleitaria (I cavalieri che fecero l'impresa). Costituiscono un'eccezione le rare ma preziose incursioni nel cinema horror (La casa delle finestre che ridono, Zeder, L'arcano incantatore).
Il cuore altrove si impone come il gradito ritorno sulle scene di un autore deluso dai recenti insuccessi eppure ancora capace di elaborare con rara finezza il materiale diegetico, sviluppandolo a partire da un'idée fixe (il tè danzante nell'istituto per ciechi) e preoccupandosi di non incorrere negli errori del passato: Avati abbandona dunque la leziosità e l'amarcord superficiale di prove quali Fratelli e sorelle o Storia di ragazzi e di ragazze, rimuovendo la falsificante nostalgia che inevitabilmente sta alla base dei dati memoriali e concentrandosi piuttosto sulla ricostruzione di un passato profondamente sentito (e in fondo anche rimpianto), evocato con invidiabile limpidezza espressiva. L'escamotage narrativo de Il cuore altrove è certamente mutuato da Luci della città, trasformato e riadattato però in base alle proprie esigenze espressive: la gigantesca analisi psico sociologica del capolavoro chapliniano è qui soppiantata da un'indagine minuta ma non banale sulla complessità dei sentimenti umani.
La pellicola narra la dura educazione sentimentale di un timido insegnante nella Bologna opulenta e vivace di inizio secolo che, guidato dalla propria natura fanciullescamente sognatrice, viene colto da una passione bruciante, accecante, assoluta per un'esuberante non vedente, mentre il suo candore lo rendo facilmente vulnerabile tanto ai capricci del gentil sesso quanto alle malizie della società. Il protagonista esibisce una parte infinitesimale di sé nei rapporti interpersonali, preferendo dedicarsi allo sviluppo di un'intensa vita interiore: tanto fragile e delicato è il suo vero io che, esposto agli occhi del mondo, finirebbe per frantumarsi. In questo senso il tema centrale de Il cuore altrove sembra essere quello dello sguardo: alla menomazione fisica della bella Angela corrisponde quella per così dire spirituale del trasognato Nello, la cui mancanza di autostima non è che un pretesto con il quale il regista emiliano esibisce la propria concezione pessimistica della visione. Lo sguardo è ingannevole, portato com'è a fornire un'interpretazione soggettiva della realtà: il timore del protagonista è che gli occhi dell'oggetto del proprio desiderio, posandosi su di lui, si limiterebbero a considerare l'involucro esteriore (il corpo) anziché scendere in profondità a contemplarne l'anima.
L'amarezza di fondo è tuttavia mitigata da una salutare ironia, come nella sequenza in cui l'uomo chiede una grazia a rovescio, ovvero che la sua amata non riacquisti più la vista. Non a caso uno dei motivi della riuscita del film è l'innesto con i moduli stilistici della commedia all'italiana, garantito dalla vivace rappresentazione dei personaggi più popolareschi (la famiglia del protagonista) e dai frizzanti dialoghi in romanesco, felicemente mutuati dalla tradizione dei Sordi, dei Manfredi, dei Fabrizi. Inoltre, ancora una volta, Avati dimostra la propria sensibilità nella scelta e nella direzione degli attori: non soltanto gli esordienti Neri Marcoré, presentatore e cabarettista, e Vanessa Incontrada, modella e showgirl, appaiono espressivi e a proprio agio nei rispettivi ruoli, ma alcuni ruoli di contorno risultano davvero memorabili. Da questo punto di vista, se Bosetti e Giannini confermano inalterate le proprie doti recitative, un'autentica sorpresa è costituita dalla prestazione spontanea ed efficace di un redivivo Nino D'Angelo. In chiusura ci piace segnalare una delle sequenze più toccanti, ovvero quella del casto amplesso fra i due protagonisti, tra i più "autentici" che ci sia capitato di vedere di recente sui nostri schermi. Da sola sarebbe sufficiente a rimandare sui banchi di scuola tanti dei nostri pretesi giovani autori.
Autore critica:Marco Bertolino
Fonte criticaCineforum n. 423
Data critica:

3/2003

Critica 2:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Critica 3:
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Fonte critica:
Data critica:



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