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Tartaruga rossa (La) - Tortue rouge (la)

Regia:Michael Dudok de Wit
Vietato:No
Video:
DVD:Rai Cinema - 01 Distribution
Genere:Drammatico-Animazione
Tipologia:la Fantasia, Natura e ambiente, Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Michael Dudok de Wit
Sceneggiatura:Pascale Ferran, Michael Dudok de Wit
Fotografia:
Musiche:Laurent Perez del Mar
Montaggio:Céline Kélépikis
Scenografia:Julien De Man
Costumi:
Effetti:Mouloud Oussid
Interpreti:
Produzione:Why Not Productions-Wild Bunch-Studio Ghibli-Cn4 Productions-Arte France Cinéma-Belvision
Distribuzione:Bim
Origine:Belgio-Francia
Anno:2016
Durata:

80'

Trama:

Un uomo abbandonato su un'isola deserta popolata da tartarughe, granchi e uccelli, cerca disperatamente di fuggire, finché un giorno incontra una strana tartaruga che cambierà la sua vita. Attraverso la sua storia vengono ripercorse le tappe della vita di un essere umano.

Critica 1:Tra i tuoi cortometraggi di animazione, almeno due sono diventati di «culto». Nel 1996, The Monk and the Fish, realizzato nello studio Folimage di Valenza, ha ricevuto un César e una candidatura all'Oscar. Poi è stato il turno di Father and Daughter che, nel 2001, è stato accolto da una valanga di premi importanti (Annecy, Hiroshima etc.) e da un Oscar. Una bambina vede scomparire suo padre e il ricordo del genitore l'accompagnerà per tutta la vita. In questo tema esprimi un sentimento difficile da definire: lo «struggimento»...
Sì, è un sentimento difficile da definire perché è sottile, ma penso che siano in molti a conoscerlo. È un'aspirazione verso qualcosa che sembra inaccessibile, un grande desiderio silenzioso e profondo. Per un artista, può significare un desiderio di perfezione, di un ideale nella musica, nel disegno, nella poesia... È una mancanza dolorosa eppure molto bella. Non puoi immaginare quante testimonianze molto toccanti io abbia ricevuto da parte di amici e anche di sconosciuti. Dicevano che il film parla loro di eventi che hanno essi stessi vissuto. Ho avuto una fortuna enorme, è diventato un classico. (...)

Uno dei temi (di La tartaruga rossa, ndr) è ancora una volta lo «struggimento», questa attesa dell'eroe davanti al mare... Ma anche quella che tu chi l'atemporalità, il «fuori dal tempo». È presente in tutti i tuoi film, lo percepiamo nelle sequenze sugli alberi, il cielo, le nuvole, gli uccelli che volteggiano...
Sì, sono momenti di grande purezza e semplicità, che ciascuno di noi conosce. Non esiste né il passato, né il futuro, non esiste più il tempo.

Ma il tempo è anche circolare. Le generazioni si susseguono. Il bambino compie gli stessi gesti del padre, supera gli stessi scogli, subisce gli stessi pericoli. Negli animali il ciclo è diverso: il pesce morto nutre le mosche che vengono mangiate dal ragno, il granchio viene portato via dall'uccello e via dicendo...
Esatto. Il film racconta la storia in modo lineare e circolare e utilizza il tempo per parlare dell'assenza di tempo, un po' come la musica può mettere in rilievo il silenzio. È un film che racconta anche che la morte è una realtà. L'essere umano tende a contrastare la morte, ad averne paura, a lottare per scagionarla e si tratta di un atteggiamento molto sano e naturale. Eppure si può avere nello stesso momento una bellissima comprensione intuitiva del fatto che siamo pura vita e non abbiamo bisogno di opporci alla morte. Spero che il film trasmetta un po' questo sentimento.

Un altro elemento essenziale è l'apparizione della tartaruga, il suo lato misterioso…
L’idea di creare una storia con una grande tartaruga è venuta abbastanza rapidamente. Avevamo bisogno di avere una creatura dell'oceano imponente e rispettata. La tartaruga marina è solitaria e pacifica e per lunghi periodi scompare nell'immensità dell'oceano. Dà la sensazione di essere vicina all'immortalità. Il suo colore rosso intenso le si addice e spicca sul piano visivo. Abbiamo ragionato a lungo sull'opportunità di mantenere un certo livello di mistero nella storia. Nei film dello Studio Ghibli, per esempio, la presenza dell'elemento misterioso è sfruttata molto bene secondo me. È evidente che il mistero può essere magnifico, ma non deve esserlo al punto da sganciare lo spettatore dalla storia. È importante generarlo in modo sottile... E senza utilizzare le parole, dal momento che il film è privo di dialoghi. È molto semplice spiegare una cosa con una battuta, ma ovviamente esistono altri mezzi. Penso in particolare ai comportamenti dei personaggi, alla musica e al montaggio. E, in assenza di dialoghi, il suono della respirazione dei personaggi diventa naturalmente più espressivo.

Parliamo della parte tecnica. Se ho ben capito, hai scoperto il digitale alla Prima Linea Productions.
È così. Prima Linea e lo studio - a Parigi e a Angouleme - dove la troupe principale e io abbiamo realizzato il film. Durante i primi test di animazione, un'altra équipe ultimava il film Loulou, l’incroyable secret utilizzando il Cintiq, una penna grafica digitale che permette di disegnare su una tavoletta che è uno schermo di computer. Con questo strumento è possibile vedere subito il risultato dell'animazione senza dover fare la scansione di ciascun disegno separatamente. È più economico e consente un più ampio margine di creatività e un maggiore controllo sui ritocchi. Abbiamo animato due versioni di una stessa inquadratura, una con matita su carta e una con questa penna digitale. Il tratto della penna grafica era più bello e ci ha convinti.
Per gli ambienti, il procedimento è stato diverso. I disegni sono stati creati su carta a carboncino, in modo molto spontaneo, con grandi gesti e strofinamenti con il palmo della mano. Questo aspetto artigianale era importante e dava una bella trama granulosa all'immagine. La zattera e le tartarughe sono state animate in digitale separatamente. Sarebbe stato un inferno animarle in 2D. E, dal momento che tutto è finalizzato con lo stesso stile grafico, non si vede che si tratta di digitale. Durante la produzione, non mi sono dedicato all'animazione o alle scenografie, ho solo fatto dei piccoli ritocchi.

Come è stata concepita la musica?
È molto importante perché non ci sono dialoghi. Non avevo un'idea precisa orientata verso uno stile musicale specifico. Laurent Perez del Mar ha fatto numerose proposte, di cui una con una melodia molto bella che era perfetta come tema musicale principale e ne sono stato felice. In brevissimo tempo, ha proposto dei brani musicali in momenti in cui io non avrei pensato di metterli ma aveva ragione lui. Sì, molto spesso mi ha sorpreso. (...)
(Estratti da un intervista al regista a cura di Bernard Génin, apparsa in Positif N° 665 (luglio/agosto 2016 – dal pressbook del film)
Autore critica:Bernard Génin
Fonte criticaPositif N° 665 (luglio/agosto 2016 – dal pressbook del film
Data critica:



Critica 2:
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Critica 3:
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Libro da cui e' stato tratto il film
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