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Marito per Anna Zaccheo (Un)


Regia:De Santis Giuseppe, Zavattini Cesare, Giannetti Alfredo, Laurani Salvatore

Cast e credits:
Sceneggiatura
: Giuseppe De Santis, Alfredo Giannetti, Salvatore Laurani, Elio Petri, Gianni Puccini, Cesare Zavattini; fotografia: Otello Martelli; scenografia: Carlo Egidi; costumi: Paolo Ricci; montaggio: Gabriele Varriale; musica: Rino da Posiano; fonico: Giovanni Rossi; interpreti: Silvana Pampanini (Anna Zaccheo), Amedeo Nazzari (dott. Illuminato), Massimo Girotti (Andrea), Umberto Spadaro (don Antonio), Monica Clay, Anna Galasso, Dora Scarpetta, Agostino Salvietti, Edoardo Imperatrice, Franco Bologna, Giovanni Berardi, Enrico Glori, Enzo Maggio, Nando di Claudio, Nello Ascoli, Renato Terra, Carletto Sposito; produzione: Domenico Forges Davanzati; origine: Italia, 1953; durata: 95'.

Trama:Andrea, giovane marinaio e Anna Zaccheo, ragazza bellissima, si conoscono e si innamorano, ma sono costretti a separarsi per un po' di tempo poiché Andrea deve partire per una crociera. Anna trova presso un'agenzia di foto pubblicitarie, il cui direttore, sposato, la seduce approfittando di un momento di smarrimento della ragazza. Disperata, Anna tenta il suicidio e quando Andrea, di ritorno dalla crociera, la trova all'ospedale, lei gli confessa il suo errore e lui la schiaffeggia. Anna si allontana dalla famiglia e, dopo qualche tempo, accetta la proposta di matrimonio di un vecchio commerciante, ma al momento delle nozze respinge l'anziano spasimante. Tornato di nuovo a Napoli, Andrea incontra ancora Anna...

Critica (1):Un marito per Anna Zaccheo è un film nel quale i tratti essenziali dello stile desantisiano si confermano con grande evidenza. Come Caccia tragica, Riso amaro e – in misura minore – Roma ore 11, è anch’esso caratterizzato da una struttura polimorfa, da quel progetto di scrittura cinematografica che De Santis ha a suo tempo individuato dall’analisi e dal ripensamento in chiave “nazionale” dell’esperienza hollywoodiana. È un progetto [...] che andava perdendo consistenza; ma il regista non lo abbandona. Piuttosto lo riduce. Nel caso di Un marito per Anna Zaccheo, infatti, i livelli di discorso si riducono a due. Ad un primo livello, il film pare rivolgersi a un uditorio popolare, con la sua materia puramente romanzesca e sentimentale. Ad un secondo livello, contiene invece lo sviluppo di quella riflessione sul deside­rio popolare e sulle alchimie che lo mutano al contatto con la cultu­ra moderna, riflessione che De Santis sviluppa con scrupolosa coerenza attraverso un percorso che comprende tutti i suoi film e al di fuori del quale si situa solo lo splendido e astratto Non c’è pace tra gli ulivi. Manca, dunque, un livello intermedio, che nei film precedenti aveva potuto colmare il divario tra la presenza di un livello di scrittura “popolare” e quella di un livello di scrittura d’éli­tes. Manca quel livello legato alla spettacolarità pura, cioè manca la lettura spettacolare che De Santis fa del gruppo socia­le. Era il gruppo sociale inteso come “corpo” che faceva esplode­re le mine abbandonate in Caccia tragica, che intonava cori e mostrava le gambe in Riso amaro, che faceva crollare, col proprio peso, la scala del palazzetto in Roma ore 11. Era proprio questo livello – il livello dello spettacolo inteso come fuoco d’artifi­cio o come evoluzioni della camera – che nella geometria del testo desantisiano si rivolgeva allo spettatore medio-borghese. Questo livello è assente in Un marito per Anna Zaccheo, che si svolge tutto nei termini di un teatrino minimo, in spazi chiusi, in un’atmosfera soffocante. Lo spettacolo – nell’ambito del progetto cinematografico di De Santis – aveva avuto sinora una funzione di mediazione tra istan­ze culturali alte e istanze culturali basse. Un marito per Anna Zaccheo risulta, invece, un film privo di mezze misure: o lo si vede come materia popolare allo stato puro, o lo si vede come una raffinatissima riflessione sui mass media. Non vi sono più vie di mezzo. De Santis si allontana da quella piccola e media borghesia che finora rientrata – anch’essa – nelle sue ampie strategie testuali: non si preoccupa nemmeno più di aggre­dirla con la violenta spettacolarità che lo contraddistingueva. Visto da questo lato, Un marito per Anna Zaccheo è un film pesan­temente sbilanciato. I miti che De Santis mette qui in scena sono quelli ai quali ci ha ormai abituato, secondo una continuità che lo situa a pieno diritto tra gli “autori” del cinema italiano. La popolana Anna Zaccheo non ama lo spettacolo puro, ma la sua sostanza sentimen­tale. Va due volte a teatro, a vedere la sceneggiatura tutte e due le volte. Potrebbe andare al cinema, a vedere un film d’azio­ne. Invece, preferisce la sceneggiatura. Perché? Perché è più vera! “Queste sono cose che capitano veramente! Non ci credi?”, fa la ragazza al suo bel marinaio che se la ride sotto i baffi. L’attenzione del regista, in Un marito per Anna Zaccheo, si appunta soprattutto sui bisogni indotti da forme culturali appa­rentemente nuove, ma che in realtà fanno tutt’uno con un certo mondo di sentimenti. A De Santis qui l’informazione come pubbli­cità. Non è un caso se proprio il 1952 aveva visto svilupparsi anche in Italia il fenomeno degli enormi cartelloni pubblicitari ai bordi delle strade. Anche in Italia desiderio comincia a voler dire consumo e la diffusione di questi messaggi segna l’affermazione di nuovi modelli di comportamento. De Santis è lesto a fiutare l’attualità di tali mutamenti per portarli sullo schermo. La popolana Anna Zaccheo è vittima proprio di questa forma di virus desiderante, dinanzi al quale anzi è tanto più indifesa di altre donne. Lavora come fotomodella, si lascia fotografare in abiti da sposa che non hanno alcun significato per lei, posa per le macchine da cucire Netti, mette le calze Orione. Fa tutto ciò per guadagnare qualche lira, per poter acquistare un salotto per la nuova casa. Ma, in realtà, Anna non ha una nuova casa: il suo è solo un sogno, legato alla promessa di un bel marinaio. Il suo è un bisogno indotto, nato davanti ad una vetrina illuminata. È a queste forme del desiderio che va collegato il tanto discus­so erotismo dei film di De Santis. I corpi – quando appaiono e si mostrano – materializzano questi temi, sia che si tratti di corpi individuali (ora la Mangano, ora la Pampanini) sia che si tratti di corpi collettivi (ora le mondine, ora le ragazze disoccupate). È il loro desiderare che innerva e sostanzia la messa in scena della bellezza. Un’ultima nota sugli anni di Un marito per Anna Zaccheo: le riprese del film erano ad un punto cruciale quando arrivò la notizia della morte di Stalin. De Santis fu ufficialmente invitato ai funerali, ma non potendo abbandonare il set fu costretto a diser­tare la grande cerimonia.
Stefano Masi, De Santis Il Castoro cinema 1981

Critica (2):

Critica (3):

Critica (4):
Cesare Zavattini
A cura di: Redazione Internet
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