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Fronte del porto - On the Waterfront

Regia:Elia Kazan
Vietato:No
Video:Columbia Tri Star Home Video, L'Unità Video
DVD:Columbia
Genere:Drammatico
Tipologia:Il lavoro, Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal racconto omonimo di Budd Schulberg
Sceneggiatura:Budd Schulberg
Fotografia:Boris Kaufman
Musiche:Leonard Bernstein
Montaggio:Gene Milford
Scenografia:Richard Day
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Marlon Brando, Karl Malden, Lee J. Cobb, Rod Steiger, Eva Marie Saint
Produzione:Sam Spiegel/Horizon per la Columbia
Distribuzione:Cineteca dell'Aquila - Zari Film
Origine:Usa
Anno:1954
Durata:

108'

Trama:

Gli scaricatori del porto di New York sono vessati da una banda di gangsters che impedisce loro di guadagnare quanto la legge stabilisce frapponendosi fra di essi e i datori di lavoro con un vero e proprio appalto. Chi si ribella a questo sistema non tarda a pagare con la vita il suo coraggio. Uno della banda, pero', Terry Mallory, è meno peggio degli altri e il giorno in cui si trova, senza volerlo, ad essere responsabile della morte di uno scaricatore, reo solo di aver voluto ribellarsi, comincia a provare un certo disagio morale. Glielo aumenta un sacerdote che ha abbracciato la causa degli scaricatori e vorrebbe aiutarli con ogni mezzo. Terry si fa convincere, ma dopo che si è recato di fronte a una commissione di inchieste sociali per rivelare quei soprusi, si trova a dover vincere l'ostilità non solo dei gangsters, ma anche degli scaricatori che, vittime del concetto di omertà, giudicano male il suo gesto. Il sacerdote lo conforta: "Si imponga ai gangsters - gli dice - diventi vero capo della sua gente e allora tutti lo seguiranno e la banda non avrà più modo di esercitare il suo sfruttamento". È quanto accade. Terry fa valere le sue ragioni con i gangsters, ci rimette quasi la vita, ma gli scaricatori, fatti arditi dal suo coraggio, lo seguono, vincono la paura e si liberano dalla banda.

Critica 1:Da un racconto di Budd Schulberg e articoli di Malcolm Johnson. Terry Malloy, scaricatore di porto ed ex pugile, ha per fratello il pezzo grosso di una gang che controlla il sindacato dei portuali di New York. Una faticosa crisi di coscienza lo spinge a testimoniare contro la sua corruzione criminale. Film nero girato per intero a New York, quasi sempre in esterni con forti implicazioni sociali, sottintesi etici, risvolti politici e accensioni melodrammatiche, è il trionfo dell'ambiguità di E. Kazan che, come il suo sceneggiatore Budd Schulberg, aveva molti conti da regolare con i comunisti e li regola, imbrogliando le carte. E anche il trionfo di uno stile di recitazione, quello del Metodo, cioè dell'Actors' Studio. M. Brando memorabile come il bianconero di Boris Kaufman. Sette premi Oscar e un Leone d'argento a Venezia.
Autore critica:
Fonte criticaKataWeb Cinema
Data critica:



Critica 2:On the Waterfront (Fronte del porto), 1954, rappresenta la netta rottura con il fare cinema precedente. Kazan sceglie lo sceneggiatore (Budd Schulberg), forma la troupe, decide di girare quasi tutto in esterni. Diviene il producer di se stesso, cerca personalmente il denaro e la distribuzione. Eppure il film risulta ancora strettamente legato agli strascichi di una polemica che non si spegne. L'impianto insopportabilmente facinoroso della sceneggiatura distrugge le buone qualità di un'opera che avrebbe guadagnato a rispettare le regole del genere “nero” cui in parte, e fortunatamente, ancora appartiene. (…)
Il film nasce proprio come esigenza di dare ragione e di darsi ragione in rapporto a una polemica specifica sorta con Arthur Miller. L'amicizia fra i due era basata su una proficua collaborazione artistica: All My Sons, nel 1947, e Death of a Salesman, nel 1949, avevano ottenuto successo e premi anche grazie alla regia. Ma alla deposizione di Kazán (al Comitato attività antiamericane, n.d.r.) Miller non esita a rispondere con The Crucible (1953), dramma di un uomo - trasparente doppio in positivo dell'ex amico - che rifiuta di sottomettersi alle ragioni della caccia alle streghe, nell'America puritana delle origini. Kazan risponde a sua volta con Fronte del porto, ovvero con un altro apologo, sulla necessità morale della delazione. (…)
Il soggetto per certi versi raggiunge vette di piaggeria. Dice Tailleur: “So che è una tradizione per lo spettatore di Kazan cristallizzare su Fronte del porto tutta la repulsione che spesso si mescola alla sua ammirazione per l'opera. Fronte del porto diventa così l'insopportabile di famiglia, il film cattivo, (...) il capro espiatorio sul quale versare una volta per tutte la propria bile (...). Occorre nonostante tutto notare che diverse cose rimproverate a questo film si trovano anche in altri, anteriori e perfino posteriori” (…). È vero, ma va detto che qui non interessa appurare se Kazan ha la fedina ideologica pulita. Il regista vive la contraddizione e l'equivoco insiti in ogni partito preso o in ogni mozione degli affetti. E ciò vale non soltanto a livello tematico-contenutistico ma anche a livello formale.
È su questo versante che oggi Fronte del porto rivela il suo maggiore interesse: è il primo film in cui Kazan può soddisfare in piena libertà il suo desiderio di far cinema senza diaframmi interposti tra sé e il “reale”. Va sui luoghi dell’azione, gira rubando la luce del giorno, sfrutta le nebbie dell'angiporto. Eppure, ne risulta una totale contraffazione, per effetto di una sofisticatissima “ars retorica”: Fronte del porto è un film che sfugge ai rischi del linguaggio in apparenza affrontandoli tutti e tutti insieme (realismo, genere nero, calligrafismo fotografico, camera a mano per la “soggettiva” di Terry, commento musicale - di Leonard Bernstein - oppressivo ed esplicativo).
Appare dunque sintomatico che al film, sempre attaccato politicamente, si riconosca uno stile di tale coerenza da redimere le sue molte mende. È esattamente il contrario: lo stile è proprio ciò che il film totalmente rifiuta, poiché “stile” è prima di tutto esibizione mentre esso lavora per il camuffamento ideologico, per la censura (autocensura). Il primo film di Kazan cineasta " libero" è anche quello in cui si è massimamente abusato di Kazan: da tutti gli abusi ci si può difendere tranne che da quelli inscenati dal Soggetto stesso.
Autore critica:Alfrerdo Rossi
Fonte critica:Elia Kazan, Il Castoro Cinema
Data critica:

4/1977

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Fronte del porto (Racconto)
Autore libro:Schulberg Budd

A cura di: Redazione Internet
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