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Cronaca familiare -

Regia:Valerio Zurlini
Vietato:No
Video:Mondadori Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Giovani in famiglia, Letteratura italiana - 900
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo omonimo di Vasco Pratolini
Sceneggiatura:Mario Missiroli, Valerio Zurlini
Fotografia:Giuseppe Rotunno
Musiche:Goffredo Petrassi
Montaggio:Mario Serandrei
Scenografia:Flavio Mogherini
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Marcello Mastroianni (Enrico), Jacques Perrin (Dino/Lorenzo), Valeria Ciangottini (Sandra Zatti), Salvo Randone (Sarocchi), Sylvie (nonna Casati)
Produzione:Goffredo Lombardo per la Titanus
Distribuzione:Cineteca Nazionale
Origine:Italia
Anno:1962
Durata:

107'

Trama:

Un giovane giornalista, Enrico, riceve una telefonata che gli annuncia la morte del fratello minore Dino. Distrutto dal dolore, Enrico rievoca la vita passata. Rivede il giorno in cui, bambini, rimasti soli, restano affidati alla nonna anziana e poverissima. Il piccolo Dino, nel frattempo, trova un protettore in Salocchi, maggiordomo di un gentiluomo inglese: così Enrico resta definitivamente separato dal fratellino. Si ritroveranno molti anni più tardi. Dino ha ormai 18 anni, non sa più nulla della sua origine, il tutore gli ha persino cambiato il nome in Lorenzo, e non ha imparato un mestiere. Enrico cerca di aiutarlo come può, ma anch'egli ha grosse preoccupazioni: tira avanti a fatica in modo tanto disagiato che diventa tubercolotico. Intanto tra i due fratelli si è stabilito un rapporto di caldissimo affetto, consolidato dalle visite alla vecchia nonna, che vive in un ospizio. Enrico, che ha trovato un posto da giornalista, parte per Roma, ed ancora una volta deve abbandonare il fratello. Viene la guerra ed i tragici avvenimenti successivi separano i due fratelli fino al 1944. Nel frattempo Dino si è sposato ed ha avuto una bambina, ma un male incurabile lo minaccia. Enrico allora porta il fratello a Roma con sè ma i suoi sacrifici sono inutili: Dino è condannato. L'ultima cosa che Enrico può fare per lui è riportarlo a Firenze.

Critica 1:Enrico, scrittore e giornalista in povertà, rievoca la propria vita e quella del fratello minore Lorenzo del quale ha appreso la morte. Dal romanzo (1947) di V. Pratolini: il migliore in assoluto dei tanti film pratoliniani per il mirabile equilibrio tra ricchezza emotiva dell'esperienza privata e contesto storico-sociale, il clima di dolente calma, la bellissima fotografia di G. Rotunno ispirata alla pittura di Rosai, la resa degli interpreti. Leone d'oro a Venezia ex aequo con L'infanzia di Ivan di Andrej Tarkovskij.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Enrico è un bambino di otto anni quando deve affrontare la morte della madre, causata da complicanze avute nel corso del parto di Lorenzo. Enrico si rende ben conto che d’ora in avanti non avrà più una mamma e, inevitabilmente, addossa tutte le responsabilità al fratellino Lorenzo, reo ai suoi occhi di omicidio. Molti anni dopo, Enrico si ritrova al capezzale di un parente: questa volta è proprio il fratello minore a essere sul punto di morte e il suo sguardo non è più carico d’odio, ma, al contrario, pieno di amore.
È tra queste due estremità che si muove il racconto, tra due punti tanto distanti da toccarsi, in un cambiamento di comportamento di Enrico così radicale da risultare, paradossalmente, quanto mai necessario. Le vite dei due fratelli, infatti, prendono sin dall’inizio direzioni opposte. Se Enrico, il più grande, viene affidato alla nonna, Lorenzo, il più piccolo, finisce in adozione alla famiglia Salocchi, che gli garantisce un’educazione e uno stile di vita decisamente agiato.
Quando, più grandi, si incontrano, essi appaiono due persone completamente diverse, a partire dal modo di vestire (Lorenzo è vestito con pantaloni alla zuava che ne accentuano la provenienza alto borghese, Enrico è vestito con giacca e cravatta) fino al modo di atteggiarsi o di comunicare (Lorenzo dà del “lei” alla nonna, al contrario di Enrico). Tuttavia è proprio la lontananza e la loro apparente diversità a rendere il percorso di avvicinamento tra i due fratelli significativo e inevitabile. Al di là di qualsiasi formazione, infatti, esiste un nucleo d’identità, per così dire, genetica o addirittura ancestrale, che tiene legati, come con uno spago, i membri di una stessa famiglia.
Per quanto esteriormente diversi, dunque, Enrico e Lorenzo sono accomunati dallo stesso sangue e quindi dalla stessa origine. Se è difficile nella quotidianità rilevare tale analogia, essa appare più che mai lampante di fronte ai momenti critici della vita. La morte della madre e della nonna, il divorzio da una moglie, l’agonia finale di Lorenzo, permettono ai due fratelli di esplicitare sentimenti che, altresì, sarebbero rimasti celati nei loro cuori. La difficoltà di comunicazione che contraddistingue Enrico e Lorenzo diventa silenzio di intesa quando entrambi si rendono conto di provare gli stessi sentimenti.
L’indistruttibilità della famiglia naturale trova nuove prove, nel film, se paragonata a quella adottiva di Lorenzo. L’affidamento del neonato ai Salocchi invece che essere una fortuna – come malignamente afferma sottovoce una vicina di casa della nonna subito dopo la morte della madre –, si dimostra deleteria per la crescita del piccolo orfano. Sia da bambino che da adolescente Lorenzo non riesce a inserirsi nell’alta borghesia, non tanto per un naturale desiderio di ribellione verso i suoi genitori quanto piuttosto per un sentimento di classe che pare innato. Non basta cambiare il nome (la mamma, infatti, lo voleva chiamare Dino, nome troppo volgare per i Salocchi) per entrare a far parte di un gruppo sociale.
Si spiega così l’ignavia del fratello minore: a un “babbo” altezzoso e sempre pronto a tacciare il “figlio” come lavativo, in quanto di umili origini, Lorenzo preferisce Enrico che, seppur diverso in tutto e per tutto da lui, almeno riesce a colmare il vuoto lasciato dalla morte prematura della madre. Una perdita che, se all’inizio sembrava aver ferito soprattutto Enrico, alla fine del film si rivela aver certamente colpito di più Lorenzo, che, a differenza del più grande, non ha avuto modo nemmeno di vederla per qualche istante.
Autore critica:Marco Della Gassa
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Cronaca famigliare
Autore libro:Pratolini Vasco

A cura di: Redazione Internet
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