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Destino (Il) - Al Massir

Regia:Yussuf Chahin
Vietato:No
Video:No
DVD:
Genere:Allegorico
Tipologia:Migrazioni
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Yussuf Chahin
Sceneggiatura:Yussuf Chahin, Khaled Youssef
Fotografia:Mohsen Nasr
Musiche:Yohia El Mougy
Montaggio:Rashida Abd Al Salam
Scenografia:Hamed Hemdane
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Fayek Azzab, Nour El Cherif, Ahmed Fouad Selim, Mahmoud Hemeida
Produzione:Humbert Balsan, Gabriel Khouri
Distribuzione:Mikado
Origine:Egitto
Anno:1997
Durata:

135'

Trama:

Territorio della Linguadoca, 12º secolo. Un filosofo viene bruciato sul rogo, accusato di eresia. A Cordova, nella Spagna musulmana, nello stesso periodo, il califfo Al Mansour, per soddisfare le richieste dei gruppi di fondamentalisti, ordina che tutti i lavori del filosofo Averroè vengano dati alle fiamme. I discepoli di Averroè, insieme ai suoi familiari, decidono allora di copiare i manoscritti per portarli in salvo fuori dal paese. Il califfo Al Mansour ha due figli: uno si fa convincere e va con i fondamentalisti, l'altro, più tenace, resiste, ritrova infine il fratello e lo schiaffeggia adirato. A corte, Averroè e il califfo hanno forti scontri, e Averroè è tentato di bruciare in proprio i libri scritti. Nasser, il principe ereditario, si sposa con Salma e parte. Il califfo ordina il divieto di insegnamento ad Averroè e si prepara allo scontro con lo sceicco Riad, suo rivale. Con lo sceicco c'è il figlio più piccolo che potrebbe uccidere il padre ma al momento decisivo ritorna in sé e rinsavisce. Una certa tranquillità sembra tornare a corte, e il califfo decide di riabilitare Averroè. I soldati corrono ad avvertirlo prima di partire per la battaglia. Averroè ringrazia e getta l'ultimo suo libro sul rogo. "Il pensiero ha le ali, nessuno può arrestarne il volo".

Critica 1:Di Il destino (vogliamo scommettere?) qualcuno dirà che è un'opera didascalica dove la predica sovrasta lo spettacolo. Al primo che si azzarda a pronunciare un simile giudizio riduttivo bisognerebbe assegnare un viaggio premio in uno di quei borghi dell'Algeria dove di notte arrivano gli integralisti a sgozzare donne e bambini. Perché il grande regista Youssef Chahine, opportunamente onorato due anni fa a Locarno con una personale completa, è un artista che nella sua patria egiziana si batte a rischio di seri guai per rivendicare un Islam dal volto umano contro le sanguinose perversioni dei fanatici. E badate che Il destino non è affatto un film dell'obbligo ovvero da vedere per mettersi a posto la coscienza: con un artista eclettico come Chahine, un ultra settantenne che non ha perso il senso del ritmo e il gusto della sorpresa, c'è perfino da divertirsi. A Cordova nell'anno 1000, sotto il regno del califfo El Mansour, si corre lo stesso rischio che oggi minaccia i Paesi arabi; e cioè il trionfo della setta che impone l'osservanza cieca del Corano, fustiga i costumi e pratica la “Fatwa”, ossia la condanna a morte dell'infedele (quella che pende sul capo dello scrittore Rushdie). In tale contesto il saggio filosofo Averroè, traduttore di Aristotele citato nella Divina Commedia, ribadisce la necessità della cultura (“il sapere è la patria, l'ignoranza è un paese straniero”) e l'importanza del dubbio. Sullo schermo i seguaci del sapiente, convinti che l'integralismo si batte anche cantando e ballando, animano scene che ogni tanto hanno spunti da musical americano in versione mediorientale. Tra amori, tranelli, scontri, vendette e altre situazioni da melò, padroneggiate dalla regia con vitalismo mediterraneo e senza guardar troppo per il sottile, si fa strada la tesi (antimachiavellica avanti lettera) che ogni politica senza morale è condannata allo scacco. Si pensa al Rossellini dei film storici televisivi o a un Carmine Gallone passato armi e bagagli alla sinistra. Averroè è interpretato da un attore simpatico che assomiglia a Pupi Avati e giganteggia soprattutto nel gesto finale di scherno: quando deride i bruciatori di libri (novecento anni prima dei nazisti!) buttando egli stesso ironicamente l'ultimo scritto sul rogo, consapevole però che le sue opere imperiture sono salve in terra egiziana.
Autore critica:Tullio Kezich
Fonte criticaCorriere della Sera
Data critica:

14/3/1998

Critica 2:Non è un polpettone storico, Il destino, il film egiziano di Yussef Chahine (72 anni, 35 film). E non dobbiamo andarlo a vedere solo per metterci a posto la coscienza, o per coccolare la nostra orrida, residuale compassione terzomondista... No. E' un'opera incantevole, nel senso che, nel mondo, di tanto in tanto si fanno incanti, per esempio in Andalusia, a Cordoba, tanti e tanti anni fa... C'era una volta un filosofo molto potente e rispettato, il braccio destro del califfo, che anticiperà nei suoi scritti e nei suoi gesti etici gli enciclopedisti e Robespierre (e forse anche qualcosina in più) e non si lascerà piegare dal suo califfo, El Mansour, simbolo dei potenti arabi di ogni epoca, politicanti orgogliosi, finto-astuti, opportunisti e più o meno tutti asserviti all'Occidente, nemmeno quando vedrà messi al rogo i suoi libri e anche i suoi amici. El Mansour è il capostipite dei padroni arabi che, venendo a patti con le frange religiose fanatiche più criminali, e un po' strumentalizzandole, portano alla rovina ogni progetto di sviluppo arabo economico e culturale autonomo, dal califfato arabo in Spagna, all'Iraq di Saddam, dalla Rau di Nasser alla Tunisia di Bel Alì. Dunque è divertente il film proprio perché c'è tanta carne vera al fuoco. Allora, un film divertente (Chahine ha il culto dell'"entertainment"), duro e di lotta, svolazzante come hippies danzerini e denso come un saggio di Arrighi. Traduciamo meglio: è un'opera che contiene ciò che rende euforica una giornata di vita: si piange, si ride, si danza, si ama, si beve, si discute, a volte si sta in carcere o si rischia il rogo... Il tutto con un certo stile, con quel certo tocco di autenticità, di verità... Molti generi vi sono stipati dentro: musical, romanzo storico alla Dumas, love-story, pamphlet anti-oscurantista alla Rossellini, road movie, telenovela egiziana... Ma di quelle che ai sauditi (i nuovi padroni del cinema egiziano: e vi immaginate che film fanno fare!) verrebbe un colpo a guardare in prime-time e dunque nessuno, tranne la "Misr International Films", la società di Yussef Chahine può produrre, in piena, perfetta, autonomia e indipendenza (e rischiando la galera, e peggio, sempre). C'è proprio tutto in questo film, un "age movie", un film su un "certo momento storico in dissolvenza incrociata su un altro", che cerca di catturare cioè la scultura invisibile e mobile del tempo che passa (proprio come gli hollywoodiani Genio ribelle, Boogie nights e anche Full Monty). Che siano pornografi, teppisti o filosofi, queste anime belle portano avanti, senza paura, rischiando, giocando d'azzardo, complottando contro il potere inossidabile, sperimentando, la conoscenza umana e una maggiore libertà, per tutti. Contro gli integralismi Il destino, inoltre, è doppio evento politico e culturale. Quasi una bomba lanciata contro una delle più pigre e oscurantiste elite culturali europee, quella italiana. Scopriremo attraverso queste immagini ciò che a scuola non mettono ancora bene a fuoco: che le radici del nostro magnifico sviluppo tecnologico, del razionalismo occidentale, dell'illuminismo settecentesco e dello stesso concetto di amore, di innamoramento tra persone eguali, è laggiù, nell'Andalusia islamica dell'anno 1100. E che Dante e i provenzali e Shakespeare e Voltaire e Kate Millet non potrebbero esistere senza Averroè, come i Beatles senza Elvis Presley. Un film che lotta contro gli integralismi d'ogni tipo. Certo. Ma Al Massir di Yussef Chahine è, oltretutto, un film di produzione araba. E non succedeva dal 1963, quando venne diffuso male nelle sale italiane Saladino , sempre di Chahine, forse per sfruttare la moda dell'epoca (i film in costume alla Cottafavi). Certo, Il destino è una biografia, come Kundun. Racconta la vita e le opere del filosofo Averroè e del suo gruppo transnazionale di andalusi del XII secolo (un cenacolo di cristiani, arabi-islamici e ebrei anticonformisti). Ma non è un kolossal agiografico in costume. Yussef Chahine, infatti, è un artista speciale, che sa parlare a tutto il medio Oriente, e oltre. La gente si fida di lui. Il pubblico capisce che quell'autore fa parte di un "general intellect", non della setta dei colti, la cui unica preoccupazione è di non far sedere nessuno nelle salette da tè esclusive del proprio club. Non riempie di immagini dei budget prestabiliti. Perché ci si fida di lui. Perché fa dei film su cose non astratte, ma vissute personalmente. Su cose che gli bruciano nel corpo. Chahine all'epoca del suo penultimo film, L'emigrante, ha subito allucinanti processi per blasfemia e ha ricevuto accuse infamanti da parte delle autorità religiose ortodosse. Alcuni suoi amici sono stati minacciati, la sua attrice preferita, Yusra, è stata picchiata dagli integralisti e l'attore protagonista del suo film precedente, che Chahine adorava, gli è stato scippato lentamente dai radicali islamici, proprio come un ragazzino statunitense cade in balia di una setta rassicurante, tipo Scientologia. Con il cervello lavato, senza volontà che non sia l'accettazione degli ordini, per la Causa...Insomma c'è un piano emozionale "forte", una forza d'"urlo" vera, che esce dallo schermo, che Il destino sa trasmettere. E in Averroè (non a caso interpretato da un attore feticcio di Chahine, Nour el Cherif, il regista di La terra si identifica. E continua, come Nanni Moretti, a parlare, attraverso una autobiografia non narcisista, delle questioni cruciali. L'importanza della responsabilità e della dignità personale da anteporre a dogmi e Potere. Non l'individuo vagante nel solipsismo, né il burattino incorporato, senza volontà, dentro una rassicurante, comunitaria dottrina scacciapensieri... E non è detto che da questo punto di vista l'ovest abbia cose da insegnare all'oriente. Civiltà non è sviluppo.
Autore critica:Roberto Silvestri
Fonte critica:il Manifesto
Data critica:

12/3/1998

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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