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Peggy sue si è sposata - Peggie Sue Got Married

Regia:Francis Ford Coppola
Vietato:No
Video:Columbia Entertainment
DVD:Columbia Entertainment
Genere:Commedia
Tipologia:Diventare grandi
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Jerry Leichtling, Arlene Sarner
Sceneggiatura:Jerry Leichtling, Arlene Sarner
Fotografia:Jordan Croneweth
Musiche:John Barry
Montaggio:Barry Malkin
Scenografia:Dean Tavoularis
Costumi:Theadora Van Runkle
Effetti:
Interpreti:Kathleen Turner (Peggy Sue), Nicolas Cage (Charlie Bodell), Barry Miller (Richard Norvik), Catherine Hicks (Carol Heath), Don Murray (Jack Kelcher), Joan Allen (Maddie Nagle), Leon Ames (Barney Alvorg), John Carradine (Leo), Jim Carrey (Walter Getz), Helen Hunt (Beth Bodell)
Produzione:Paul R. Gurian - Zoetrope Studios
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1986
Durata:

104’

Trama:

Peggy Sue è una bella signora di quarant'anni con due figlie e un marito, Charlie, da cui è ormai decisa a separarsi. Una festa con gli ex compagni di liceo le risveglia ricordi che sembravano dimenticati e acuisce in lei il tormento per il prossimo divorzio. Un malore improvviso la fa svenire: si ritrova catapultata nel suo passato. Lei è una studentessa di 18 anni, Charlie è il suo ragazzo, col quale è già in disaccordo: è tornata ragazza, ma con l'esperienza e la consapevolezza di una donna. Cerca di cambiare il suo destino allontanando Charlie e, allo scopo, ha una breve avventura con Michael, col quale però non riesce ad andare d'accordo. Il suo rapporto con Charlie diventa invece sempre più stabile: il loro amore vince ogni dubbio. Peggy Sue torna al presente, vede al suo capezzale Charlie e la figlia Beth e si rende conto di quanto il marito l'ami e di come lei abbia bisogno di lui.

Critica 1:L'analisi del film di Francis Ford Coppola si limita alla parte centrale, quella in cui la protagonista Peggy Sue ha diciotto anni, escludendo invece l’intera storia che ce la presenta come una quarantenne in crisi. Anche così, tuttavia, il personaggio appartiene a una categoria del tutto sui generis, trattandosi infatti di un'adolescente "matura", che sta compiendo un viaggio nel passato senza aver dimenticato il futuro, che è paradossalmente il suo vero presente. Peggy Sue torna magicamente agli anni Cinquanta al termine di una festa organizzata dagli ex-compagni di scuola. Il salto temporale, tuttavia, avviene in maniera del tutto consapevole, la giovane non dimentica quello che succederà negli anni a venire e deve fare i conti con il desiderio di cambiare, se possibile, il proprio destino. Centrale appare dunque il tema della formazione, anche se in forma "guidata", poiché Peggy Sue conosce già quello che accadrà e deve quindi di volta in volta decidere quali scelte ripetere e quali, invece, ripensare. Un'esperienza straordinaria e tuttavia dolorosa, poiché Peggy non riesce a rivivere con lo stesso entusiasmo e trasporto la sua adolescenziale storia d'amore con Charlie, consapevole com'è delle difficoltà e incomprensioni cui andranno incontro dopo il matrimonio. Per questa ragione, sebbene riluttante, si concede brevemente a Michael, un ragazzo che non ama ma che potrebbe costituire un'alternativa a una vita che non vuole più ripercorrere identica.
Fondamentale diventa dunque l'analisi della fase dell'innamoramento, che Peggy Sue rilegge con assoluto disincanto e con un'amarezza che è propria della donna che è e non è al tempo stesso. I piccoli contrasti e le differenze di carattere che a diciotto anni si è disposti a tollerare diventano ostacoli insormontabili, chiare avvisaglie di una difficile esistenza in comune, errori da non ripetere, esperienze da affrontare con cautela e prudente distacco. Lentamente, tuttavia, la protagonista si rende conto che forzare il destino, vivere "contro tempo", giocare una partita senza vincitori né vinti di cui già si sanno le mosse è un errore imperdonabile. Tutto quello che accade nella vita, gli sbagli e i successi, i momenti di gioia e le esperienze drammatiche, devono essere accettati poiché sono parte di noi, costruiscono la nostra storia e formano il nostro carattere. Nulla va rimosso né dimenticato. Nel finale, poi, la donna si renderà conto che Charlie, in fondo, è un buon marito e che la crisi di coppia era soltanto un momento transitorio, destinato a essere superato. Meritevole di riflessione è anche il ruolo, del tutto particolare, che il racconto affida alla memoria. Peggy Sue, infatti, torna agli anni Cinquanta in carne e ossa e non solo sul filo dei ricordi, che di norma tendono a rimuovere le sofferenze e a mettere in primo piano i momenti felici e spensierati. La ragazza compie un'operazione "contro natura", fa scattare un corto circuito temporale che viola lo spazio e l'essenza stessa della memoria, che vive di primi piani nitidi e di fondali sfocati. Tutto torna a essere in primo piano, restituito a un presente che è già passato: le parole sono già state dette, gli sguardi si sono già incontrati, i corpi già venuti a contatto. Peggy Sue si muove con difficoltà in questo mondo che è già stato suo, con l'anima di una donna e il corpo di un'adolescente, si comporta sulla base di quello che la memoria le suggerisce, recita una parte che non le appartiene più, è l'unico personaggio in maschera in una folla di esseri umani autentici. Ancora una volta, nell'ambito di un film che vuole essere commedia, lo spettatore scopre di assistere a un dramma ed è questa la virtù principale delle migliori commedie, quelle che affrontano la complessità dell'esistenza senza censure ed ellissi.
Autore critica:Stefano Boni
Fonte criticaAiace Torino
Data critica:



Critica 2:Dov'è finito il Coppola sperimentatore, dov'è finito il Cecil B. De Mille degli anni settanta? È buffo leggere nei titoli di coda di Peggy Sue si è sposata un credit «electronic cinema»: si pensa alle esasperazioni di One From the Heart e di fronte alla messa in scena sostanzialmente tradizionale di quest'ultimo film ci si chiede cosa sia successo a quel progetto di rifondazione del cinema tramite la videotecnologia. E quando anche i titoli di coda sono passati e in sala si riaccendono le luci non si può fare a meno di pensare a Gardens of Stone, il nuovo Vietnam-film girato da Coppola dopo Peggy Sue si è sposata: tematica più consona al regista di Apocalypse Now e di Il padrino che questo umile apologo su una casalinga a cui capita di rivivere la sua esistenza. Peggy Sue si è sposata è un film imbarazzante da molti punti di vista, soprattutto quando si cerca di inserirlo in una coerente prospettiva autoriale. È indiscutibilmente un film eterogeneo rispetto all'impegno e alla portata della maggior parte della produzione del regista (vorrà dir qualcosa che il film sia stato completato secondo il piano di lavorazione e - udite, udite - senza andare overbudget...); e il discorso si complica ancor di più per via di una parentela neanche troppo remota con Ritorno al futuro, anche se bisogna dire a onor del vero che la sceneggiatura di Jerry Leichtling e Arlene Sarner era già completata prima dell'uscita del film di Zemeckis. In particolare è difficile prendere Peggy Sue si è sposata per quello che è effettivamente, e cioè una commedia agrodolce con qualche sottintenso morale che potrebbe essere firmata senza grandi differenze da Herbert Ross o da Hal Ashby. Ma alla fine è proprio su queste caratteristiche di genere che bisogna misurare la riuscita del film: lontano parente, semmai, di quel The Rain People (Non torno a casa stasera, 1969), road movie esistenziale che aveva come protagonista una madre di famiglia in crisi.
Il destino di Peggy Sue è una di quelle fantasie che l'umanità insegue da sempre: se ciascuno di noi potesse rivivere la sua vita da capo, senza ripetere quegli errori che ostacolano il raggiungimento della felicità... Peggy Sue attraversa le barriere temporali così come Alice si ritrova dall'altra parte dello specchio: non sa perché, ma si adegua presto al gioco (qual è la verità? La donna è in coma, sogna o vive davvero la sua nuova esistenza, come fa supporre la dedica del libro di Michael Fitzsimmons? L'immortale racconto di Lewis Carrol si chiudeva con l'ambiguo quesito «Which dreamed it?»...). È interessante notare che qui come in Ritorno al futuro il mondo «oltre lo specchio» sono gli anni sessanta che, da un certo punto di vista, costituiscono davvero il riflesso del mondo contemporaneo. Mentre nessuno sembra avere una gran nostalgia degli anni '50, i sixties si propongono come la radice di tutta la cultura di massa, il referente in cui l'universo piatto e senza storia dei media non può fare a meno di specchiarsi. D'altro canto il titolo del
film non fa che riprendere quello di un vecchio rockdi Buddy Holly.
Il film di Coppola sfrutta gli equivoci e i malintesi che derivano dal viaggio nel tempo con una serie di situazioni garbatamente divertenti, ancorché del tutto prevedibili: l'aggressività sessuale di Peggy Sue (che rovescia il classico rapporto maschio-femmina), le invenzioni che Peggy Sue consiglia a Richard di elaborare, il suo tentativo di convincere Charlie a cantare Yesterday dei Beatles (e Charlie commenta che non è male, ma avrebbe qualche idea per renderla migliore...). Ma in Peggy Sue si è sposata c'è una dimensione più profonda e meno scontata, un'inquietudine che corre lungo tutto il filo della storia. Con la sua pre-scienza Peggy Sue forse potrebbe cambiare il mondo, ma l'unica cosa che le interessa è cambiare la sua vita, se ne vale la pena. In certo modo, è lei il primo essere vivente che gode davvero di libero arbitrio. Coppola scava in questa situazione da favola (e perciò foriera di grandi verità) lavorando soprattutto sull'interpretazione degli attori, in particolare sulla bravissima Kathleen Turner. Certo è difficile costringere quel corpo da donna dentro una tee shirt da collegiale (e in effetti l'incredibilità della Turner come teen ager è la debolezza più vistosa del film), ma questa eccezionale attrice riesce perlomeno a non rendere ridicolo il personaggio. Non solo: con un finissimo dosaggio di verve giovanilistica e di ironia da quarantenne costruisce un personaggio «doppio», ricco di risonanze e carico di dubbi, che è il vero motore del film. (…)
C'è una scena-chiave di Peggy Sue si è sposata, quella della notte che la protagonista passa con i nonni. La scenografia è da pubblicità dell'Oro Pilla, fuori mugghia un vento misterioso che sembra arrivare dalle pagine di un romanzo di Charlotte Bronte. Peggy Sue è in trepida attesa, come se aspettasse una rivelazione. In questo momento, che è uno dei più artificiali del film, sembra di rivedere il Coppola di One from the Heart: un regi-sta che concepisce il cinema come spettacolo antirealistico, un regista che crede tanto a questa sua visione da renderne significativi proprio gli eccessi.
La stessa scena è importante anche da un punto di vista tematico. La visita ai nonni (personaggi meglio definiti e più importanti degli stessi genitori di Peggy Sue) è il punto più estremo della ricerca delle radici da parte della protagonista. Con loro parla liberamente della sua avventura senza sentirsi dare dell'imbecille: e il passo successivo non può che sconfinare nella scombinata magia degli amici del nonno. Il fatto è che Peggy Sue, nonostante abbia deciso di dedicare la sua nuova esistenza alla conquista dell'autonomia e della libertà, non abbandona mai l'orizzonte della famiglia. Il suo rifiuto di Charlie coincide inconsapevolmente con la riscoperta della sua famiglia alla luce della nostalgia e della memoria (e chi meglio dei vecchi nonni ne può essere il depositario?). Dicendo di no al beat Michael e allo square Richard, Peggy Sue non si rende conto di essersi messa in un vicolo cieco: perché se c'è una cosa che non è capace di fare è di rimanere sola; e Charlie è l'ultima possibilità che le rimane. Non c'è quindi da stupirsi se, dopo essersi risvegliata in ospedale, Peggy Sue accetta le promesse di ravvedimento di Charlie come se la sua esperienza non le fosse servita a niente. Siamo nella commedia e non c'è eccezione alla regola che vuole la riunione finale di lui e di lei. Resta un dubbio: Peggy Sue è un personaggio simbolico di tutta la condizione femminile? Difficile dirlo. Piuttosto sembra che il personaggio rifletta una verità più universale riguardante tutto il genere umano: e cioè che, nonostante le intenzioni e i pentimenti, la gente continua a ripetere gli stessi errori di ieri. Senza malizia, ma solo perché la vita è fatta così. È una moraletta un po' ipocrita, sicuramente: una moraletta che odora di pignatte da cucina e di stantie saggezze da focolare. Coppola, apparentemente, suggerisce che tutto questo trova giustificazione nell'esistenza stessa della famiglia. Peggy Sue sviene quando Charlie le mostra la medaglietta che lei sa sarà quella dei suoi figli, implicitamente accettando il fatto che, nonostante tutto, la famiglia è il minore dei mali: ci sono i figli, ci sono i bei ricordi, c'è sempre la speranza che un giorno o l'altro tutto cambierà per il meglio... È solo un segno dei tempi che, dopo gli anni dell'antipsichiatria e di critica della famiglia, oggi si torni a riconsiderarla come una faccenda tutto sommato simpatica e innocua (…)? Per tornare a The Rain People c'è da dire che già allora Coppola manifestava una sua forma di simpatia nei confronti della famiglia, per quanto «nuova»: si può quindi supporre che il regista sposi almeno in parte, se non del tutto, l'opinione dei suoi sceneggiatori. D'altra parte l'ironia che informa Peggy Sue si è sposata non è di quelle feroci e graffianti (à la Altman, per intenderci), ma è di quelle commosse e anche un po' gratificanti. Per non parlare di una certa aria da melodramma, una buccia di banana su cui Coppola è scivolato volentieri più di una volta.
E si torna così alla domanda di partenza: Peggy Sue si è sposata è una buona commedia? Quasi sicuramente si può rispondere di sì, a cominciare dal dispiego di talento cinematografico della regia, della fotografia e della protagonista. Ma lo si può anche considerare un buon film di Coppola? A questa domanda la risposta è un po' ambigua. Verrebbe voglia di considerare Peggy Sue si è sposata una specie di disimpegnato divertissement del regista, un'incursione a scopo ludico in un territorio sconosciuto. Ma sorge anche il dubbio che nel film ci sia «più» Coppola di quello che vorremmo ammettere, forse la prima traccia di un intenerimento da cinquantenne che potrebbe essere definitivamente provato da Gardens of Stone, da più parti presentato come un «risarcimento» dell'esercito americano dopo Apocalypse Now!
Peggy Sue si è sposata è un buon film imperfetto, una commedia non troppo d'autore e un film d'autore un po' troppo di genere. Verrebbe forse voglia di vedere nella protagonista una proiezione del regista: e il film sarebbe il perfetto testamento di un autore medio, contento e orgoglioso della sua «aurea mediocritas». Ma Francis Ford Coppola non è mai stato un onesto mestierante, né si è mai considerato tale. Però forse anche lui, adesso, sta facendo i conti con le non scritte leggi della vita. Tra la «famiglia» di don Corleone e la famiglia di Peggy Sue Bodell sembra che sia passata un'intiera epoca.
Autore critica:Davide Ferrario
Fonte critica:Cineforum n. 262
Data critica:

3/1987

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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A cura di: Redazione Internet
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