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Ovosodo -

Regia:Paolo Virzì
Vietato:No
Video:Cecchi Gori Home Video
DVD:Cecchi Gori
Genere:Commedia
Tipologia:Diventare grandi, Giovani in famiglia, Il mondo della scuola - Giovani
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Furio Scarpelli, Paolo Virzì
Sceneggiatura:Francesco Bruni, Furio Scarpelli, Paolo Virzì
Fotografia:Italo Petriccione
Musiche:Battista Lena, Snaporaz
Montaggio:Jacopo Quadri
Scenografia:Giancarlo Basili, Sonia Peng
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Edoardo Gabbriellini (Piero), Claudia Pandolfi (Susy), Salvatore Barbato (Mirko), Monica Brachini (Mara), Nicoletta Braschi (Professoressa Giovanna Fornari), Matteo Campus (Piero a 7 anni), Marco Cocci (Tommaso), Alessio Fantozzi (Ivanone)
Produzione:Cecchi Gori Group Tiger Cinematografica
Distribuzione:Cecchi Gori
Origine:Italia
Anno:1997
Durata:

99'

Trama:

A Livorno, nel popolare quartiere chiamato Ovosodo, nasce nel 1974 Piero Mansani, figlio di un ex portuale che entra ed esce di galera. Morta la mamma, Piero cresce insieme al fratello ritardato, ad una giovane matrigna molto nervosa e ai libri che gli presta Giovanna, la prediletta insegnante di lettere. Al liceo conosce Tommaso, ragazzo ribelle ed esibizionista, di famiglia molto ricca. Da lui si fa trascinare in un mondo sconosciuto popolato di artisti e filosofi, che per molti versi lo affascina. Conosce anche Lisa, cugina di Tommaso, di cui si innamora: per rivederla fa un viaggio a Roma in autostop con l'amico Mirko, la trova, entra in una casa della Roma bene tra spinelli e nottate in bianco, ritorna stralunato e più confuso di prima nel suo quartiere. Passano gli anni e i sogni della gioventù lasciano il posto alla realtà. Messa da parte la scuola, Piero si iscrive nelle liste di collocamento e viene chiamato per un impiego proprio nella fabbrica del padre di Tommaso, che intanto parte per l'America. Nel frattempo Piero riprende i rapporti con Susy, la ragazza del suo condominio che fin da piccola lo guardava con interesse. Quando gli dice di essere incinta, i due si sposano, e lei la mattina lo accompagna in macchina sul posto di lavoro. Piero è ormai un uomo.

Critica 1:Cresciuto in un quartiere popolare di Livorno, detto Ovosodo, Piero (E. Gabbriellini) arriva faticosamente al liceo classico, diventa amico del ricco e irrequieto Tommaso (M. Cocci), piglia una sbandata per una cugina (R. Orioli) dell'amico, è bocciato alla maturità e, dopo il servizio militare, trova lavoro nella fabbrica del padre di Tommaso finché gli tocca in premio la coetanea e coinquilina Susy (C. Pandolfi). E si trova sistemato: marito, padre e operaio. Emblematico esempio di cinema medio italiano degli anni '90, capace di conciliare consensi di critica e successo di pubblico, costruito come un classico romanzo di formazione, in oscillazione tra nostalgia e rassegnazione senza nome, tenero più che lucido, all'insegna ideologica di una socialdemocrazia rassicurante e ulivista. "Rimane lì, come un uovo sodo, non va né su, né giù" (Francesco Pitassio). Gran Premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Occhio a non fraintendere. Toscano è toscano, commedia pure. Ma non è un altro Ciclone. Altra storia, altro livello. Perchè Virzì ama la coralità d'attori e la molteplicità delle idee, mescola il privato e il politico, il singolare (la storia di uno qualunque che attraversa trent'anni di storia italiana) e l'universale. Anche la struttura è più studiata e complessa: il guscio, infatti, è quello della commedia italiana classica, tanto ben scritta da provocare immediata allegria, ma l'interno, quel che rende l'uovo cotto a puntino, è la sempre valida lezione del neorealismo: vita vera e gente vera con le facce giuste (perfetta quella di Edoardo Gabriellini). Infine, ed è questo che rende il film un po' speciale, Ovosodo è sincero: lo vedi e ridi, ci ripensi e capisci. Che è come la vita: lo corri in fretta, con allegria. Poi scopri l'amarezza: un peso che dà peso al film.
Autore critica:Massimo Lusardi
Fonte critica:Ciak
Data critica:

1/10/1997

Critica 3:La storia di Piero Mansani è raccontata in prima persona dal personaggio stesso e attraversa le fasi dell’infanzia e adolescenza fino ad arrivare alle scelte che fanno del protagonista un giovane adulto. Il lungo percorso di crescita e formazione di Piero viene narrato attraverso una strategia precisa di interpellazione diretta dello spettatore. Una strategia che trova ulteriore solidità negli sguardi in macchina rivolti dal personaggio in alcuni passaggi specifici del film: all’inizio, quando Piero adolescente innamorato dichiara di voler raccontare la sua storia; più avanti, quando il bambinetto prende coscienza per la prima volta del sesso femminile in occasione delle giornate mondiali della nazionale italiana di calcio nel 1982; quindi nella scena in cui il personaggio intende sottolineare la propria distanza rispetto alla volgarità dei suoi coetanei in materia sessuale.
Decisiva è l’importanza attribuita nel film alla provenienza sociale del protagonista e alla sua condizione economica. Cresciuto in una situazione di sussistenza e di incertezza materiale dovuta all’attività illegale e disordinata del padre, Piero vive una sorta di perenne inadeguatezza nei confronti degli ambienti che frequenta. A partire dal prestigioso liceo cittadino, dove il primo giorno di scuola viene scambiato per l’idraulico a causa del suo look, successivamente Piero si troverà a disagio nell’ambiente di figli di papà romani che gravitano intorno all’amico Tommaso e a sua cugina Lisa. E lo stesso amore di Piero nei confronti della ragazza sarà decisamente ostacolato da una sensazione di inferiorità legata a ragioni economiche. La spregiudicatezza e la libertà sentimentale di Lisa, così come avviene per Tommaso, sono invece un effetto dell’elevato benessere materiale in cui vivono i due giovani.
Il film insiste dunque sulle differenze legate all’appartenenza dei personaggi a gruppi e classi sociali diverse. Ed è proprio attraverso la progressiva presa di coscienza di un’appartenenza di classe che Piero riesce a raggiungere una precisa identità. La stessa che, nel finale del film, gli fa affermare, non senza una punta di malinconia, che alla fine della stagione della formazione il suo destino non può che essere quello di andare a lavorare in fabbrica e di fare un figlio con una ragazza del suo quartiere. Come se l’epoca dei sogni fosse terminata per sempre, ma anche col raggiungimento di un equilibrio interiore e con l’accettazione serena del proprio posto nel mondo.
Ben diverse, naturalmente, saranno le prospettive per Tommaso, che grazie all’attività industriale dei suoi potrà dedicarsi spensieratamente alle attività creative più disparate ed eccitanti. Un po’ alla volta la sua amicizia diventerà sempre più lontana, come quell’America in cui questi se n’è andato a vivere.
Gli approdi raggiunti da Piero si rivelano dunque essere molto lontani da quel futuro da uomo di Lettere che la sua insegnante delle medie aveva auspicato per lui. E così, con la morte della giovane professoressa Fornari, sembra che cominci ad andarsene anche la stagione dei sogni. Ma la scoperta che Susy abita nell’appartamento dell’insegnante attribuisce al ricordo dei suoi insegnamenti un valore insostituibile di orgoglio e di dignità.
Autore critica:Umberto Mosca
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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