RETE CIVICA DEL COMUNE DI REGGIO EMILIA
Torna alla Home
Mappa del sito Cerca in Navig@RE 

Home

Venezia, la luna e tu


Regia:Risi Dino

Cast e credits:
Soggetto: dal testo di Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Dino Risi; sceneggiatura: Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Dino Risi; fotografia: Tonino Delli Colli; musiche: Lelio Luttazzi; montaggio: Mario Serandrei; scenografia: Alberto Boccianti; Luigi Scaccianoce; arredamento: Ferdinando Ruffo; costumi: Dina Di Bari; interpreti: Nino Manfredi (Toni), Alberto Sordi (Bepi), Marisa Allasio (Nina), Ingeborg Schöner (Natalie), Niki Dantine (Janet), Riccardo Garrone (Don Fulgenzio),Giuliano Gemma; produzione: Silvio Clementelli per Titanus (Roma), S.G.C. (Parigi); distribuzione: Cineteca Lucana; origine: Italia-Francia, 1958; durata: 107’.

Trama:Bepi è un gondoliere veneziano e, benché sia innamorato di Nina, la sua fidanzata, e abbia deciso di sposarla, non rinuncia a delle scappatelle con le turiste straniere che porta a spasso per le romantiche calli veneziane. Ad ogni sua scappatella, Nina, furiosa, lo lascia per fidanzarsi con Toni, un ragazzo tanto remissivo quanto sciocco. Poi però, inevitabilmente, la ragazza si pente del suo gesto e si lascia prontamente riconquistare dal suo gondoliere. Un giorno Bepi si lancia alla conquista di due ragazze americane che cadono prontamente nella rete e, innamorate, decidono entrambe di sposarlo. Quando Nina viene a sapere dell'ennesimo tradimento, lo lascia e questa volta sembra veramente intenzionata a sposare Toni. Riconquistarla, questa volta, sembra difficile, e Bepi per liberarsi delle americane e riconciliarsi con Nina, chiede consiglio a don Fulgenzio, il parroco del quartiere.

Critica (1):Alberto Sordi ha cambiato "maschera": da bullo romano è diventato... gondoliere veneziano; si chiama Bepi, naturalmente è un rubacuori e, sia pure con qualche inflessione romanesca, ciacola in un veneziano che, se non proprio Goldoni, vi ricorderà almeno Baseggio. Il mutamento sotto un certo aspetto non dispiace: a parte, infatti, quell’ombra d’impaccio che Sordi ancora svela di fronte a climi a lui troppo estranei, era tempo che il nostro cinema comico si decidesse a cambiar dialetto: non foss’altro per far sapere, almeno all’estero, che la commedia italiana non nasce solo a Trastevere. Lo spunto, però, non varia molto: siamo difatti ancora di fronte al solito italiano che le turiste straniere si contendono a unghiate, contendendolo in pari tempo alla fidanzatina gelosa cui basta l’ombra del tradimento per decidere le nozze con un altro.. Quel cliché, insomma, già in voga in altri film che hanno avuto Sordi come protagonista, con l’aggiunta in più – dato che siamo a Venezia – di tutto un repertorio di baruffe goldoniane per calli e campielli. La regia di Dino Risi, però, amabilmente coadiuvato dalla sceneggiatura di Massimo Franciosa e di Pasquale Festa Campanile, ha fatto in modo che luoghi comuni e reminiscenze venissero riscattati nel racconto da un’atmosfera gioiosa e briosa, resa anche più vivace da equivoci, beffe, situazioni salaci, scherzi, caricature; che, qua e là, avrebbero forse potuto essere più schietti o, su taluni argomenti, un po’ più moderati, ma che, lietamente fusi alla bella cornice veneziana, ai suoi canali, alle sue gondole, hanno ottenuto ugualmente senza fatica l’allegro consenso del pubblico. Per merito anche degli interpreti, s’intende: oltre a Sordi, vanno ricordati il suo timido rivale, Nino Manfredi, che di certo lo ha superato almeno nella colorita verosimiglianza con cui ha disegnato la sua macchietta veneziana, e Marisa Allasio nelle vesti della fanciullina contesa; è graziosa, non c'è che dire, ma forse sono più graziose e spigliate Inge Schoener e Niki Dantine, le due svagate turiste straniere.
Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 4/10/1958

Critica (2):Le riserve avanzate su Alberto Sordi cadono progressivamente. La sua comicità, invece di esaurirsi, mostra di sapersi rinnovare, adattandosi alla creazione di una svariata tipologia umana. E certi suoi personaggi, lungi dall'essere la semplice ripetizione dei precedenti, rivelano nell'attore una autenticità di osservazione e un fine senso umoristico. Agli inizi della carriera Alberto Sordi sembrava confinato nell'ambito di un personaggio romanesco, poi ne uscì ed ora ha conquistato tanta padronanza nel mestiere da improvvisare, come in Venezia la luna e tu, persino una figura di gondoliere veneziano. Il dialetto veneto offre all'attore nuova materia di sorriso, ed egli se ne serve con un senso finemente parodistico. I suoi gesti, sempre meno abbondanti e più sorvegliati, si avvicinano gradualmente a un ideale di compostezza e di classicità. Nessun dubbio che egli figuri oggi tra i migliori comici cinematografici, anche in campo internazionale. In Venezia, la luna e tu, diretto da Risi spigliatamente e con incerto ritmo, Sordi ci dà una delle sue più divertenti caratterizzazioni. [...] Il film sceneggiato da Festa Campanile e Franciosa non ha pretese, ma non manca di garbo e, se paragonato alla media dei film dialettali italiani, neppure di una certa distinzione.
Sergio Frosali, La Nazione, 12/11/1958

Critica (3):Venezia, la luna e tu era un film coloratissimo, volutamente. Era un po' teatro dei burattini. Era un modo elegante di fare il verso al film turistico, in un periodo in cui c'era la moda del film turistico. Facendo perciò un film su Venezia il Goldoni ci ha dato una mano.
Lorenzo Codelli "Intervista a Dino Risi" in Positif n. 142 sett. 1972

Questo film l'ho fatto per caso. Avevano bisogno di un "mamo". Un "mauro" è un attore che ha le sue origini nella commedia all'italiana, nella commedia dell'arte. Il mauro è lo stupido, il timido, il velleitario, il fifone: tutte queste caratteristiche lo rendono comico. Siccome c'era nel cast Alberto Sordi, che era un attore prepotente e cinico, hanno scoperto che potevo dargli la battuta per cercare un contrasto, per fargli da contraltare, a Sordi. In più giocò a favore anche il fatto che, in questo film, venni pagato poco, guadagnavo molto di più alla radio. Per questo film ho poi avuto delle critiche eccellenti. Dato che la storia si svolgeva a Venezia, mi sono ricordato dei modelli goldoniani. Per costruire questo personaggio ho ripreso gli esempi di Arlecchino e di Brighella - che avevo spesso interpretato. Ho anche studiato molto il dialetto veneziano e credo di essere arrivato a dei buoni risultati. Penso che il lavoro fatto all'Accademia d'arte drammatica mi sia stato molto utile.
Jean A. Gili, Intervista a Nino Manfredi" in Arrivano i mostri. / volti della commedia italiana, Cappelli 1980

Critica (4):La comicità romanesca in trasferta veneziana, con Alberto Sordi improbabilmente ma gustosamente travestito da gondoliere. È Bepi, fidanzato con Nina (Marisa Allasio) ma impenitente dongiovanni. Quando Nina ha motivo di essere gelosa, e capita spesso, lo lascia per mettersi con Toni (Nino Manfredi) che al contrario è docile e anche un po' scemo. Capita per esempio che Bepi corra dietro a due turiste americane fino al punto di inguaiarsi: entrambe vogliono sposarlo. Così, dietro consiglio dell'amico don Fulgenzio (Riccardo Garrone) Bepi riuscirà a disfarsi delle turiste facendo credere all'una di essere già sposato e all'altra di essere un frate. Riconciliazione e fidanzamento salvo.
Per quanto implausibile il film è tutt'altro che sgradevole, Sordi riesce ad essere irresistibile e Manfredi si adatta con la consueta puntigliosa professionalità a disegnare il suo ruolo. Le scappatelle e i conseguenti impicci di Sordi fanno ricordare Il marito, dello stesso anno, dove però al posto della grazia goldoniana del gioco degli equivoci c'è la meschinità romanesca e una patetica scena finale dove il dongiovanni pentito si rifugia presso la moglie tradita implorandola di proteggerlo dagli assalti delle altre inferocite. A Goldoni fa dichiaratamente riferimento Risi, aggiungendo che intendeva fare il verso al film turistico e che aveva anche inteso confezionare un film «coloratissimo». Manfredi, senza risparmiare frecciatine alla «prepotenza» e al «cinismo» del suo compagno, si vanta di aver cesellato un'interpretazione garbata, ispirata alle maschere della commedia dell'arte e goldoniane, di essersi scrupolosamente applicato al dialetto. Rondi conferma il suo entusiasmo per un cinema dall'atmosfera «gioiosa e briosa» mentre anche altri critici si compiacciono della finezza parodistica, della regia spigliata, del garbo senza pretese della scrittura di Festa Campanile e Franciosa. Anche se non manca chi invece recita l'accusa della grossolanità e della corsa verso il basso di cui Risi si starebbe macchiando, deludendo le aspettative. Più o meno la ripetizione di un copione già noto.
Paolo D’Agostini, Dino Risi, il Castoro Cinema, 1-2/1995
A cura di: Redazione Internet
Valid HTML 4.01! Valid CSS! Level A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0 data ultima modifica: 10/29/2014
Il simbolo Sito esterno al web comunale indica che il link è esterno al web comunale