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Bowling a Columbine - Bowling for Columbine

Regia:Michael Moore
Vietato:No
Video:Cecchi Gori
DVD:
Genere:Documentario
Tipologia:Disagio giovanile, La memoria del XX secolo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Michael Moore
Sceneggiatura:Michael Moore
Fotografia:Brian Danitz
Musiche:Jeff Gibbs
Montaggio:Kurt Engfehr
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:John Nichols, Michael Moore, George W. Bush, Dick Clark, Charlton Heston,
Michael McDonough
Produzione:Alliance Atlantis Communications - Salter Street Films International - Dog Eat Dog Films - United Broadcasting Inc.
Distribuzione:Mikado
Origine:Canada - Usa
Anno:2002
Durata:

120'

Trama:

l film getta uno sguardo compromettente e controverso sulle patologie della violenza e della paura in America, uno dei Paesi con il più alto tasso di omicidi con armi da fuoco nel mondo, dove il numero di pistole supera il numero di televisioni in possesso e il numero di elettori.

Critica 1:La maggioranza silenziosa ma armata americana, che tiene la 44 Magnum sotto il cuscino e si riconosce nell'arteriosclerotico Ben Hur con dentiera Charlton Heston, è la protagonista di questo straordinario, ironico, disperato documento del grande «no global» Michael Moore, premiato a Cannes. Partendo dalla strage degli studenti di Columbine e dall'assassinio di una bimba, Bowling a Columbine traccia uno spietato identikit degli States, e le stragi collegate, che oggi, con la guerra in vista, è più attuale che mai. Tra cronaca e storia, virando necessariamente nel grottesco naturale, il regista «extra large» guarda negli occhi la lobby delle armi (ne girano 250 milioni), racconta delle banche che offrono in omaggio la carabina, dall'infuocato Michigan fa una puntata nel pacifico Canada, che ha finanziato il progetto, e mette sul banco degli imputati violenza e razzismo; e accusa i media di travolgere e stravolgere la realtà. Da vedere: i riferimenti sono ottimi e abbondanti, tutti sono giustizieri della notte.
Autore critica:Maurizio Porro
Fonte criticaCorriere della Sera
Data critica:

19/10/2002

Critica 2:Sul valore squisitamente politico di Bowling a Columbine ci siamo ampiamente diffusi nei giorni scorsi, registrando anche il successo di pubblico che il film sta riscuotendo in America. Ma nel momento in cui esce anche in Italia, vale la pena di ritornare sull'opera in sé, magari partendo dall'autore, Michael Moore. Non si tratta di un semplice regista. Moore é, al tempo stesso: un documentarista che agisce nel sociale, un agitatore politico, un uomo di spettacolo, un grillo parlante - e si intenda quest'ultima definizione nel senso più nobile e positivo del termine Michael Moore é un uomo che andrebbe in mezzo alle gambe del diavolo per strappare un'intervista, una dichiarazione, un'immagine utile a dimostrare la sua tesi; in più é, appunto, un uomo (un artista) con una tesi da dimostrare, che non si nasconde dietro il falso mito dell'oggettività. Ai tempi di Roger and Me, il primo film che lo rivelò in America e nel mondo, non voleva solo raccontare come la General Motors avesse rovinato numerose famiglie chiudendo una fabbrica in quel di Flint, Michigan. Voleva vendicarsi. Lui, a Flint, é nato e cresciuto: ha vissuto la monocultura di una fabbrica di automobili che in una piccola comunità è luogo di lavoro, fonte di riconoscibilità, collante sociale le e psicologico, padre e madre, sorella e fratello. Chiudendo, la GM aveva distrutto tutto ciò e Moore voleva fargliela pagare: il Roger del titolo era il direttore della fabbrica, e Moore andava a perseguitarlo dovunque pur di metterlo di fronte alle sue responsabilità. È la stessa cosa che Moore fa con Charlton Heston in Bowling a Columbine in qualità di portavoce e sponsor della Nra (la lobby dei fabbricanti d'armi), il vecchio divo non può rifugiarsi nei no-comment quando qualche americano - che ha potuto comprare un fucile a pompa al supermarket impazzisce e fa una strage. Bisogna stanarlo. Bisogna, appunto, fargliela pagare. Il cinema di Michael Moore é un cinema che la fa pagare sempre: a chi tocca, tocca. Lo fa rompendo le scatole in modo totalizzante e scientifico, esibendo statistiche e pezze d'appoggio, facendo parlare amici e avversari ma non facendosi alcuno scrupolo se é opportuno ascoltare i primi e sfottere i secondi. Per questo motivo é un cinema fazioso, partigiano, fragorosamente divertente e dolorosamente istruttivo. Bowling a Columbine é un documentario, ma vedendolo non ci si annoia nemmeno per 1o secondi. Partendo dal massacro avvenuto nella scuola di Columbine in Colorado (alcuni studenti armati fino ai denti massacrarono numerosi compagni), analizza l'ossessione americana per le armi da fuoco fornendo al proprio paese un lucido, terribile (e NON deformante) specchio nel quale rimirarsi. Il montaggio del film é raffinatissimo, il ritmo é incalzante, la presenza di Moore - quando entra in scena - é paragonabile a quella di un caterpillar. (...)
Autore critica:Alberto Crespi
Fonte critica:l'Unità
Data critica:

18/10/2002

Critica 3:A Washington il presidente americano lancia proclami di guerra contro l´Iraq e il resto del mondo islamico, a Washington il serial killer americano senza volto nè nome ha ammazzato la sua nona vittima: non c´è momento più adatto per vedere Bowling a Columbine di Michael Moore, appassionato documentario-pamphlet sull´uso delle armi negli Stati Uniti e sul diritto di possedere armi che la Costituzione garantisce ad ogni cittadino. Nel 1999, due ragazzi uccisero tre persone al bowling della cittadina di Littleton nel Colorado; alla non lontana Columbine High School massacrarono tredici studenti e un professore; poi si ammazzarono. Lo strano titolo evoca questo episodio esemplare, ma il film ricorda anche il bambino di sei anni che uccise una coetanea a colpi di pistola, la strage dei due che eliminarono con le bombe 168 persone. Il numero delle armi da fuoco in circolazione negli Stati Uniti è superiore al numero degli elettori o dei televisori. I morti ammazzati con armi da fuoco nel 2001 sono stati 11.127 (al confronto, sono stati 65 in Inghilterra, 381 in Germania, 75 in Australia). Certe armerie fanno vendite in saldo di munizioni; il terribile M16 è in libera vendita come ogni altro tipo di arma; alcune banche regalano un fucile ai nuovi correntisti; c´è chi dorme con la 44 Magnum sotto il cuscino. La rivoluzione armata è all´origine della storia americana; battendosi con le armi contro altri Paesi gli Stati Uniti sono diventati un impero mondiale. Nella cultura della violenza, sparare è un sistema, un uso, una reazione coatta. Parallela alla cultura della violenza è la cultura della paura: prima che dal terrorismo, gli americani sono stati indotti al panico da api assassine, lamette occultate nelle mele, virus del computer, neri criminali, acque avvelenate. Michael Moore, americano del Michigan, 48 anni, fondatore e direttore di giornali alternativi, scrittore, realizzatore di serial televisivi tra i quali Miami Vice, già autore di Roger & Me, documentario contro la General Motors, e di The Big One contro le multinazionali, è un cine-idolo dell´estrema sinistra americana. Grasso, malconcio, indomito, demagogico, spiritoso, accumula cifre, episodi, testimonianze, analogie, contraddizioni, affronta la sua materia con implacabile coraggio. Le connessioni tra Storia e presente, tra fatti diversi, non sono quelle ordinate e settoriali delle documentazioni televisive, giornalistiche: sono i legami emotivi dell´ansietà politica (come nel primo Brian De Palma, Ciao, America, Hi Mom), sono i grovigli di realtà, sospetto, certezze, diffidenza e sdegno d´una visione non mutilata, umanistica, dei nostri giorni difficili. Da quarantasei anni, dal 1956 de Il mondo del silenzio di Jacques-Yves Cousteau e Louis Malle, il festival di Cannes non metteva in concorso un documentario: lo ha fatto nel 2002 con Bowling a Columbine, e ha fatto benissimo.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte critica:La Stampa
Data critica:

18/10/2002

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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