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All the Invisible Children -

Regia:Mehdi Charef; Emir Kusturica; Spike Lee; Katia Lund; Jordan Scott; Ridley Scott; Stefano Veneruso; John Woo
Vietato:No
Video:
DVD:01
Genere:Drammatico
Tipologia:Diritti dei minori, Infanzia di ogni colore, La guerra
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Mehdi Charef, Diego De Silva, Stribor Kusturica, Katia Lund, Jordan Scott, Stefano Veneruso
Sceneggiatura:Mehdi Charef, Diego De Silva, Stribor Kusturica, Katia Lund, Jordan Scott, Stefano Veneruso
Fotografia:Vittorio Storaro, Jim Whitaker
Musiche:Terence Blanchard, Ramin Djawadi, Hai Lin
Montaggio:Barry Alexander Brown, Dayn Williams
Scenografia:Ben Scott, Timmy Yip
Costumi:Donna Berwick
Effetti:Sr "Zeljko Bozic" Za Pruzanje Kaskaderskih Usluga
Interpreti:Maria Grazia Cucinotta (barista), David Thewlis (Jonathan), Kelly MacDonald (moglie di Jonathan), Francisco Anawake (Joao), Vera Fernandez (Bilu), Wenli Jiang (madre di Song Song), Zhao Ziann (Song Song), Ruyi Qi (Cat), Lanette Ware (Monifa)
Produzione:Maria Grazia Cucinotta, Chiara Tilesi, Stefano Veneruso per Mk Film Productions S.R.L.(It.) - Rai Cinemafiction
Distribuzione: 01 Distribution
Origine:Italia
Anno:2005
Durata:

108'

Trama:

Film in sette episodi il cui filo conduttore è l'infanzia rubata, l'esistenza di creature indifese, che soffrono per grandi problemi sociali, ma anche per l'indifferenza degli adulti che camminano guardando troppo in alto e sembrano non vederli e ignorarli...

Critica 1:«Credo che il cinema possa avere ancora una missione culturale e terapeutica, come nei tempi antichi, quando la gente si riuniva per vedere una tragedia e accresceva la conoscenza, imparava a vivere meglio. È questo il cinema che cerco di fare», dice Emir Kusturica e a questo cinema appartiene Blue Gipsy, il suo episodio di All the invisibile children, il film collettivo che è «un sogno realizzato» per Chiara Tilesi, Maria Grazia Cucinotta e Stefano Veneruso, che lo hanno prodotto con Rai Cinema (sarà distribuito a gennaio da 01) e con sostegno della Cooperazione Italiana allo Sviluppo, dell’Unicef e del Programma Alimentare Mondiale dell’Onu, istituzioni alle quali andranno gli incassi. Un film collettivo, affidato a sette autori diversi, ciascuno dei quali ha scelto liberamente una storia legata all’infanzia. Con un valore aggiunto: la canzone Teach Me Again che Elisa interpreta con Tina Turner. Il risultato è un film intenso e commovente, in cui la diversità dei luoghi e delle vicende trova un magico filo comune nella presenza dei bambini, nella forza con cui reagiscono alla condizione marginale, alla crudeltà della società, al dolore della loro infanzia negata.
Il ragazzino gitano di Blue Gipsy nello stesso giorno esce di prigione, commette un piccolo crimine e, inseguito dalla polizia e da un padre brutale, scappa per rientrare in prigione. «La prigione come scelta di libertà è un paradosso, ma c’è anche realismo, tanti bambini che crescono in istituti non sanno più vivere nella società e spesso commettono crimini per tornare dentro, soprattutto prima dell’inverno», dice Kusturica che intanto sta finendo il documentario su Maradona, «il mio mito, Ho cominciato a giocare a calcio per lui, ma non ero abbastanza bravo» e scrive il prossimo film, Promise me, «la storia di un uomo che dal villaggio manda il figlio in città con tre ordini, vendi la mucca, compra un’icona e portami una donna». E non è tutto: «Sto aprendo un cinema nel Montenegro, tre sale sulla costa, e sto organizzando un villaggio. Divento un tycoon, un piccolo Berlusconi. Ma non farò politica, durerei cinque minuti prima di litigare con tutti». I1 suo protagonista è molto vicino al piccolo Ciro, che a Napoli trova la libertà nella fantasia, giocando con la sua ombra. É l’episodio di Stefano Veneruso, a Venezia per la seconda volta, la prima era l’anno del Postino: era qui come nipote di Massimo Troisi. La fantasia e la forza non mancano a Bilu & Joao che nell’episodio di Katia Lund (coregista di City of God) trascinano carretti di rifiuti perle strade di San Paolo, vogliono lavorare per costruire una casa, fragile, fatta di cartoni, ma la loro casa. E se Jonathan, il fotografo dell’episodio firmato da Jordan e Ridley Scott, trova la forza di superare una crisi nel ritorno ai sentimenti di solidarietà e di amicizia vissuti nell’infanzia, per Tanza, un soldato di 12 anni in un paese africano in guerra scelto dal regista algerino Mehdi Charef, la speranza è lontana. Ed è solo un filo per Bianca, l’adolescente di Brooklyn che scopre di essere sieropositiva in Jesus Children of America di Spike Lee. «Bianca scopre anche che i suoi genitori sono drogati. Suo padre è reduce dall’Iraq, è diventato tossico come tanti reduci del Vietnam. Il dolore di Bianca è anche nella crudeltà dei suoi compagni di scuola. L’ho sottolineato, perché i bambini sono crudeli, ce l’hanno nel Dna, talvolta sono come un branco di lupi che fiuta l’agnello e lo sbrana», dice Spike Lee, secondo il quale «il cinema può cambiare il mondo. Non ci siamo liberati di Bush? Continuiamo a lottare con pazienza, aspettiamo che i pianeti si allineino».
Anche per John Woo, autore di Song Song &Little Caf è nuova l’esperienza di lavoro con bambine, ma «malgrado tutto il mio cinema d’azione il mio film preferito resta Ladri di biciclette. Ho scelto di raccontare di una bambina ricca e triste per la separazione dei genitori che con rabbia butta via la sua bambola bionda, e della bambina poverissima che la raccoglie facendone l’unico elemento di gioia della sua vita misera. Può sembrare una favola crudele, ma rispecchia anche la realtà di Pechino, una città che cambia in fretta, crea grandi ricchezze e rende più poveri i poveri. E tanti bambini, soprattutto bambine, vengono abbandonati dai genitori che non possono mantenerli. È un problema di cui il governo si sta occupando, anche con l’aiuto di paesi stranieri, ma non è facile da risolvere. Però devo dire che quello che mi ha colpito, parlando con bambine abbandonate come la mia protagonista, è la loro dignità. Sono sfruttate, costrette a vendere fiori, maltrattate, eppure non accetterebbero mai l’elemosina. Sono rassegnate al destino,eppure non hanno perso la speranza di una vita migliore. Una speranza legittima in una società in continuo progresso».
Autore critica:Maria Pia Fusco
Fonte criticaLa Repubblica
Data critica:

2/9/2005

Critica 2:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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