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Boiling Point - 3-4x Jugatsu

Regia:Takeshi Kitano
Vietato:14
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede -Columbia Tristar Home Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Takeshi Kitano
Sceneggiatura:Takeshi Kitano
Fotografia:Katsumi Yanagijima
Musiche:
Montaggio:Toshio Taniguchi
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Masahiko Ono (Masaki), Takeshi Kitano (Uehara), Yuriko Ishida (Sayaka), Takahito Iguchi (Takashi Iguchi), Minoru Iizuka (Kazuo), Hitoshi Ozawa (Kanai)
Produzione:Hisao Nabe'shima, Masayuki Mori, Takio Yoshida per Shochiku Films Company
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Giappone
Anno:1990
Durata:

96’

Trama:

Masaki è garzone in una stazione di servizio e gioca senza successo nella squadra di baseball degli Eagle. La sua aggressività repressa esplode quando osa ribellarsi all'aggressione di un malavitoso locale. Con il suo gesto Masaki innesta una pericolosa reazione a catena di vendette e violenza che lo porterà a chiedere aiuto a Uehara, un boss criminale capace di tutto.

Critica 1:Film di gangster... Lo stile è meravigliosamente impassibile anche quando mette in scena violenze inenarrabili.
Autore critica:
Fonte criticaPaolo Mereghetti - Dizionario dei film
Data critica:



Critica 2:Seguendo le tracce di un adolescente un po' ostinato, comunque inadatto alle regole di un gioco di cui nn comprende le finalità, quello del baseball come quello dell'intera società, il film si avvia in una traiettoria che va, come più tardi in Sonatine, da Tokyo ad Okinawa, per tornare nuovamente a Tokyo. In questo senso, Boiling Point è il racconto di un'iniziazione che prede senso a partire dal momento in cui l'adolescente incontra ad Okinawa uno yakuza molto strano, interpretato dallo stesso Kitano. Se nella prima parte il ragazzo è descritto essenzialmente attraverso la sua impenetrabilità e la sua capacità di resistenza all'autorità, si troverà, in un secondo tempo, letteralmente aspirato da una forma nuova di potere che non cessa di eccedere i propri limiti. (...)
Lo yakuza che interpreta, ribelle ad ogni forma di gerarchia, funziona sul sistema di una comunicazione che nn cessa d mettere a rischio i propri fondamenti. Non si tratta più di silenzio e ancora meno di incomunicabilità, nemmeno di non senso, ma di una serie di proposizioni alle quali è rigorosamente impossiblie rispondere, o che, per un salto qualitativo o uno scarto che gli è proprio, suppongono una alternativa della quale si rifiutano i termini stessi che eludono in questo modo ogni forma di scambio. Per esempio (ed è sicuramente la cosa più stupefacente del film), lo yakuza-Kitano ordina al suo luogotenente di fare l'amore con la sua ragazza. Questo si compie sotto gli occhi di Kitano e dell'adolescente, ma l'imprevedibile yakuza interviene nei loro trastulli, scansa la ragazza e si mette a sodomizzare il suo luogotenente. Più tardi, obbligherà lo stesso luogotenente a tagliarsi un dito per punirlo per avere obbedito al suo ordine e per la stessa ragione schiaffeggerà ripetutamente la ragazza. Questa implosione della comunicazione, sorta di double bind permanente spesso crudele, talvolta assurdo, non privo di humor e sempre sorprendente, è nei fatti un invito alla trasgressione e una immersione nel possibile, e dà in questo modo un accesso paradossale e nietzscheano (e senza dubbio anche molto giapponese) all'imperativo dell'al di là del bene e del male. E questa esperienza della trasgressione che trasgredisce la stessa trasgressione, questa apertura al possibile che include la morte come possibile assoluto, questa forma di potere che scalza ogni forma di potere, è profondamente scomoda e destabilizzante, ancora di più quando prende le forme di una buffoneria divorante. Là risiede precisamente l'originalità del contratto che Kitano propone al suo spettatore: una comunicazione che eccede la comunicazione, in qualche maniera, ma che sostituisce l'ebbrezza dell'esperienza interiore a quella del discorso teorico, che propone allo spettatore di provare in modo immanente quello che il cineasta sta producendo sullo schermo al di qua o al di là di ogni forma di morale. Questa ebbrezza nello stesso tempo salutare e pericolosa, o più esattamente salutare perche pericolosa, diviene la forma stessa del cinema di Kitano, passaggio dalla maestria alla sovranità, e si incarna attraverso idee di messa in scena di una stupefacente invenzione come in quella sequenza dove Kitano nasconde una mitraglietta in un mazzo di girasoli, creando così a scoppio ritardato una collisione sbalorditiva. Questo viaggio strabiliante, rigorosamente imprevedibile e spesso molto divertente, al quale ci invita la seconda parte di Boiling Point è in realtà la matrice di tutti gli altri viaggi che modificano superbamente il corso dei film di Kitano, particolarmente Sonatine e Hana-bi, ma anche, in una maniera più astratta, A Scene at the Sea. Questa iniziazione si compie con il suicidio dello yakuza-Kitano, che trova la morte al cuore stesso di questa esperienza dei limiti e che sembra passare il testimone all'adolescente. Tuttavia, dopo un curioso epilogo, nessuna saggezza, nessuno scopo è raggiunto, come se l'apertura al possibile non potesse ontologicamente avere fine, nel doppio senso del termine.
Autore critica:Thierry Jousse
Fonte critica:Trafic n. 25
Data critica:

1998

Critica 3:I primi due film di Takeshi-regista sono thriller tanto violenti quanto insoliti. Persino i titoli si oppongono alla traduzione. (...) Il titolo originale di Boiling Point è 3-4X jugatsu: un punteggio del baseball che può essere interpretato come il punto vincente segnato all'ultimo minuto dalla squadra ospite in chiusura di campionato. (...) Takeshi non ha il ruolo principale, pur concedendosi un prezioso cameo che dà forma a tutta la storia. Il protagonista è Masaki, scheletrico adolescente, pessimo giocatore di baseball che lavora in un distributore di benzina: due volte perdente. Questo singolare Davide sfida il Golia-yakuza della banda mafiosa dopo avere volontariamente rotto il braccio a un arrogante cliente della stazione di servizio. Trovare pistole a Tokyo non è facile, perciò Masaki e compagni finiscono a Okinawa, città 'senza legge', per armarsi di tutto punto. Incappati in uno yakuza di Okinawa (lo stesso Kitano) dai modi selvaggi e decisamente insani, corrono pericoli per causa sua e sono da lui incitati alla sfida che li aspetta al loro ritorno a Tokyo. Il tema costante di Takeshi è proprio il trionfo dell'ostinazione senza speranza, assoluta e tenace, consapevole che il suo protagonista non eroico ha bisogno di una spinta per far partire il gioco. E' il gangster di Okinawa che fa partire Masaki, non fornendogli una generica motivazione, ma spingendolo oltre la soglia del comportamento sano e razionale. Il film potrebbe essere visto come l'analisi di Takeshi delle radici delle sue motivazioni, proprio come del suo attacco alla mentalità piccolo borghese e conformista del Giappone della classe media.
Autore critica:Tony Rayns
Fonte critica: "Cinema Narcissus", Rotterdam
Data critica:

1992

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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